Il Decreto Istruzione è legge! Studenti sul decreto istruzione: Scuola ed Università a rischio

Redazione Controcampus 8 Novembre 2013

Dopo il sì della Camera, arriva il disco verde dall'Aula di Palazzo Madama al Decreto Istruzione, approvato nella tarda mattinata di ieri, giovedì 7 Novembre, in seconda lettura e senza modifiche.

 Decreto Istruzione

Decreto Istruzione

Tutto pronto per l’inversione di rotta invocata nel Decreto Istruzione? No, secondo gli studenti, che lamentano la scarsa incisività delle misure contenute nel Decreto Istruzione. Buone in teoria ma povere di contenuto: stanziamenti irrisori, welfare studentesco carente, nessuna apertura rispetto a numero chiuso e bonus maturità, tendenza alla privatizzazione dei saperi, poca chiarezza su apprendistato e tirocini professionalizzanti. 

Decreto Istruzione definito “insufficiente”, che non risolve i nodi perché troppo timido per un settore che avrebbe, invece, bisogno di scelte coraggiose. 

Sindacati Studenteschi denunciano subito il nuovo decreto Istruzione,  scuola ed università a rischio dicono. Perplessità sul Decreto Istruzione prontamente raccolte dai Sindacati Studenteschi (Udu, Uds e Rete degli Studenti) che si preparano alla mobilitazione: il Decreto Istruzione e le sue politiche di razionalizzazione non invertono la marcia, i finanziamenti su diritto allo studio sono ancora insufficienti e il libero accesso non è garantito. Ancora una volta, insomma, il nostro Paese avrebbe deciso di non investire come dovrebbe in scuola e università, rifiutando ogni dialogo con gli studenti.

Per scoprire le cause di questa insoddisfazione, abbiamo ascoltato le voci più autorevoli della protesta studentesca contro il Decreto Istruzione: Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale Udu (Unione degli universitari), Roberto Campanelli, Coordinatore Nazionale Uds (Unione degli Studenti) e Rete della Conoscenza  e Daniele Lanni, Portavoce Nazionale della Rete degli Studenti Medi.

Il Senato ha approvato ieri il Decreto Istruzione, giudicato subito dai movimenti studenteschi “insufficiente”. Dal Decreto Istruzione, sostenete, arrivano solo “briciole”. Perché?

Gialuca Scuccimarra

Gialuca Scuccimarra

Scuccimarra (Udu):  “Le luci nel Decreto Istruzione sono veramente poche, soprattutto per quanto riguarda l’università. 

E’ importante che si ricominci a parlare di scuola e università in un provvedimento ad hoc e che si riaprano alcune tematiche come diritto allo studio, scuole di specializzazione e numero chiuso. Però i provvedimenti in tal senso sono estremamente insufficienti. Abbiamo parlato di briciole perché i fondi per il diritto allo studio continuano a diminuire anno per anno e rischiano di produrre una situazione catastrofica, così come il provvedimento sul bonus maturità è un palliativo che non risolve minimamente il problema del numero chiuso italiano. 

Ancora una volta ciò che viene direttamente messo in crisi da questi provvedimenti è l’accesso stesso all’istruzione e in particolare all’università.”

Roberto Campanelli

Roberto Campanelli

Campanelli (Uds): Il Decreto Istruzione racchiude sicuramente una serie di provvedimenti positivi che negli anni abbiamo rivendicato, penso ad esempio al welfare studentesco che è una parola d’ordine su cui per anni ci siamo mobilitati.

Non da meno se penso al comodato d’uso per i libri di testo di cui abbiamo da sempre chiesto l’attuazione, il problema fondamentale che rischia di trasformare tutto ciò in uno specchietto per le allodole è l’assenza di risorse sufficienti.

Non ci accontentiamo sicuramente delle briciole perchè le riteniamo dannose e continuano a trasmettere un’idea e un progetto di scuola di bassa qualità.”

Daniele Lanni

Daniele Lanni

Lanni (RdS): “A quanto pare si, ancora una volta saremo a contare centesimo dopo centesimo le briciole che vengono concesse alla Scuola e l’Università, non vedendo affatto l’inversione di marcia che ci aspettavamo. Basti pensare che incrociando i 15 Milioni di euro “concessi” al diritto allo studio delle scuole superiori, con il dato che l’ISTAT ci fornisce sulle famiglie, con almeno un minore a carico, in stato di povertà assoluta o relativa, scopriamo che la cifra annuale per ogni famiglia in difficoltà sarà inferiore a 50 euro. Poco più che una cifra una simbolica. Anche per quanto riguarda la copertura delle borse di studio, non si è riuscito neanche a far passere l’emendamento che avrebbe portato la copertura alla cifra del passato anno, già di per sé insufficiente. La copertura scende ancora, e la situazione diventa sempre più critica.”

Capitolo welfare studentesco. In Italia si contano più di 58.000 studenti che in base al Decreto Istruzione dovrebbero essere tutelati dal punto di vista economico per raggiungere i gradi più alti dell’istruzione ma che, nei fatti, non lo sono. E si calcola che quest’anno gli studenti pagheranno più del 50% del diritto allo studio di tasca propria attraverso la tassa regionale.

Scuccimarra (Udu):  “I dati che hai citato, frutto della nostra elaborazione sui finanziamenti previsti dal Decreto Istruzione, parlano chiaro: avremo nel 2014 un diritto allo studio ai minimi storici per quanto riguarda la copertura nazionale che peraltro sarà pagato per più della metà dagli studenti stessi. Un vero e proprio “schiaffo”, soprattutto in un momento di crisi come questo, a tutte quelle famiglie e quegli studenti che sperano tramite l’istruzione di costruire il loro riscatto sociale. Dimezzare il diritto allo studio non significa solo lasciare senza borsa quasi 60.000 studenti, significa soprattutto costruire un università per pochi, aperta solo a chi può permettersela e distruggere quell’ascensore sociale che sarebbe alla base del reale progresso del Paese.”

Campanelli (Uds): “Per risolvere problemi strutturali del Paese su dispersione scolastica, abbandono ed espulsione dai processi formativi servono risposte strutturali. Crediamo che serva immediatamente una legge nazionale sul diritto allo studio che permetta agli studenti di tutt’Italia, indistintamente dalla regione in cui studiano, di accedere alle stesse prestazioni e servizi. In Italia infatti viviamo l’assurdo vuoto normativo di una legge che individui i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) validi in ogni regione e i finanziamenti dedicati ad essi. Per risolvere strutturalmente il problema del diritto allo studio e del welfare studentesco bisognerebbe ragionare di questo e non di inutili provvedimenti tampone.”

Test Ingresso e Numero Chiuso

Test Ingresso e Numero Chiuso

Resta al palo la questione numero chiuso.

Il Decreto Istruzione dà il via libera all’ingresso in sovrannumero per gli studenti non ammessi ai corsi di laurea a numero chiuso che sarebbero rientrati in graduatoria se non fosse stato eliminato il bonus maturità.

Un modo, sostengono i più critici, per contenere la pioggia dei ricorsi. Il Decreto Istruzione ha “eluso” la questione? cosa ne pensano gli studenti e le associazioni sulla questione?

Scuccimarra (Udu):  “La vicenda del bonus maturità di quest’anno rasenta ormai il ridicolo e a farne le spese sono ancora una volta gli studenti che si sono visti cambiare più volte le regole in corso d’opera o addirittura mentre sostenevano i test. Non abbiamo dubbi che i vari provvedimenti siano solo dei tentativi per contenere i nostri ricorsi contro il sistema del numero chiuso, ma sono sbagliati proprio perché non capiscono il fine reale della nostra azione: dimostrare che il sistema del numero chiuso è completamente sbagliato e deve essere eliminato. La nostra prima richiesta è di smetterla con provvedimenti “una tantum” e capire che il problema è strutturale: bisogna aprire immediatamente un tavolo concreto con gli studenti per capire tempistiche e modalità per l’eliminazione del numero chiuso e programmato in Italia.”

Campanelli (Uds): Il Bonus Maturità è uno strumento discriminante poiché a parità di voto gli studenti della stessa scuola si sarebbero visti attribuire dalle diverse commissioni punteggi diversi, come confermano i percentili pubblicati ad inizio settembre. L’iter normativo che ha accompagnato il Bonus è stato uno dei pasticci legislativi più evidenti negli ultimi anni, circa le politiche universitarie. L’eliminazione del Bonus tramite Decreto Istruzione e l’ammissione in sovrannumero sono soluzioni tampone che non risolvono il reale problema delle barriere all’accesso alla formazione universitaria che potranno essere eliminate solo mediante la cancellazione del sistema del numero chiuso/programmato. La nostra idea di Università non può prevedere forme di selezione ed esclusione dai luoghi della formazione.”

Lanni (RdS): “Il Bonus Maturità è stato un provvedimento sbagliato sin dall’inizio, e, come avevamo ravvisato e denunciato, si è scatenata una confusione incredibile portando di fatti il Ministro a cambiare idea 3 volte in pochi mesi. L’emendamento approvato nel Decreto Istruzione non è risolutivo, anzi getta ancora maggior scompiglio. Noi chiediamo che il Bonus Maturità venga cancellato, prendendo atto dell’impossibilità di renderlo un criterio “giusto” o anche solo minimamente accettabile. Chiediamo che il Numero Chiuso venga finalmente superato, perché un sistema come quello del numero chiuso è già da tempo rivelato inconcludente e profondamente ingiusto. Chiediamo che venga istituito un tavolo per discutere con gli studenti per superare il sistema a numero chiuso e immaginare un’Università profondamente diversa.”

Giovani Professionisti

Giovani Professionisti

Il Decreto Istruzione garantirà più collegamento col mondo del lavoro: più orientamento, Erasmus in azienda e soprattutto apprendistato per gli studenti di scuole superiori, università e Its, da attuare con una sperimentazione triennale attraverso convenzioni fra atenei e imprese. 

Scuccimarra (Udu):  “Si tratta di un primo passo avanti ma il rapporto reale tra università, scuola e mondo del lavoro è ancora praticamente nullo. Anche qui non possiamo accontentarci di provvedimenti spot, c’è bisogno di un inversione di rotta complessiva che parta dalle tutele per gli studenti che di fatto vengono sfruttati da un mondo del lavoro che pensa solo e unicamente al profitto immediato e non capisce l’importanza di una formazione realmente integrata.”

Campanelli (Uds): “Rafforzare il rapporto tra scuola e mondo del lavoro sembra essere una priorità condivisa dalla maggior parte degli stakeholder nel campo dell’istruzione. Il tema qui non è se la scuole debba e meno avere un rapporto stretto con il mondo dal lavoro ma piuttosto che tipo di rapporto ci debba essere tra questi due mondi, e come si assicura la qualità di questo rapporto.

In Italia il punto di contatto tra la scuola e il mondo del lavoro è nella maggior parte dei casi la classica alternanza scuola-lavoro (lo stage), questo strumento per noi, per come è strutturato ad oggi, non è assolutamente formativo, ne tantomeno può essere considerato come un punto di contatto di qualità tra i due mondi, in quanto introduce in un mondo del lavoro dove le uniche cose che contano sono la flessibilità, il fatto che lo stagista sia manodopera a costo zero e che non ci siano obblighi dell’azienda a considerare lo stagista come potenziale lavorator stipendiato. L’apprendistato è un’altra nota dolente per noi: non possiamo accettare che un 15enne venga catapultato nel mondo del lavoro di punto in bianco, e ancor di più non possiamo accettare che questa forma venga sbandierata come il mezzo per diminuire il tasso di dispersione scolastica. Crediamo che l’istruzione e la formazione tecnica e professionale siano percorsi scolastici validi tanto quanto i percorsi liceali, e come tali vadano trattati, riformati e indirizzati nell’ottica di fornire agli studenti conoscenze, competenze e abilità che permettano loro sia di entrare nel mondo del lavoro che nel mondo accademico. È impensabile che si parli di come adattare il mondo dell’istruzione a quello del lavoro se prima non si ragiona seriamente di come garantire un’istruzione professionalizzante di qualità.”

Lanni (RdS): “ Se si vuole incentivare dei percorsi complementari al percorso di apprendimento dentro le scuole, mettendo in stretto rapporto l’apprendimento dentro le mura scolastica con ciò che si può imparare fuori dalle mura scolastica, allora saremo i primi ad essere contenti. Quello che temiamo è il “modello Sacconi”, quel modello che immagina che si possa assolvere l’obbligo scolastico nei posti di lavoro. Su questo ci diciamo profondamente contrari, pensiamo anzi che l’obbligo scolastico vada alzato a 18 anni, per riaffermare quel principio sacrosanto che la scuola è un posto dove tenere gli studenti, e non dalla quale allontanarli prima possibile.”

Studenti in protesta

Studenti in protesta

Annunciata il 15 Novembre una mobilitazioni nazionale per la giornata internazionale del Diritto allo Studio. Studenti medi e universitari uniti per contestare il Decreto Istruzione. Quali sono i pilastri della protesta? Come si inverte la rotta tracciata dal Decreto Istruzione?

Scuccimarra (Udu):  “Il pilastro delle mobilitazioni è la rivendicazione di un ruolo centrale per scuola e università nello sviluppo del Paese, ruolo all’interno del quale gli studenti devono essere considerati il fulcro dell’intero sistema, l’arma per il rilancio reale dell’Italia.

Non possiamo pensare di credere ancora che il nostro Paese possa uscire dalla crisi e immaginare un futuro senza investire nella conoscenza. Invertire la marcia significa intervenire immediatamente su un sistema al collasso, significa riportare i finanziamenti a scuola e università almeno a livelli europei, significa creare un sistema di diritto allo studio integrato che consenta veramente a tutti i giovani italiani di accedere ai massimi gradi dell’istruzione indipendentemente dalla propria condizione economica. Il 15 novembre saremo in piazza come UdU e Rete degli Studenti per spiegare al Governo che se non facciamo questo ora non sono solo gli studenti a non avere un futuro davanti a sé, ma l’intero Paese.”

Campanelli (Uds): La rotta si inverte con scelte politiche radicali: in primo luogo vanno reintegrati i tagli portati avanti negli ultimi anni a partire dalla legge 133 del 2008. In totale da quel momento sono stati tagliati circa 10 mld di euro all’istruzione pubblica, se si volesse procedere con una portata di finanziamenti pari a quella del Decreto Istruzione ogni anno si impiegherebbero circa 20 anni! Tutti possono rendersi conto che questo è aberrante, anche perchè già all’epoca l’istruzione pubblica viveva una sofferenza non indifferente. Serve inoltre un progetto che provi a mettere al centro i saperi come motore di sviluppo e cambiamento del paese: come la ricerca e la conoscenza oggi possono permetterci di innovare il paese per uscire dalla crisi? Forse questo è un tema di rilevanza centrale che la politica ha trascurato troppo. Il 15 novembre saremo in piazza in tutt’Italia per affermare questo, contro una legge di stabilità che prosegue nella direzione dell’austerità.”

Lanni (RdS): “Saremo in piazza per chiedere di invertire la rotta, studenti medi e universitari di tutto il Paese, conviti che la rotta si possa invertire dicendosi senza se e senza ma che la priorità è l’istruzione pubblica. Avendo coraggio di investire, di farlo nella direzione che gli studenti indicano, e consultando gli studenti. Dicendosi che non basta mettere qualche euro in più, ma ripensando il modello Istruzione con una riforma complessiva, che sicuramente necessita di investimenti sostanziosi e pesanti, ma consapevoli che si tratta di un investimento fondamentale per tutto il Paese. Non è un caso infatti che una ricerca dell’Oecd dimostra che la crescita del Pil è direttamente proporzionale al grado d’istruzione di un Paese. Ecco, se ne prenda atto e si agisca di conseguenza.”

In Collaborazione con Matteo Napoli

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto