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15 settembre 2013

La delinquenza giovanile delle baby gang: evoluzione negativa del bullismo

La delinquenza giovanile delle baby gang
La delinquenza giovanile delle baby gang

La delinquenza giovanile delle baby gang

La delinquenza giovanile ed il fenomeno della baby gang: cause, prevenzione e come difendersi.

Baby gang, boom in Italia: evoluzione negativa del bullismo. Nel 2012-2013 ben il 68.2% dei reati compiuti da minori è stato commesso insieme ad altri.

Un deterioramento etico testimoniato in Italia dal progressivo dilagare della delinquenza minorile, giunta ormai a soglie di giustificato allarme sociale.

Come emerso dall’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia italiana (datato Maggio 2012).

Un preoccupante incremento di crimini violenti commessi da minori organizzati in baby gang.

Giovanissimi che emulano le organizzazioni criminali “adulte”, scimmiottandone la struttura gerarchica, i codici di condotta, il lessico, il vestiario e, soprattutto, le tecniche vessatorie.

Secondo i dati diffusi dal Dipartimento della Giustizia Minorile, tra il 2012 e il 2013 ben il 68% dei reati compiuti da minori è stato commesso insieme ad altri.

  • I reati più frequenti delle Baby Gang
  • Il furto: es. fermare ragazzi che girano in scooter e sottrarre loro il cellulare o l’iPod o gli occhiali griffati o altri oggetti alla moda come giacche o scarpe, minacciandoli con un coltellino;
  • Atti vandalici, spaccio di sostanze alteranti, rapine e aggressioni;
  • Reati contro l’ordine pubblico.

La delinquenza giovanile delle baby gang: cause e prevenzione, ecco chi sono i bulli

Hanno tra i 7 e i 14 anni e alle spalle condizioni familiari e socio-educative critiche, ma capita spesso che la devianza minorile di gruppo si manifesta in contesti di estrazione sociale media o alta.

Si tratta di adolescenti incensurati, studenti, figli di famiglie normali, ammalati di benessere e di monotonia che scelgono il sostegno del ‘gruppo’ per aumentare il proprio status,  il prestigio e solo in ultimo i propri vantaggi economici. Questo l’identikit “tipo” dei baby gang all’italiana, che espandono il raggio d’azione dai compagni di scuola alle strade, prendendo di mira, oltre ai coetanei, anche adulti, anziani, disabili, tutti soggetti percepiti come vulnerabili. Non agiscono da soli, ma in gruppo: nelle baby gang appunto.

Baby Gang, fenomeno ancora poco conosciuto, dato in progressivo aumento tra i nostri ragazzi, che trova il suo humus ideale nel microcosmo della scuola, affermandosi come evoluzione negativa del bullismo tradizionale soprattutto nelle media inferiore, alle superiori e, da qualche tempo,anche nelle elementari dove hanno luogo le prime amicizie, i primi processi di inserimento all’interno del gruppo dei coetanei nonché le prime relazioni con gli adulti-insegnanti. Ma cosa si cela dietro il fenomeno baby gang italiani? Comprendere le motivazioni ci richiama inevitabilmente al concetto di devianza sociale, ossia a quell’insieme di comportamenti “anticonformisti” che il gruppo oppone alla società, violandone le norme e subendone le sanzioni.

La delinquenza giovanile e le devianze:  tre contesti “patogeni

La devianza di gruppo della baby gang chiama in causa tre contesti “patogeni” fondamentali in cui è possibile rintracciare i prodromi della condotta antisociale

  • Famiglia,
  • Gruppo dei pari e amici
  • Scuola.
  • Baby Gang e famiglia

Sono disfunzioni e carenze familiari a creare nel minore la propensione a sviluppare vissuti devianti. Ad accomunare questi minori situazioni di separazioni di fatto o di conflittualità genitoriale con incapacità da parte della famiglia di comprendere e contenere i figli. Si tratta soprattutto di minori che presentano gravi incapacità di dar senso alle proprie scelte di vita. Aspetti come il rifiuto affettivo o la trascuratezza da parte dei genitori, le privazioni emozionali precoci, la mancanza di affetto, la percezione e consapevolezza del minore di essere poco considerato possono generare atteggiamenti di aggressività, antisocialità e disadattamento.

Di contro, condotte simili sono indotte anche dalla situazione opposta: eccesso di affetto e superprotezione da parte dei genitori comportano per il ragazzo una grave forma di immaturità globale, con tipici complessi di inferiorità e rinuncia a qualsiasi responsabilizzazione o rotture violente con comportamenti aggressivi.

Gli stili educativi hanno, dunque, la loro. Se non trovano applicazione costante e coerente, sono la modalità di trasmissione di un disagio che è della famiglia non del ragazzo  (crisi matrimoniali, assenza di dialogo tra coniugi, divorzi, tradimenti, ecc). Il rapporto minore e famiglia finisce sotto accusa.

Le distanze generazionali si accorciano fino a sparire. Piccoli già grandi, con la faccia pulita e i modi da galeotti navigati, i baby gang trovano nel rifiuto del nido-famiglia un modo tutto loro per avere la libertà dell’adulto e l’irresponsabilità del bambino inventandosi la dimensione “comunitaria” a loro più congeniale: la gang. La baby gang diviene così più importante della famiglia di appartenenza, assolvendo a tutti i bisogni di un’età turbolenta: identità, riconoscimento, appartenenza, eccitazione e protezione sono garantiti. Chiusi al mondo, l’altro diventa nemico, si disumanizza, oggettualizza.

La delinquenza giovanile e l’apparenza al gruppo

Altro aspetto cruciale per la nascita di baby gang nello sviluppo di atteggiamenti devianti è l’appartenenza al gruppo dei pari. In ballo c’è l’oggetto di identificazione personale, nonché quella che gli specialisti chiamano inclusione/accettazione sociale. Nella baby gang, il gruppo è punto di riferimento alternativo ai genitori.

L’adulto è un nemico da evitare e rinnegare; all’interno del branco vengono stabiliti norme e ruoli che il ragazzo sceglierà di fare suoi e in difesa di questi attuerà anche comportamenti socialmente incompatibili. Centrale è il meccanismo della ribellione, inteso come rifiuto tanto degli obiettivi di vita socialmente validi quanto dei mezzi volti al raggiungimento degli stessi, considerati privi di legittimità e, quindi, arbitrari.

Vengono così istituiti nuovi obiettivi e un progetto conseguente che impieghi mezzi diversi. La gang si differenzia da altri tipi di gruppi giovanili per alcune caratteristiche:

    1. E’ guidata da un leader
    2. Ha una ben definita gerarchia interna
    3. Controlla un territorio (il quartiere, la classe, ecc)
    4.  E’ stabile nel tempo

Nella baby gang l’appartenenza al gruppo è particolarmente sentita al punto da richiedere spesso autentiche dimostrazioni di fedeltà, determinando quei fenomeni di conformismo e di contagio che caratterizzano i gruppi adolescenziali. Atteggiamento correlato anche ad una maggiore possibilità ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali criminalità e abuso da alcool o da sostanze.

Si stabilisce tra i membri una forte coesione interna che permette e facilita il passaggio dall’infanzia all’età adulta, dalla famiglia alla società. Il gruppo dei pari assume grande rilevanza proprio in concomitanza con i primi tentativi di emancipazione del ragazzo: il tentativo di superamento della dipendenza dagli adulti discende infatti dall’instaurarsi di nuovi legami, di una nuova ritualità e di nuove regole condivise.

La partecipazione al gruppo diminuisce le inibizioni sociali e determina il ben noto effetto di “diluizione” delle responsabilità, in virtù del quale i singoli membri sperimentano dei sensi di colpa ridotti per gli atti compiuti.  La gang fonda un proprio linguaggio e propri valori orientando atteggiamenti e comportamenti del singolo.

Questo comportamento è da tenere in alta considerazione soprattutto nel caso di quei minori/adolescenti particolarmente aggressivi, in quanto si assocerà ad altri coetanei violenti; questo comportamento, soprattutto all’interno della scuola, ha spesso come deriva naturale il bullismo, ma protratto nel tempo, può originare vere e proprie bande/associazioni a delinquere.

Restano le Baby Gang a Scuola. Fenomeno anche questo preoccupante. Ed è qui che l’esperienza scolastica assurge a momento nodale per la costruzione dell’identità personale e sociale del minore/adolescente. Le problematiche scolastiche, come gli insuccessi, l’assenteismo, la scarsa motivazione allo studio, brutti voti, bocciature, ma anche incapacità comunicativo-relazionali degli insegnanti e metodi di insegnamento poco flessibili, percepibili, quindi, come ostili (perché confermano nel bullo lo stereotipo dell’adulto-nemico) possono predisporre il ragazzo a comportamenti estremi e socialmente indesiderabili.

La delinquenza giovanile: aspetti da tenere in considerazione a scuola
  • l’insegnante, con le sue modalità di rapportarsi, può favorire od ostacolare l’apertura di questi agli altri e al mondo degli adulti, e l’accettazione o meno da parte sua dei valori in esso rappresentati;
  • il tipo di cultura trasmessa, in relazione alla sua capacità di sviluppare senso critico e iniziativa;
  • la struttura della classe può favorire od ostacolare l’apertura all’altro, permette o no di realizzare anche esperienze extra-scolastiche non dirette dall’adulto nelle quali minori ed adolescenti sperimentano se stessi.
  • Da non trascurare, infine, la matrice sociale all’interno della quale si declina l’aggressività della baby gang. Ciò che agevola molti atti devianti è l’ambiente omertoso in cui i compagni di classe non si accorgono di nulla o preferiscono fingere di non vedere per non incorrere in pericolose ritorsioni.

Il primo passo è imparare a riconoscere gli indizi rivelatori di una predisposizione alla devianza di gruppo e delle baby gang. Non è semplice individuare nel minore/adolescente segnali che funzionino da campanello d’allarme. Esistono, tuttavia,  stati preparatori che l’adulto farebbe bene a considerare con attenzione in quanto indicatori di devianza nascente: comportamenti ostili e aggressività manifesta, consumo di alcol e droga, ritardi ed ore piccole, brusche rivoluzioni nel vestiario, riottosità o silenzio circa le abituali frequentazioni extrafamiliari, possesso di oggetti costosi e disponibilità improvvise di denaro non giustificabili come paghette o doni, indolenza rispetto alle attività quotidiane e modalità di socializzazione anomale, mitizzazione di personaggi socialmente o storicamente negativi (criminali, organizzazioni a delinquere, ecc), condotte a rischio (azioni spericolate in cui il giovane “sfida” da vicino la morte), abbassamento del rendimento scolastico e della motivazione allo studio, serialità degli atti vessatori nei confronti dei coetanei.

Occorre pensare cioè misure correttive (rieducative nel caso dei condannati) più ortodosse, che responsabilizzino gli adulti, la comunità e la scuola nel senso di una maggior e più costante presenza ed orientamento nella vita dei ragazzi.

La delinquenza giovanile e la prevenzione 

Anzitutto attraverso la medicina della prevenzione, incentivando nel giovane a rischio quella capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare la propria vita restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.

La cura prevenzione della devianza di gruppo passa soprattutto per la capacità di chi educa di stimolare nei ragazzi una socialità costruttiva. Frequentare l’altro, con stimoli e obiettivi piacevoli, positivi ed interessanti. Non va dimenticato che anche le tanto vituperate sanzioni rappresentano uno snodo importante nella crescita, perché responsabilizzano, fanno riflettere, danno l’opportunità di comprendere e riparare alle ingiustizie procurate. Va insegnato che la sanzione è una possibilità di consapevolezza, che ci mette in discussione,  motivandoci a reagire positivamente senza soccombere all’egoismo.

La famiglia innanzitutto deve ritrovare il suo primato di bussola educativa. I genitori devono ricordarsi che il loro è un mestiere che va imparato e sperimentato sul campo. Un tempo nella famiglia patriarcale ognuno aveva un ruolo che realizzava quasi istintivamente; oggi questo non esiste più. Nella famiglia nucleare e monoparentale, il genitore deve rivedere il suo mandato. Imparare a creare un rapporto qualitativamente significativo: risparmiandosi un po’ nel lavoro perché i figli ne guadagnino in educazione, rispondendo alle loro domande, dividendo con loro il  gioco, lavorando sull’empatia per infondere in essi la sicurezza di essere amati, non solo accuditi. In poche parole ribadire la propria guida e ridurre al massimo i conflitti, meglio se di intesa con la scuola, anch’essa chiamata ad assolvere al suo mandato sociale realizzando quel giusto mix tra le esigenze dell’istruzione e quelle della legalità.

La delinquenza giovanile e le istituzioni scolastiche

Quest’ultime devono abbandonare l’insegnamento inteso come pura omologazione a norme di comportamento ed attivare politiche educative meno impositive ed autorevoli che sappiano r-accogliere il disagio morale di minori ed adolescenti, la loro solitudine esistenziale. Educare alla critica, al rispetto per l’altro, sviluppare percorsi di socializzazione ed occasioni di integrazione più frequenti e appaganti, che motivino in positivo il ragazzo verso obiettivi di vita soddisfacenti. L’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) da anni incoraggia l’insegnamento delle “life skills education”, ovvero quelle abilità/competenze che aiutano ad affrontare in modo positivo le sfide della vita quotidiana. Le life skills – capacità di prendere decisioni; capacità di risolvere i problemi; creatività; senso critico; comunicazione efficace; competenze nelle relazioni interpersonali; autocoscienza; empatia; gestione delle emozioni – sono fattori essenziali per il benessere dell’individuo in formazione poiché facilitano un buon rapporto con se stessi e sane relazioni interpersonali. In questo senso sono anche importanti fattori di protezione. In fondo tutto quello che si chiede alla scuola è di scendere dalla cattedra e prendere per mano quella fragilità evolutiva che altro non è che voglia di crescere.

In collaborazione con Matteo Napoli

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