Bullo di baby gang: ecco come diventare bullo sia pericoloso

Redazione Controcampus 12 Settembre 2013

La vera storia di un Bullo di baby gang: Enrico racconta, come diventare bulli sia pericoloso, cos'è il bullismo e perchè difendersi e non cedere.

“Ricordo bene com’è cominciata la mia storia da bullo. Avevo 14 anni, frequentavo le medie. La scuola non era esattamente il mio forte, mi sentivo fuori posto, costretto. Forse perché non ho mai avuto un carattere facile. Un po’ colpa mia, un po’ perché doveva andare così.”

Nella baby gang, il gruppo è punto di riferimento alternativo ai genitori.

L’adulto è un nemico da evitare e rinnegare; all’interno del branco vengono stabiliti norme e ruoli che il ragazzo sceglierà di fare suoi e in difesa di questi attuerà anche comportamenti socialmente incompatibili. Centrale è il meccanismo della ribellione, del bullo, inteso come rifiuto tanto degli obiettivi di vita socialmente validi.

Cosi come dei mezzi volti al raggiungimento degli stessi, considerati privi di legittimità e, quindi, arbitrari.

La devianza di gruppo, può cominciare in mille modi differenti. Premesse tragiche cui spesso seguono esiti altrettanto drammatici . Un happy ending tuttavia è possibile. Sostegno, sacrificio e autodeterminazione gli ingredienti del riscatto, come ci racconta Enrico Salvati, oggi 26enne realizzato, ieri bullo e baby gangster dal vissuto turbolento.

Ex bullo di baby gang racconta come diventare bulli e fare parte di una baby gang sia pericoloso

Avevo 14 anni, la scuola non era esattamente il mio forte. Mi sentivo fuori posto, costretto. Forse perché non ho mai avuto un carattere facile. La mia è la storia di tanti ragazzini disgraziati che hanno la sfortuna di nascere in una famiglia che non si vuole bene. I miei non facevano che litigare tutto il santo giorno. 

Ero un bambino schivo, non avevo amici (le altre mamme non volevano che i figli giocassero con me). Avevo una grande rabbia che spingeva dentro. Un vulcano pronto ad esplodere. Volevo spaccare il mondo, fargli pagare la mia solitudine. Ma non sapevo come.

“Un giorno mentre giocavo a calcio la palla è finita oltre il muro di casa mia. Scavalcai e vidi un gruppetto di ragazzi come me che contava qualcosa in un secchio. Erano soldi, tanti. Appena mi videro, in due mi afferrarono alla schiena. Ero sicuro che mi avrebbero pestato. E lo avrebbero fatto se non fosse stato per la voce di mia madre che chiamava dall’altro lato. Mi hanno bisbigliato di rispondere senza fare casino e io l’ho fatto. Poi prima di andare, mi hanno minacciato di mantenere il segreto. L’ho fatto talmente bene che dopo solo un mese ero diventato uno dei loro. Il “capo”. Ero felicissimo. Mi piaceva il “branco” .

Mi piaceva come vestivano, sempre alla moda, come parlavano, come si muovevano. Amavo quella vita randagia sempre in 3 sul motorino. L’onnipotenza di sapere che c’era sempre qualcuno che ti guardava le spalle. La soggezione che faceva tremare tutti, e non solo gli altri ragazzi, ma anche i “grandi”. Mi additavano come una pecora nera? Poco male, sempre meglio che essere invisibili. Ero temuto e mi illudevo di essere rispettato.”

Cosa fa un bullo: da dove si comincia e dove si finisce per sbaglio

“Eravamo una gang di 5 ragazzi, tutti compaesani, cresciuti per strada. La specialità della casa, tanto per sdrammatizzare, era la “tangente” a scuola. Se volevano stare tranquilli bisognava pagare. Altrimenti giù botte. Prendevamo quello che c’era: cellulari, caschi, bracciali, abbonamenti ecc. Il business ovviamente non finiva qui. Rubavamo nei parcheggi (pezzi di motorino, motorini interi ecc), tiravamo sassi nei finestrini delle macchine quando vedevamo sterei, borse ecc”

“Scippavamo la gente ai bancomat, taccheggiavamo le fermate del pullman e ogni tanto fermavamo gente alla stazione con la scusa che ci servivano i soldi per tornare a casa. Tiravi fuori il coltellino e loro si squagliavano dalla paura. La mia prima impresa da bullo fu quando scassinammo la cabina telefonica del paese.

L’anno dopo i soldi che tiravamo su “alla vecchia maniera” non ci bastavano. Volevamo di più. Un giorno, il “boss” (il 17enne di cui sopra) di cui non faccio il nome perché c’è un processo in corso, ci presentò un suo amico di Rimini. Aveva 25 anni e faceva lo spacciatore per un pezzo grosso del nord. In pratica lui ci passava la roba (cocaina) e noi dovevamo spacciarla dalle nostre parti. 50% a testa. L’affare funzionò, non avevamo mai visto tutti quei soldi.

Avevo anche cominciato a tirare. Poi una sera mi chiamano per una “consegna”. Vado al parcheggio, mostro la roba e due carabinieri mi tirano il pacco. Scoprii così che la polizia municipale ci stava addosso già da un po’. Mi hanno portato in caserma. Dopo 2 giorni erano tutti davanti al Pm. Il boss e altri due, che avevano già precedenti, sono finiti all’Istituto penale minorile di Airola, io e un altro siamo stati collocati in comunità. Motivazione: avevamo avuto un ruolo più marginale ed eravamo più piccoli.”

Come uscire dal bullismo: consigli per salvarsi di un ex bullo

“La comunità mi ha salvato. È li che ho cominciato ad interrogarmi sul mio futuro, a capire chi sono e cosa voglio fare della mia vita. Una pena non serve se non aiuta i ragazzi a credere nel loro recupero”.

“E non è una frase fatta. Le comunità per minori non sono sempre un oasi felice. Non ci sono sbarre di ferro, ma sbarre psicologiche e umane. Spesso il personale è lo stesso delle carceri per adulti, ci sono troppe divise, agenti e pochi educatori.”

“Molti ragazzi reclusi non hanno studiato e negli istituti che li accolgono avrebbero la possibilità di terminare o intraprendere gli studi, eppure spesso non si riesce a motivarli, aiutarli a maturare delle ambizioni “normali”.

“Sono l’organizzazione, la mentalità che non funzionano. I mesi (e a volte gli anni) che i ragazzi devono passare in carcere o comunità potrebbero servire veramente a qualcosa se ad occuparsi di loro fosse una rete esperta nel trattamento rieducativo, ma in questo senso la giustizia italiana è ancora molto indietro. La mia fortuna è stata quella di essermi potuto confrontare con psicologi e assistenti sociali davvero degni di questo nome, capaci come pochi di credere nella loro missione. Non servono pene esemplari, ma pene equilibrate, che sappiano costruire una rete correttiva “accogliente” intorno ai ragazzi.

Conseguenze del bullismo, carcere per il bullo e baby criminali

“Il bullo ed i baby criminali in carcere ci sono finiti per metà già prima della sentenza, nel momento in cui le famiglie li hanno abbandonati alla strada, nel momento in cui la scuola ha rinunciato a coinvolgerli, nel momento in cui la società ha smesso di offrire spazi di socializzazione sani. La delinquenza minorile cresce dove cresce la disattenzione di chi deve educare. Ovvio che dopo bisogna raddoppiare gli sforzi per ritrovare la rotta. L’ideale sarebbe puntare sulla prevenzione: aiutando le famiglie in difficoltà e creando una scuola diversa, per togliere i ragazzi dalla strada, dal muretto, perché non hanno luoghi alternativi sotto casa.

“Ad esempio a me è servito moltissimo lo sport e precisamente il pugilato. Quando la gang aggredisce si è sempre in gruppo, e il gruppo è vigliacco per definizione. Non aggredisce mai faccia a faccia, è debole. Il pugilato invece è fatto di autodisciplina, è uno sport pieno di regole, che insegna il coraggio e dà sicurezza. Dicono sia uno sport violento, il Ministero spesso lo vieta, ma non è così. Ti aiuta a conoscerti, a controllare i tuoi eccessi, a dominarti e quindi a riflettere e agire positivamente. Lo sport è un’ottima medicina. Lo consiglio”.

Come aiutare un bullo finito in carcere: consigli per le famiglie e amici

“Il dramma principale di tutti i minori che finiscono in carcere è l’assenza di un rapporto solido e sano con la famiglia di origine. Alcuni non lo hanno mai avuto, altri, invece, lo hanno perso o lo perdono entrando in carcere/comunità. Tant’è che una volta usciti solo in pochi riescono a ricucire lo strappo. Ma senza l’ appiglio della famiglia, nessun recupero può considerarsi pieno e definitivo.

Occorre che la famiglia non chiuda gli occhi davanti a certi segnali di difficoltà, che sia vigile sempre. Poter contare sull’attenzione di qualcuno, è questo che cercano i ragazzi come me. Una possibilità di farsi sentire. Anche bruciarsi dietro una cattiva compagnia è meglio che restare soli.

Quando stai affondando nel nulla, ti attacchi a tutto. Anche a quello che sai che ti farà male. Ma presto ti accorgi che l’amicizia della gang è spesso apparente ed interessata ( ci si tradisce per una decina di euro, una dose, un colpo andato male), che non sei capito ma solo temuto, che i problemi non spariscono ma si triplicano (penso al carcere, alle dipendenze ecc), che non hai obiettivi ma solo voglia di distruggere tutto quello che tocchi, compreso te stesso.

È allora che devi guardarti dentro e fare uno scatto di orgoglio. L’ultima parola è sempre tua. Posso finire come tutti si aspettano che finisca(cioè male) oppure reagire e diventare una persona migliore. Io ho scelto la seconda. Mi sono disintossicato, diplomato in produzione industriale ed artigianale e oggi lavoro felicemente in una piccola bottega artigiana che restaura mobili usati” .

In collaborazione con Matteo. Napoli

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto