La delinquenza giovanile delle baby gang: evoluzione negativa del bullismo

Redazione Controcampus 15 Settembre 2013

La delinquenza giovanile ed il fenomeno della baby gang: cause, prevenzione e come difendersi.

Baby gang, boom in Italia: evoluzione negativa del bullismo. Nel 2012-2013 ben il 68.2% dei reati compiuti da minori è stato commesso insieme ad altri.

Un deterioramento etico testimoniato in Italia dal progressivo dilagare della delinquenza minorile, giunta ormai a soglie di giustificato allarme sociale.

Come emerso dall’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia italiana (datato Maggio 2012).

Un preoccupante incremento di crimini violenti commessi da minori organizzati in baby gang.

Giovanissimi che emulano le organizzazioni criminali “adulte”, scimmiottandone la struttura gerarchica, i codici di condotta, il lessico, il vestiario e, soprattutto, le tecniche vessatorie.

Secondo i dati diffusi dal Dipartimento della Giustizia Minorile, tra il 2012 e il 2013 ben il 68% dei reati compiuti da minori è stato commesso insieme ad altri.

  • I reati più frequenti delle Baby Gang
  • Il furto: es. fermare ragazzi che girano in scooter e sottrarre loro il cellulare o l’iPod o gli occhiali griffati o altri oggetti alla moda come giacche o scarpe, minacciandoli con un coltellino;
  • Atti vandalici, spaccio di sostanze alteranti, rapine e aggressioni;
  • Reati contro l’ordine pubblico.

La delinquenza giovanile delle baby gang: cause e prevenzione, ecco chi sono i bulli

Hanno tra i 7 e i 14 anni e alle spalle condizioni familiari e socio-educative critiche, ma capita spesso che la devianza minorile di gruppo si manifesta in contesti di estrazione sociale media o alta.

Si tratta di adolescenti incensurati, studenti, figli di famiglie normali, ammalati di benessere e di monotonia che scelgono il sostegno del ‘gruppo’ per aumentare il proprio status,  il prestigio e solo in ultimo i propri vantaggi economici. Questo l’identikit “tipo” dei baby gang all’italiana, che espandono il raggio d’azione dai compagni di scuola alle strade, prendendo di mira, oltre ai coetanei, anche adulti, anziani, disabili, tutti soggetti percepiti come vulnerabili. Non agiscono da soli, ma in gruppo: nelle baby gang appunto.

Baby Gang, fenomeno ancora poco conosciuto, dato in progressivo aumento tra i nostri ragazzi, che trova il suo humus ideale nel microcosmo della scuola, affermandosi come evoluzione negativa del bullismo tradizionale soprattutto nelle media inferiore, alle superiori e, da qualche tempo,anche nelle elementari dove hanno luogo le prime amicizie, i primi processi di inserimento all’interno del gruppo dei coetanei nonché le prime relazioni con gli adulti-insegnanti. Ma cosa si cela dietro il fenomeno baby gang italiani? Comprendere le motivazioni ci richiama inevitabilmente al concetto di devianza sociale, ossia a quell’insieme di comportamenti “anticonformisti” che il gruppo oppone alla società, violandone le norme e subendone le sanzioni.

La delinquenza giovanile e le devianze:  tre contesti “patogeni

La devianza di gruppo della baby gang chiama in causa tre contesti “patogeni” fondamentali in cui è possibile rintracciare i prodromi della condotta antisociale

  • Famiglia,
  • Gruppo dei pari e amici
  • Scuola.
  • Baby Gang e famiglia

Sono disfunzioni e carenze familiari a creare nel minore la propensione a sviluppare vissuti devianti. Ad accomunare questi minori situazioni di separazioni di fatto o di conflittualità genitoriale con incapacità da parte della famiglia di comprendere e contenere i figli. Si tratta soprattutto di minori che presentano gravi incapacità di dar senso alle proprie scelte di vita. Aspetti come il rifiuto affettivo o la trascuratezza da parte dei genitori, le privazioni emozionali precoci, la mancanza di affetto, la percezione e consapevolezza del minore di essere poco considerato possono generare atteggiamenti di aggressività, antisocialità e disadattamento.

Di contro, condotte simili sono indotte anche dalla situazione opposta: eccesso di affetto e superprotezione da parte dei genitori comportano per il ragazzo una grave forma di immaturità globale, con tipici complessi di inferiorità e rinuncia a qualsiasi responsabilizzazione o rotture violente con comportamenti aggressivi.

Gli stili educativi hanno, dunque, la loro. Se non trovano applicazione costante e coerente, sono la modalità di trasmissione di un disagio che è della famiglia non del ragazzo  (crisi matrimoniali, assenza di dialogo tra coniugi, divorzi, tradimenti, ecc). Il rapporto minore e famiglia finisce sotto accusa.

Le distanze generazionali si accorciano fino a sparire. Piccoli già grandi, con la faccia pulita e i modi da galeotti navigati, i baby gang trovano nel rifiuto del nido-famiglia un modo tutto loro per avere la libertà dell’adulto e l’irresponsabilità del bambino inventandosi la dimensione “comunitaria” a loro più congeniale: la gang. La baby gang diviene così più importante della famiglia di appartenenza, assolvendo a tutti i bisogni di un’età turbolenta: identità, riconoscimento, appartenenza, eccitazione e protezione sono garantiti. Chiusi al mondo, l’altro diventa nemico, si disumanizza, oggettualizza.

La delinquenza giovanile e l’apparenza al gruppo

Altro aspetto cruciale per la nascita di baby gang nello sviluppo di atteggiamenti devianti è l’appartenenza al gruppo dei pari. In ballo c’è l’oggetto di identificazione personale, nonché quella che gli specialisti chiamano inclusione/accettazione sociale. Nella baby gang, il gruppo è punto di riferimento alternativo ai genitori.

L’adulto è un nemico da evitare e rinnegare; all’interno del branco vengono stabiliti norme e ruoli che il ragazzo sceglierà di fare suoi e in difesa di questi attuerà anche comportamenti socialmente incompatibili. Centrale è il meccanismo della ribellione, inteso come rifiuto tanto degli obiettivi di vita socialmente validi quanto dei mezzi volti al raggiungimento degli stessi, considerati privi di legittimità e, quindi, arbitrari.

Vengono così istituiti nuovi obiettivi e un progetto conseguente che impieghi mezzi diversi. La gang si differenzia da altri tipi di gruppi giovanili per alcune caratteristiche:

    1. E’ guidata da un leader
    2. Ha una ben definita gerarchia interna
    3. Controlla un territorio (il quartiere, la classe, ecc)
    4.  E’ stabile nel tempo

Nella baby gang l’appartenenza al gruppo è particolarmente sentita al punto da richiedere spesso autentiche dimostrazioni di fedeltà, determinando quei fenomeni di conformismo e di contagio che caratterizzano i gruppi adolescenziali. Atteggiamento correlato anche ad una maggiore possibilità ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali criminalità e abuso da alcool o da sostanze.

Si stabilisce tra i membri una forte coesione interna che permette e facilita il passaggio dall’infanzia all’età adulta, dalla famiglia alla società. Il gruppo dei pari assume grande rilevanza proprio in concomitanza con i primi tentativi di emancipazione del ragazzo: il tentativo di superamento della dipendenza dagli adulti discende infatti dall’instaurarsi di nuovi legami, di una nuova ritualità e di nuove regole condivise.

La partecipazione al gruppo diminuisce le inibizioni sociali e determina il ben noto effetto di “diluizione” delle responsabilità, in virtù del quale i singoli membri sperimentano dei sensi di colpa ridotti per gli atti compiuti.  La gang fonda un proprio linguaggio e propri valori orientando atteggiamenti e comportamenti del singolo.

Questo comportamento è da tenere in alta considerazione soprattutto nel caso di quei minori/adolescenti particolarmente aggressivi, in quanto si assocerà ad altri coetanei violenti; questo comportamento, soprattutto all’interno della scuola, ha spesso come deriva naturale il bullismo, ma protratto nel tempo, può originare vere e proprie bande/associazioni a delinquere.

Restano le Baby Gang a Scuola. Fenomeno anche questo preoccupante. Ed è qui che l’esperienza scolastica assurge a momento nodale per la costruzione dell’identità personale e sociale del minore/adolescente. Le problematiche scolastiche, come gli insuccessi, l’assenteismo, la scarsa motivazione allo studio, brutti voti, bocciature, ma anche incapacità comunicativo-relazionali degli insegnanti e metodi di insegnamento poco flessibili, percepibili, quindi, come ostili (perché confermano nel bullo lo stereotipo dell’adulto-nemico) possono predisporre il ragazzo a comportamenti estremi e socialmente indesiderabili.

La delinquenza giovanile: aspetti da tenere in considerazione a scuola
  • l’insegnante, con le sue modalità di rapportarsi, può favorire od ostacolare l’apertura di questi agli altri e al mondo degli adulti, e l’accettazione o meno da parte sua dei valori in esso rappresentati;
  • il tipo di cultura trasmessa, in relazione alla sua capacità di sviluppare senso critico e iniziativa;
  • la struttura della classe può favorire od ostacolare l’apertura all’altro, permette o no di realizzare anche esperienze extra-scolastiche non dirette dall’adulto nelle quali minori ed adolescenti sperimentano se stessi.
  • Da non trascurare, infine, la matrice sociale all’interno della quale si declina l’aggressività della baby gang. Ciò che agevola molti atti devianti è l’ambiente omertoso in cui i compagni di classe non si accorgono di nulla o preferiscono fingere di non vedere per non incorrere in pericolose ritorsioni.

Il primo passo è imparare a riconoscere gli indizi rivelatori di una predisposizione alla devianza di gruppo e delle baby gang. Non è semplice individuare nel minore/adolescente segnali che funzionino da campanello d’allarme. Esistono, tuttavia,  stati preparatori che l’adulto farebbe bene a considerare con attenzione in quanto indicatori di devianza nascente: comportamenti ostili e aggressività manifesta, consumo di alcol e droga, ritardi ed ore piccole, brusche rivoluzioni nel vestiario, riottosità o silenzio circa le abituali frequentazioni extrafamiliari, possesso di oggetti costosi e disponibilità improvvise di denaro non giustificabili come paghette o doni, indolenza rispetto alle attività quotidiane e modalità di socializzazione anomale, mitizzazione di personaggi socialmente o storicamente negativi (criminali, organizzazioni a delinquere, ecc), condotte a rischio (azioni spericolate in cui il giovane “sfida” da vicino la morte), abbassamento del rendimento scolastico e della motivazione allo studio, serialità degli atti vessatori nei confronti dei coetanei.

Occorre pensare cioè misure correttive (rieducative nel caso dei condannati) più ortodosse, che responsabilizzino gli adulti, la comunità e la scuola nel senso di una maggior e più costante presenza ed orientamento nella vita dei ragazzi.

La delinquenza giovanile e la prevenzione 

Anzitutto attraverso la medicina della prevenzione, incentivando nel giovane a rischio quella capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare la propria vita restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.

La cura prevenzione della devianza di gruppo passa soprattutto per la capacità di chi educa di stimolare nei ragazzi una socialità costruttiva. Frequentare l’altro, con stimoli e obiettivi piacevoli, positivi ed interessanti. Non va dimenticato che anche le tanto vituperate sanzioni rappresentano uno snodo importante nella crescita, perché responsabilizzano, fanno riflettere, danno l’opportunità di comprendere e riparare alle ingiustizie procurate. Va insegnato che la sanzione è una possibilità di consapevolezza, che ci mette in discussione,  motivandoci a reagire positivamente senza soccombere all’egoismo.

La famiglia innanzitutto deve ritrovare il suo primato di bussola educativa. I genitori devono ricordarsi che il loro è un mestiere che va imparato e sperimentato sul campo. Un tempo nella famiglia patriarcale ognuno aveva un ruolo che realizzava quasi istintivamente; oggi questo non esiste più. Nella famiglia nucleare e monoparentale, il genitore deve rivedere il suo mandato. Imparare a creare un rapporto qualitativamente significativo: risparmiandosi un po’ nel lavoro perché i figli ne guadagnino in educazione, rispondendo alle loro domande, dividendo con loro il  gioco, lavorando sull’empatia per infondere in essi la sicurezza di essere amati, non solo accuditi. In poche parole ribadire la propria guida e ridurre al massimo i conflitti, meglio se di intesa con la scuola, anch’essa chiamata ad assolvere al suo mandato sociale realizzando quel giusto mix tra le esigenze dell’istruzione e quelle della legalità.

La delinquenza giovanile e le istituzioni scolastiche

Quest’ultime devono abbandonare l’insegnamento inteso come pura omologazione a norme di comportamento ed attivare politiche educative meno impositive ed autorevoli che sappiano r-accogliere il disagio morale di minori ed adolescenti, la loro solitudine esistenziale. Educare alla critica, al rispetto per l’altro, sviluppare percorsi di socializzazione ed occasioni di integrazione più frequenti e appaganti, che motivino in positivo il ragazzo verso obiettivi di vita soddisfacenti. L’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) da anni incoraggia l’insegnamento delle “life skills education”, ovvero quelle abilità/competenze che aiutano ad affrontare in modo positivo le sfide della vita quotidiana. Le life skills – capacità di prendere decisioni; capacità di risolvere i problemi; creatività; senso critico; comunicazione efficace; competenze nelle relazioni interpersonali; autocoscienza; empatia; gestione delle emozioni – sono fattori essenziali per il benessere dell’individuo in formazione poiché facilitano un buon rapporto con se stessi e sane relazioni interpersonali. In questo senso sono anche importanti fattori di protezione. In fondo tutto quello che si chiede alla scuola è di scendere dalla cattedra e prendere per mano quella fragilità evolutiva che altro non è che voglia di crescere.

In collaborazione con Matteo Napoli

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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto