• Google+
  • Commenta
9 maggio 2013

Bullismo: Violenza a Scuola e all’Università. Vittima di bullismo e bullo. Esperienze a confronto

Bullismo a scuola

Il fenomeno del bullismo dalla scuola all’Università: cos’è e come nasce il bullismo, chi è il bullo e come difendersi, esperienze a confronto

Bullismo a Scuola

Bullismo a Scuola

Sei vittima di violenza o di bullismo e vuoi raccontare la tua esperienza alla redazione? Contattaci anche tramite la pagina Facebook!

Quando leggi parole, come quelle di Michele : “… avevo una buona media all’università, avevo buoni rapporti con la maggior parte delle persone finché qualcuno vuoi per invidia, per propri interessi personali, per credo politico ecc ha pensato di eliminare quel bastardo capitalista”, ti rendi conto di quanto una società economicamente, tecnologicamente, tanto avanzata come quella in cui viviamo, sia in realtà, inesorabilmente arretrata  da altri punti di vista.

Un ragazzo che non avrebbe voluto nient’altro che studiare e fare i propri esami, non ha potuto farlo con serenità, e perché?

Perché non solo esistono i bulli ed il bullismo, nelle scuole elementari, alle medie, alle superiori e finanche all’Università, ma purtroppo esistono soprattutto le vittime di bullismo.

Il continuo scherno, un nomignolo sgradevole, l’abuso di forza fisica usata, l’umiliazione, lo scherno.

Il bullismo è un atteggiamento subdolo, malizioso, è una prevaricazione ripetuta che è sempre indirizzata a un soggetto preciso.

Il bullismo è un fenomeno  in evoluzione e abbraccia fasce d’età molteplici dai bambini delle scuole elementari agli studenti universitari come Michele (sopracitato).

È si un fenomeno che oramai si espande a macchia d’olio, ma è comunque ancora difficile da riconoscere, interpretare, perché oltre alla violenza talvolta fisica, trova il suo punto di forza nella violenza della parola.

La vittima di bullismo  è costretta, dal malessere psicologico causatogli dalle angherie subite, a tacere per paura di mettersi ulteriormente nei guai con i bulli stessi.

Inoltre  l’effetto generato dall’umiliazione subita, fa sentire la vittima debole, totalmente incapace di difendersi, anche a causa del senso di vergogna, che li porta a soffrire in silenzio.

Invece chi assiste a questi episodi cosa fa? Sulla scena degli atti di bullismo  ci sono  i bulli e le vittime. Spesso però,  ci sono pure i testimoni.

Sono altri ragazzi, insegnanti, adulti  che assistono a questi atti di violenza, che sanno, o intuiscono  cosa accade ma non intervengono per diverse ragioni: alcuni perché non farebbero cose simili; altri perché hanno timore dei bulli, ad altri può piacere  assistere a tali scene perché è una maniera indiretta  di vivere il bullismo.

Altri ancora, sottovalutano questi episodi, e non fanno niente per non essere tacciati di moralismo. Invece basterebbe che  qualcuno parlasse, spiegasse, denunciasse: genitori, amici, insegnanti.

Secondo una ricerca condotta dall’Università di Pavia ancora un docente su cinque non riesce a riconoscere i casi di bullismo nella sua scuola ma addirittura solo il 2 per cento dei professori sa  dare una definizione corretta.

Capire questi fenomeni è possibile solo attraverso la testimonianza di persone che hanno vissuto l’esperienza in prima persona. E’ per questo che l’abbiamo chiesto ad un ex bullo e ad una vittima di bullismo.

Esperienze di Bullismo: l’esperienza di Palmino, con trascorsi da bullo

La mia giornata tipo di solito cominciava con la riscossione della “tassa salva vita”. Salivo sul pullman e cominciavo a girare per i sediolini, un po’ come si fa in chiesa. Chi pagava aveva la mai parola che quel giorno l’avrei lasciato in pace. 

In classe mi piaceva stuzzicare tutti, professori inclusi che affrontavo sempre con spavalderia, faccia a faccia, solo per attirarmi addosso gli occhi stupiti dei miei compagni che ormai erano abituati perché li subivano sistematicamente anche loro mi divertiva

Mettere sotto sopra i bagni, farla fuori dal vaso si dice, ma non semplicemente in senso metaforico srotolavamo la carta igienica, aprivamo la porta ai ragazzini più timidi li fotografavo colle mutande calate per poi ridicolizzarli o ricattarli per denaro, altri favori, ecc inutile dirti che mi sono beccato per questo una marea di sospensioni, oltre a collezionare un paio di bocciature che sicuramente avranno fatto piacere tanto ai prof quanto agli altri ragazzini.

I miei chiaramente erano furiosi, ed era strano come riuscissi a sentirli vicini solo in quei momenti di crisi che gli provocavo di solito non ero per loro un argomento di discussione granché interessante visto che erano troppo presi a scornarsi a vicenda per le loro cose. Perché devi sapere che i miei non sono mai stati una coppia perfetta. La spiegazione? Si sono conosciuti giovanissimi, lei è rimasta incinta e i nonni come succede ancora oggi eh li hanno portati di forza all’altare. Era probabile che mi odiassero, io ero la persona che aveva messo fine alla loro libertà, che li aveva costretti a maturare prima del tempo, a bruciare le tappe almeno questa è la spiegazione che mi ero dato allora. Inizialmente la mia intenzione era attirare la loro attenzione su di me, cercare di alzare la voce per farmi sentire ma la rabbia quando comincia a provarla così presto alla fine finisce per dominarti, per diventare l’unico modo che conosci per farti ascoltare e rispettare dagli altri spesso mi capitava di fare cose brutte, spaccare nasi, rubare motorini e restituirli sfasciati ecc e non riuscire neanche più a provare quel brivido di onnipotenza che provavo le prime volte mi ero assuefatto alla violenza, la violenza non mi dava più stimoli, emozioni intanto però ero diventato un ragazzetto solo, tutti mi avevano fatto terra bruciata attorno e lo posso capire

Decisi di far visita ad un psicologo lì diciamo che è partita quella che chiamo la mia “conversione”è stato allora che per la prima volta ho guardato in faccia la mi insicurezza, i miei fantasmi il bullo è un insicuro, diciamolo subito. Il bullo ha bisogno della paura degli altri per sentirsi forte…è un braccio di ferro psicologico tra te e la vittima ma quello che ne ricavi non è rispetto, ma sottomissione, disprezzo, odio un ascolto forzato, o benché vada amicizie interessate, opportunistiche perché in tanti vogliono accompagnarsi al bullo perché fa figo spesso anzi sono altri insicuri a rivolgersi al bullo perché in realtà hanno bisogno come lui di sentirsi protetti ecco perché spesso i bulli agiscono in branco, perché singolarmente ogni bullo è un guappo di cartapesta così sottile che gli puoi leggere dentro se ti sforzi di non abbassare lo sguardo.

Dico però anche un’altra cosa il bullismo va combattuto con tutte le forse, bisogna insegnare ai ragazzi l’etica del rispetto reciproco il valore del dialogo della civiltà nei rapporti tutte quello che ci aiuta a crescere sani e responsabili ma il bullo no, il bullo non va stigmatizzato, perché si rischia di bruciarlo per sempre.

Io ho avuto la mia seconda chance perché c’è stato chi ha creduto in me senza per questo volermi psicanalizzare o giudicare o bollarmi come avanzo di galera destinato ad essere un fallito per tutta la vita. i genitori devono sicuramente educare i propri figli all’altruismo, alla solidarietà tra coetanei ecc ma anche alla comprensione che gli altri non sono oggetti di cui possiamo disporre come ci pare i prof stessi non devono spaventarsi, non devono avere paura di sporcarsi con il privato di certi ragazzi problematici perché è vero che non li pagano per riabilitare socialmente ma non li pagano nemmeno per essere comprensivi.”

Santino, vittima di bullismo, porta i segni delle ferite di un simile trauma

“La mia testimonianza riguarda episodi avvenuti diversi anni fa, quando frequentavo le scuole medie. Avevo legato con un gruppetto di ragazzi con i quali condividevo tutto, la scuola, i pomeriggi passati tra il fare i compiti e il campetto di pallone.

Poi non so per quale motivo questo legame è incominciato a venire meno. Innanzitutto iniziavano ad invitarmi sempre meno a casa loro, quasi non ci uscivo più con loro, poi anche a scuola i loro atteggiamenti si facevano via via più aggressivi. Iniziavano a prendermi in giro per il mio modo di vestire, oppure per il fatto che non mi interessasse il calcio. Successivamente da questi episodi, se vuoi anche scherzosi, iniziarono a farmi cose più gravi. Per esempio mi mettevano in cattiva luce nei riguardi di certi professori, dandomi la colpa per le cose che succedevano in classe, e questo peggiorò il mio rendimento non di certo esaltante. Inoltre mi passavano di sovente dei bigliettini di minacce, tipo “ci vediamo fuori, ti aspettiamo” oppure “non farti vedere in giro”, o cose del genere.

Diciamo che non passavano mai all’atto pratico, era più una violenza psicologica, un divertimento che per loro significava vedermi piangere o avere semplicemente paura di loro.

Poi fortunatamente le cose sono cambiate, in quanto proprio in quel periodo ho traslocato, e ho cambiato scuola. In questo nuovo ambiente però ho fatto fatica ad ambientarmi e anche nelle mie esperienze successive ho sempre faticato ad entrare stabilmente in una cerchia di amicizie, per una mia diffidenza e paura di restare deluso dai comportamenti degli altri nei miei confronti. oggi posso dire di essermi lasciato alle spalle questo brutto periodo, nel mio piccolo sono anche riuscito a realizzarmi, sono un ingegnere informatico e lavoro per un’azienda che sviluppa software.”

“Mi capita ogni tanto di rivedere per la strada queste persone che in passato mi hanno fatto stare male, mi salutano, ma fanno finta che non sia successo nulla, come se non ritenessero grave quello che mi hanno fatto. Posso solo dire ai ragazzini che hanno questo problema di parlarne, con chiunque essi si fidino, innanzitutto con i loro genitori, e pensare che là fuori non ci sono solo persone cattive pronte a farti del male, ma anche persone capaci di dare e ricevere affetto, e che sanno trattarti da amico, anche al di là delle apparenze e delle diversità di interessi e pensiero.”

Google+
© Riproduzione Riservata