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8 novembre 2013

Il Decreto Istruzione è legge! Studenti sul decreto istruzione: Scuola ed Università a rischio

Daniele Lanni

Dopo il sì della Camera, arriva il disco verde dall’Aula di Palazzo Madama al Decreto Istruzione, approvato nella tarda mattinata di ieri, giovedì 7 Novembre, in seconda lettura e senza modifiche.

Tutto pronto per l’inversione di rotta invocata nel Decreto Istruzione? No, secondo gli studenti, che lamentano la scarsa incisività delle misure contenute nel Decreto Istruzione. Buone in teoria ma povere di contenuto: stanziamenti irrisori, welfare studentesco carente, nessuna apertura rispetto a numero chiuso e bonus maturità, tendenza alla privatizzazione dei saperi, poca chiarezza su apprendistato e tirocini professionalizzanti. 

Decreto Istruzione definito “insufficiente”, che non risolve i nodi perché troppo timido per un settore che avrebbe, invece, bisogno di scelte coraggiose. 

Sindacati Studenteschi denunciano subito il nuovo decreto Istruzione,  scuola ed università a rischio dicono. Perplessità sul Decreto Istruzione prontamente raccolte dai Sindacati Studenteschi (Udu, Uds e Rete degli Studenti) che si preparano alla mobilitazione: il Decreto Istruzione e le sue politiche di razionalizzazione non invertono la marcia, i finanziamenti su diritto allo studio sono ancora insufficienti e il libero accesso non è garantito. Ancora una volta, insomma, il nostro Paese avrebbe deciso di non investire come dovrebbe in scuola e università, rifiutando ogni dialogo con gli studenti.

Per scoprire le cause di questa insoddisfazione, abbiamo ascoltato le voci più autorevoli della protesta studentesca contro il Decreto Istruzione: Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale Udu (Unione degli universitari), Roberto Campanelli, Coordinatore Nazionale Uds (Unione degli Studenti) e Rete della Conoscenza  e Daniele Lanni, Portavoce Nazionale della Rete degli Studenti Medi.

Il Senato ha approvato ieri il Decreto Istruzione, giudicato subito dai movimenti studenteschi “insufficiente”. Dal Decreto Istruzione, sostenete, arrivano solo “briciole”. Perché?

Scuccimarra (Udu):  “Le luci nel Decreto Istruzione sono veramente poche, soprattutto per quanto riguarda l’università. 

E’ importante che si ricominci a parlare di scuola e università in un provvedimento ad hoc e che si riaprano alcune tematiche come diritto allo studio, scuole di specializzazione e numero chiuso. Però i provvedimenti in tal senso sono estremamente insufficienti. Abbiamo parlato di briciole perché i fondi per il diritto allo studio continuano a diminuire anno per anno e rischiano di produrre una situazione catastrofica, così come il provvedimento sul bonus maturità è un palliativo che non risolve minimamente il problema del numero chiuso italiano. 

Ancora una volta ciò che viene direttamente messo in crisi da questi provvedimenti è l’accesso stesso all’istruzione e in particolare all’università.”

Campanelli (Uds): Il Decreto Istruzione racchiude sicuramente una serie di provvedimenti positivi che negli anni abbiamo rivendicato, penso ad esempio al welfare studentesco che è una parola d’ordine su cui per anni ci siamo mobilitati.

Non da meno se penso al comodato d’uso per i libri di testo di cui abbiamo da sempre chiesto l’attuazione, il problema fondamentale che rischia di trasformare tutto ciò in uno specchietto per le allodole è l’assenza di risorse sufficienti.

Non ci accontentiamo sicuramente delle briciole perchè le riteniamo dannose e continuano a trasmettere un’idea e un progetto di scuola di bassa qualità.”

Lanni (RdS): “A quanto pare si, ancora una volta saremo a contare centesimo dopo centesimo le briciole che vengono concesse alla Scuola e l’Università, non vedendo affatto l’inversione di marcia che ci aspettavamo. Basti pensare che incrociando i 15 Milioni di euro “concessi” al diritto allo studio delle scuole superiori, con il dato che l’ISTAT ci fornisce sulle famiglie, con almeno un minore a carico, in stato di povertà assoluta o relativa, scopriamo che la cifra annuale per ogni famiglia in difficoltà sarà inferiore a 50 euro. Poco più che una cifra una simbolica. Anche per quanto riguarda la copertura delle borse di studio, non si è riuscito neanche a far passere l’emendamento che avrebbe portato la copertura alla cifra del passato anno, già di per sé insufficiente. La copertura scende ancora, e la situazione diventa sempre più critica.”

Capitolo welfare studentesco. In Italia si contano più di 58.000 studenti che in base al Decreto Istruzione dovrebbero essere tutelati dal punto di vista economico per raggiungere i gradi più alti dell’istruzione ma che, nei fatti, non lo sono. E si calcola che quest’anno gli studenti pagheranno più del 50% del diritto allo studio di tasca propria attraverso la tassa regionale.

Scuccimarra (Udu):  “I dati che hai citato, frutto della nostra elaborazione sui finanziamenti previsti dal Decreto Istruzione, parlano chiaro: avremo nel 2014 un diritto allo studio ai minimi storici per quanto riguarda la copertura nazionale che peraltro sarà pagato per più della metà dagli studenti stessi. Un vero e proprio “schiaffo”, soprattutto in un momento di crisi come questo, a tutte quelle famiglie e quegli studenti che sperano tramite l’istruzione di costruire il loro riscatto sociale. Dimezzare il diritto allo studio non significa solo lasciare senza borsa quasi 60.000 studenti, significa soprattutto costruire un università per pochi, aperta solo a chi può permettersela e distruggere quell’ascensore sociale che sarebbe alla base del reale progresso del Paese.”

Campanelli (Uds): “Per risolvere problemi strutturali del Paese su dispersione scolastica, abbandono ed espulsione dai processi formativi servono risposte strutturali. Crediamo che serva immediatamente una legge nazionale sul diritto allo studio che permetta agli studenti di tutt’Italia, indistintamente dalla regione in cui studiano, di accedere alle stesse prestazioni e servizi. In Italia infatti viviamo l’assurdo vuoto normativo di una legge che individui i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) validi in ogni regione e i finanziamenti dedicati ad essi. Per risolvere strutturalmente il problema del diritto allo studio e del welfare studentesco bisognerebbe ragionare di questo e non di inutili provvedimenti tampone.”

Resta al palo la questione numero chiuso.

Il Decreto Istruzione dà il via libera all’ingresso in sovrannumero per gli studenti non ammessi ai corsi di laurea a numero chiuso che sarebbero rientrati in graduatoria se non fosse stato eliminato il bonus maturità.

Un modo, sostengono i più critici, per contenere la pioggia dei ricorsi. Il Decreto Istruzione ha “eluso” la questione? cosa ne pensano gli studenti e le associazioni sulla questione?

Scuccimarra (Udu):  “La vicenda del bonus maturità di quest’anno rasenta ormai il ridicolo e a farne le spese sono ancora una volta gli studenti che si sono visti cambiare più volte le regole in corso d’opera o addirittura mentre sostenevano i test. Non abbiamo dubbi che i vari provvedimenti siano solo dei tentativi per contenere i nostri ricorsi contro il sistema del numero chiuso, ma sono sbagliati proprio perché non capiscono il fine reale della nostra azione: dimostrare che il sistema del numero chiuso è completamente sbagliato e deve essere eliminato. La nostra prima richiesta è di smetterla con provvedimenti “una tantum” e capire che il problema è strutturale: bisogna aprire immediatamente un tavolo concreto con gli studenti per capire tempistiche e modalità per l’eliminazione del numero chiuso e programmato in Italia.”

Campanelli (Uds): Il Bonus Maturità è uno strumento discriminante poiché a parità di voto gli studenti della stessa scuola si sarebbero visti attribuire dalle diverse commissioni punteggi diversi, come confermano i percentili pubblicati ad inizio settembre. L’iter normativo che ha accompagnato il Bonus è stato uno dei pasticci legislativi più evidenti negli ultimi anni, circa le politiche universitarie. L’eliminazione del Bonus tramite Decreto Istruzione e l’ammissione in sovrannumero sono soluzioni tampone che non risolvono il reale problema delle barriere all’accesso alla formazione universitaria che potranno essere eliminate solo mediante la cancellazione del sistema del numero chiuso/programmato. La nostra idea di Università non può prevedere forme di selezione ed esclusione dai luoghi della formazione.”

Lanni (RdS): “Il Bonus Maturità è stato un provvedimento sbagliato sin dall’inizio, e, come avevamo ravvisato e denunciato, si è scatenata una confusione incredibile portando di fatti il Ministro a cambiare idea 3 volte in pochi mesi. L’emendamento approvato nel Decreto Istruzione non è risolutivo, anzi getta ancora maggior scompiglio. Noi chiediamo che il Bonus Maturità venga cancellato, prendendo atto dell’impossibilità di renderlo un criterio “giusto” o anche solo minimamente accettabile. Chiediamo che il Numero Chiuso venga finalmente superato, perché un sistema come quello del numero chiuso è già da tempo rivelato inconcludente e profondamente ingiusto. Chiediamo che venga istituito un tavolo per discutere con gli studenti per superare il sistema a numero chiuso e immaginare un’Università profondamente diversa.”

Il Decreto Istruzione garantirà più collegamento col mondo del lavoro: più orientamento, Erasmus in azienda e soprattutto apprendistato per gli studenti di scuole superiori, università e Its, da attuare con una sperimentazione triennale attraverso convenzioni fra atenei e imprese. 

Scuccimarra (Udu):  “Si tratta di un primo passo avanti ma il rapporto reale tra università, scuola e mondo del lavoro è ancora praticamente nullo. Anche qui non possiamo accontentarci di provvedimenti spot, c’è bisogno di un inversione di rotta complessiva che parta dalle tutele per gli studenti che di fatto vengono sfruttati da un mondo del lavoro che pensa solo e unicamente al profitto immediato e non capisce l’importanza di una formazione realmente integrata.”

Campanelli (Uds): “Rafforzare il rapporto tra scuola e mondo del lavoro sembra essere una priorità condivisa dalla maggior parte degli stakeholder nel campo dell’istruzione. Il tema qui non è se la scuole debba e meno avere un rapporto stretto con il mondo dal lavoro ma piuttosto che tipo di rapporto ci debba essere tra questi due mondi, e come si assicura la qualità di questo rapporto.

In Italia il punto di contatto tra la scuola e il mondo del lavoro è nella maggior parte dei casi la classica alternanza scuola-lavoro (lo stage), questo strumento per noi, per come è strutturato ad oggi, non è assolutamente formativo, ne tantomeno può essere considerato come un punto di contatto di qualità tra i due mondi, in quanto introduce in un mondo del lavoro dove le uniche cose che contano sono la flessibilità, il fatto che lo stagista sia manodopera a costo zero e che non ci siano obblighi dell’azienda a considerare lo stagista come potenziale lavorator stipendiato. L’apprendistato è un’altra nota dolente per noi: non possiamo accettare che un 15enne venga catapultato nel mondo del lavoro di punto in bianco, e ancor di più non possiamo accettare che questa forma venga sbandierata come il mezzo per diminuire il tasso di dispersione scolastica. Crediamo che l’istruzione e la formazione tecnica e professionale siano percorsi scolastici validi tanto quanto i percorsi liceali, e come tali vadano trattati, riformati e indirizzati nell’ottica di fornire agli studenti conoscenze, competenze e abilità che permettano loro sia di entrare nel mondo del lavoro che nel mondo accademico. È impensabile che si parli di come adattare il mondo dell’istruzione a quello del lavoro se prima non si ragiona seriamente di come garantire un’istruzione professionalizzante di qualità.”

Lanni (RdS): “ Se si vuole incentivare dei percorsi complementari al percorso di apprendimento dentro le scuole, mettendo in stretto rapporto l’apprendimento dentro le mura scolastica con ciò che si può imparare fuori dalle mura scolastica, allora saremo i primi ad essere contenti. Quello che temiamo è il “modello Sacconi”, quel modello che immagina che si possa assolvere l’obbligo scolastico nei posti di lavoro. Su questo ci diciamo profondamente contrari, pensiamo anzi che l’obbligo scolastico vada alzato a 18 anni, per riaffermare quel principio sacrosanto che la scuola è un posto dove tenere gli studenti, e non dalla quale allontanarli prima possibile.”

Annunciata il 15 Novembre una mobilitazioni nazionale per la giornata internazionale del Diritto allo Studio. Studenti medi e universitari uniti per contestare il Decreto Istruzione. Quali sono i pilastri della protesta? Come si inverte la rotta tracciata dal Decreto Istruzione?

Scuccimarra (Udu):  “Il pilastro delle mobilitazioni è la rivendicazione di un ruolo centrale per scuola e università nello sviluppo del Paese, ruolo all’interno del quale gli studenti devono essere considerati il fulcro dell’intero sistema, l’arma per il rilancio reale dell’Italia.

Non possiamo pensare di credere ancora che il nostro Paese possa uscire dalla crisi e immaginare un futuro senza investire nella conoscenza. Invertire la marcia significa intervenire immediatamente su un sistema al collasso, significa riportare i finanziamenti a scuola e università almeno a livelli europei, significa creare un sistema di diritto allo studio integrato che consenta veramente a tutti i giovani italiani di accedere ai massimi gradi dell’istruzione indipendentemente dalla propria condizione economica. Il 15 novembre saremo in piazza come UdU e Rete degli Studenti per spiegare al Governo che se non facciamo questo ora non sono solo gli studenti a non avere un futuro davanti a sé, ma l’intero Paese.”

Campanelli (Uds): La rotta si inverte con scelte politiche radicali: in primo luogo vanno reintegrati i tagli portati avanti negli ultimi anni a partire dalla legge 133 del 2008. In totale da quel momento sono stati tagliati circa 10 mld di euro all’istruzione pubblica, se si volesse procedere con una portata di finanziamenti pari a quella del Decreto Istruzione ogni anno si impiegherebbero circa 20 anni! Tutti possono rendersi conto che questo è aberrante, anche perchè già all’epoca l’istruzione pubblica viveva una sofferenza non indifferente. Serve inoltre un progetto che provi a mettere al centro i saperi come motore di sviluppo e cambiamento del paese: come la ricerca e la conoscenza oggi possono permetterci di innovare il paese per uscire dalla crisi? Forse questo è un tema di rilevanza centrale che la politica ha trascurato troppo. Il 15 novembre saremo in piazza in tutt’Italia per affermare questo, contro una legge di stabilità che prosegue nella direzione dell’austerità.”

Lanni (RdS): “Saremo in piazza per chiedere di invertire la rotta, studenti medi e universitari di tutto il Paese, conviti che la rotta si possa invertire dicendosi senza se e senza ma che la priorità è l’istruzione pubblica. Avendo coraggio di investire, di farlo nella direzione che gli studenti indicano, e consultando gli studenti. Dicendosi che non basta mettere qualche euro in più, ma ripensando il modello Istruzione con una riforma complessiva, che sicuramente necessita di investimenti sostanziosi e pesanti, ma consapevoli che si tratta di un investimento fondamentale per tutto il Paese. Non è un caso infatti che una ricerca dell’Oecd dimostra che la crescita del Pil è direttamente proporzionale al grado d’istruzione di un Paese. Ecco, se ne prenda atto e si agisca di conseguenza.”

In Collaborazione con Matteo Napoli

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