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9 maggio 2013

Alt al Bullismo. Prevenire e contrastare il bullismo e il bullo secondo il Dott. Algeri

La delinquenza giovanile delle baby gang
Stop al Bullismo

Stop al Bullismo

Per capire meglio il fenomeno del bullismo e dare delle risposte quanto più chiare e utili a chi è vittima di bullismo, e non da meno a chi da bullo è anch’esso parte e vittima della violenza, abbiamo sentito il Dott. Algeri. Psicologo e Psicoterapeuta Strategico Breve.

Il nostro professionista, ci darà tutte le risposte a partire da cos’è il bullismo, da come si manifesta e dagli ambienti in cui si manifesta, fino a come combatterlo e fermarlo, fermare non solo il bullo ma anche il bullismo e la violenza che si scatena nel soggetto.

Cos’è il bullismo?

Il bullismo rappresenta una forma di disagio relazionale, caratterizzato da un’oppressione, psicologica o fisica attuata da persone percepite come “forti” nei confronti di persone percepite come “più deboli”. Per essere definito tale è necessario che gli atteggiamenti  aggressivi perdurino per un periodo prolungato di tempo.

Talvolta, oltre a manifestarsi attraverso una violenza prettamente fisica, il bullismo può agire in maniera subdola, facendo leva sulla parte psicologica della vittima e, proprio per tale motivo, spesso risulta difficile da individuare, sia per i genitori che per gli insegnanti, e dall’altro per la vittima è difficilissimo poter dimostrare ciò che sta subendo.

Chi è la vittima di bullismo

La “vittima” ovvero colui che subisce le prepotenze, di solito è una persona più debole, rispetto alla media dei coetanei e possiede una personalità più sensibile, fragile, ansiosa ed insicura. Solitamente, la vittima, può presentare, come caratteristiche proprie, insicurezza, bassa autostima  e la tendenza a ricercare la protezione degli adulti in quanto non si sente capace di difendersi da sola. Alcune vittime, ancora, tendono a reagire di fronte alle provocazioni del bullo, innescando, un’escalation di violenza e aggressività.

Subire atti di bullismo: quali conseguenze provoca?

I comportamenti di bullismo generano spesso nella vittima bassa autostima, sensazioni di inadeguatezza, vergogna e frustrazione per non essere in grado di saper gestire e superare la situazione,, rabbia verso se stessi, umore depresso e fobia scolare.

Ancora possono insorgere disturbi psicosomatici come mal di testa, mal di pancia, enuresi, disturbi del sonno, ansia e spossatezza, difficoltà di concentrazione.

Spesso la vittima, per paura di subire gli atti di bullismo, potrebbe arrivare anche a perdere giorni di scuola, cambiare scuola, università, con conseguenze negative sul suo rendimento scolastico.

Le vittime, inoltre, per paura di subire maggiori violenze, tendono a parlarne raramente, si chiudono in se stesse e sminuiscono la loro sofferenza.

Quali sono a suo avviso le motivazione psicologiche che spingono alcuni ragazzi ad assumere atteggiamenti “da bullo”?

Spesso dietro l’atteggiamento dei bulli si nascondono, oltre ad un temperamento caratterizzato da aggressività, sentimenti ostili e incapacità a gestire le emozioni negative, che possono scaturire da modelli familiari troppo permissivi o poco autorevoli (es. genitori che non mettono limiti o che non intervengono in modo efficace, quando il figlio si comporta male), violenti (es. violenze assistite o subite in famiglia, genitore che incitano il figlio a non farsi mettere sottomettere) o ancora dall’emulazione del gruppo di pari.

L’intento del “bullo”, oltre a far emergere la propria superiorità all’interno del gruppo classe è spesso anche quello di ridicolizzare, umiliare e distruggere l’immagine, interiore ed esteriore della vittima, incidendo enormemente sull’autostima e sulle sue capacità relazionali.

Quali sono le misure che si possono adottare per far fronte a tale fenomeno?

Gli studi condotti sul bullismo hanno fatto emergere come le punizioni, non sortiscano effetti positivi, piuttosto sembrerebbero più efficaci interventi finalizzati ad assegnare, ai ragazzi bulli, dei ruoli di responsabilità, che li facciano sentire importanti, ma in modo sano. Un esempio concreto consiste nel trasformandoli in tutor della classe, convertendo così la loro violenza in controllo di quella degli altri.

O ancora, sempre nella stessa ottica, può essere utile individuare all’interno della scuola un gruppo di ragazzi più forti del bullo, che abbiano il compito di tutelare i compagni, da comportamenti dei bulli, ovviamente senza utilizzare la violenza. Parallelamente, è fondamentale creare spazi di ascolto e supporto per le vittime, dando loro la possibilità di sentirsi al sicuro e fornendogli strategie per affrontare e superare la situazione.

Infine, molto efficaci, sono tutti quegli  interventi volti ad “educare alla relazione” che consentono di trasmettere ai ragazzi concetti importanti come quelli di empatia, leadership autorevole, l’espressione delle proprie emozioni; un intervento, quindi che possa insegnare, sia alle “vittime” che ai “carnefici”, a comunicare in modo diverso.

A cura di Lucia Celenta

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