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23 settembre 2013

Il festival e la generazione dei festival: il rifiuto della cultura da fast food

Generazione Festival

L’autunno non è la stagione preferita dalla maggior parte delle persone, ad esclusione di tutti coloro che attendono l’autunno per prendere parte agli ormai numerosi festival letterari e filosofici.

Generazione Festival

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Ogni città, infatti, pare voglia avere a tutti i costi il proprio “Festival di Mantova”, cercando così di attirare le menti più eccelse.

La vera notizia, non è il fatto che questi festival siano organizzati, ma che attraggano così tanti ragazzi, che spendono due o tre giorni per ascoltare scrittori e pensatori del nostro tempo, creando così una vera e propria “generazione dei festival”.

Il fenomeno è degno d’interesse, ed anche se è esploso negli ultimi anni, non è certo nuovo: già negli anni Ottanta la biblioteca comunale di Cattolica aveva iniziato ad organizzare serate per rendere partecipi tutti su cosa facessero i filosofi oggi, e le persone arrivavano anche il pullman da un raggio di cento chilometri pur di prendere parte all’evento. Spesso il giudizio diffuso sui noi giovani è che siamo appiattiti su un modello culturale di basso livello diffuso da televisione, reality show e social network. Ma un’inchiesta del mensile L’Europeo smentisce questi stereotipi affermando che la generazione degli under 20 italiani possiede invece un buon livello di scrittura, di analisi e di riflessione.  E’ il pubblico dei festival, centinaia e talora migliaia di partecipanti, una percentuale bassa rispetto alla maggioranza generazionale, ma sono pur sempre un élite, e guai se non ci fossero.

Allora: cosa sta succedendo? Le risposte potrebbero essere due: una percentuale di giovani è stanca di proposte d’intrattenimento leggero, di recensioni giornalistiche molto spesso ridotte a finestrelle di una decina di righe, o di televisioni che se parlano di un libro lo fanno in maniera insoddisfacente e quasi sempre dopo mezza notte. La seconda ragione di quest’enorme affluenza ai festival potrebbe testimoniare l’insufficienza dei nuovi modi di socializzazione virtuale; insomma, possiamo avere anche milioni di amici su Facebook, ma continuiamo a sentirci sempre più soli, perché siamo consapevoli di non essere realmente in contatto con queste persone, e allora questi festival sono visti come occasione per stare insieme, condividere idee ed esperienze reali con persone reali.

Un manifesto di una generazione, o meglio di una fetta di generazione che si affaccia alla vita adulta con una buona cultura alle spalle, acquisita indipendentemente dalla scuola frequentata, e con un programma sul futuro sentito come sicuro. E’ la stessa generazione nata quando la cultura berlusconiana cominciava ad invadere il Paese, che nasceva quando l’antipolitica faceva credere di essere l’unico riscatto, eppure è la generazione che rifiuta la cultura da fast food e porta avanti il proprio sessantotto, silenzioso e pacifico, armata di cultura e consapevolezza.

Suania Acampa

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