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30 novembre 2013

Logopedia infantile ed in età evolutiva: cos’è, cause e cure

Logopedia infantile ed in età evolutiva
Logopedia infantile ed in età evolutiva

Logopedia infantile ed in età evolutiva

Ecco cos’è la logopedia infantile ed in età evolutiva: cause e rimedi, come riconoscerla e come intervenire: la ricerca delle università e i consigli degli esperti.

“Quando i genitori si accorgono che un bambino non evolve il suo vocabolario, non sembra capire o comprendere i messaggi verbali, non comunica e si isola, sono questi i primi indicatori” – dice Rossetto alla redazione CC

Ma di cosa si occupa questa scienza? Chi è il logopedista? Quali sono le sue competenze? Ma soprattutto quando bisogna preoccuparsi e come agire per aiutare il bambino logopatico a superare il disturbo?

Cos’è la logopedia infantile? La logopedia è quella branca della medicina che si occupa della prevenzione e della riabilitazione delle patologie del linguaggio e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica.

Un sostegno efficace soprattutto per la possibilità di semplificare o evitare alcuni trattamenti ortodontici e di stabilizzarne i risultati nel tempo, di facilitare il successivo apprendimento della letto-scrittura, di evitare situazioni psicologicamente difficili nel rapporto con gli altri (famiglia e coetanei).

Chi è il Logopedista e cosa fa? Il logopedista è lo specialista del linguaggio, un operatore sanitario che si occupa della prevenzione, della valutazione e del trattamento delle patologie della voce, del linguaggio orale e scritto e degli handicap della comunicazione, in età evolutiva e non solo. L’attività del Logopedista è volta all’educazione e alla rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi di carattere linguistico-cognitivo: anomalie nell’articolazione della voce, disturbi della fonazione, della deglutizione, della fluenza verbale, afasie, sordità sensoriali, disturbi dell’apprendimento, ritardi di linguaggio nonché turbe del comportamento sociale.

I DSL più frequenti nel bambino – Lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da una grande variabilità individuale, dovuta a fattori biologici ed ambientali (maggiore o minore stimolazione in ambito famigliare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle ecc), per cui i DSL possono assumere differenti declinazioni, presentandosi in forme a volte isolate, altre volte “miste”.

Ogni bambino, recita un vecchio assioma sempre attuale della logopedia infantile, ha i suoi tempi nell’affrontare le diverse fasi della crescita. C’è chi impara prima a camminare, chi prima a parlare e c’è chi all’età di due o più anni ancora non dice bene una parolina, utilizza un vocabolario ristretto, ha difficoltà ad imparare parole nuove, parti importanti della frase, usa parole in un ordine insolito ecc. Sembrano più “lenti” di altri, silenziosi ed impacciati, parlano poco e male.

Sono i bambini con logopedia infantile, cioè affetti dai cosiddetti “disturbi specifici del linguaggio”, disfunzioni, cioè, che colpiscono il linguaggio soprattutto in età prescolare e riguardano il 7 % dei bambini di età compresa fra 2 e 6 anni con una maggiore presenza di maschi.

Patologie, conferma la logopedia dell’età evolutiva, che hanno una base neurobiologica ma che non dipendono da fattori neurologici, articolari o da deficit cognitivi, né sono legati a condizioni di particolare svantaggio socio-culturale (possono insorgere anche in bambini perfettamente sani, che vivono contesti familiari assolutamente adeguati).

Disturbi da “maneggiare” con cura, giacché, quando non doverosamente attenzionati, possono diventare fonte di grave disagio per il minore.

DSL possono, infatti, occasionare nel bambino dolorosi scompensi sia relazionali che personali. Sul piano relazionale, i bambini con disturbo del linguaggio, soprattutto in età scolare, subiscono spesso l’allontanamento da parte dei coetanei e tendono, quindi, ad isolarsi.

Sul piano personale, invece, presentano evidenti problematiche di tipo psicologico: cattiva immagine di sé, frustrazione e stati di depressione quasi sempre associati a disturbi dell’apprendimento, iperattività, difficoltà nel mantenimento dell’attenzione, tendenza all’isolamento, suzione del pollice, crisi di rabbia, enuresi, disobbedienza, facilità agli incidenti e disturbi della condotta.

Solitamente i DSL rappresentano una condizione normale, transitoria in età prescolare, altre volte, però, sono l’avvisaglia di problemi ben più seri. Ed è qui che interviene la logopedia infantile.

Logopedia infantile e disturbi del linguaggio nei bambini: cos’è, cause e come curarla

Elenco completo esercizi di logopedia ed esempi <<< clicca e scarica

Guida per i genitori. Consigli e prevenzione <<< clicca e scarica

Le principali manifestazioni della logopedia infantile:

  • Articolazione/eloquio: l’acquisizione dell’abilità di produzione dei suoni verbali è ritardata o deviante con conseguente difficoltà nell’efficacia comunicativa;
  • Linguaggio espressivo: La capacità di esprimersi tramite il linguaggio è marcatamente al di sotto del livello appropriato alla sua età mentale;
  • Comprensione del linguaggio: la comprensione del linguaggio incoerente con l’età cronologica.

Principali patologie a carico del linguaggio:

  • Ritardi e disturbi specifici di linguaggio
  • DSA Disturbi specifici degli apprendimenti
  • Difficoltà non specifiche di letto-scrittura
  • Disfonie infantili e adulta
  • Disturbi dell’articolazione (dislalie)
  • Deficit tubarico (sordità trasmissiva catarrale)
  • Disturbi della deglutizione infantile (deglutizione atipica)
  • Disturbi da deficit dell’attenzione e della memoria
  • Aberrazioni cromosomiche (Sindrome di Down) e Autismo
  • Disprassia evolutiva
  • Ritardi e deficit dello sviluppo cognitivo.

Logopedia infantile e indicatori di rischio: come prevenirla e intervenire

Ma il trattamento di logopedia infantile comprende anche alcuni deficit trattati in ambito psicologico: disturbi d’ansia generalizzata in infanzia e adolescenza, bullismo, disturbi della condotta e del comportamento, deficit di attenzione/iperattività (ADHD), problemi scolastici di inserimento e dispersione scolastica, difficoltà nella relazione genitori-figli, disturbi e difficoltà dell’autostima.

L’età di 3 anni costituisce una sorta di spartiacque tra bambini cosiddetti “parlanti tardivi” e quelli con probabile DSL, giacché è proprio attorno ai 30 mesi che avviene la vera esplosione del linguaggio. La precocità dell’intervento, in Logopedia, è tuttavia alla base del successo della riabilitazione logopedia sia di breve che di lungo periodo, ma ciò dipende in larga misura dalla reattività dei genitori nel riconoscere tempestivamente gli immancabili campanelli d’allarme. Non sempre di fronte ad un ritardo di linguaggio il primo ad intervenire è il logopedista, ma piuttosto i genitori. Segnali di rischio sono:

  • 12 mesi, se il bambino mostra difficoltà di comprensione del linguaggio.
  • 24 mesi se il bambino produce meno di 10 parole e ha difficoltà di comprensione.
  • 30 mesi se produce meno di 50 parole e non inizia a combinare insieme due parole.

Questi i principali indici predittivi di rischio che rendono indispensabile la consulenza logopedica:

  • Assenza della lallazione o immaturità nella struttura sillabica delle lallazioni
  • Inventario fonetico molto limitato
  • Assenza di utilizzazione dei gesti deittici e referenziali
  • Produzioni fonologiche caratterizzate da repertorio ristretto di gesti articolatori
  • Mancanza di “schemi d’azione con gli oggetti” . Assente o ridotta presenza del “gioco simbolico”
  • Vocabolario ridotto (minore di 20 parole a 18 mesi, minore di 50 parole a 24 mesi)
  • Ritardo della combinazione gesto-parola (dopo i 12 mesi)
  • Ritardo della comprensione di ordini dati al bambino non troppo contestualizzati
  • Persistere di espressioni verbali incomprensibili dopo i 2½-3 anni.

Interventi e cure in Logopedia: cosa fare e a chi rivolgersi

  • intervenire tempestivamente chiedendo il parere specialistico del logopedista
  • oppure aspettare che il problema evolva naturalmente senza alcuna presa in carico terapeutica.

L’attesa e spesso l’impazienza  circa un miglioramento spontaneo nei tempi previsti creano infatti drammatiche tensioni nei genitori, che stressano il bambino peggiorandone il quadro clinico. Quando, invece, il bambino parla poco e male, non ascolta molto o non imita gli altri è utile agire tempestivamente stimolando la sua attenzione alle parole ed alle persone attraverso la terapia logopedica: un intervento abilitativo e/o riabilitativo che ha lo scopo di migliorare le possibilità comunicative del bambino.

A che età la prima visita di logopedia infantile? Quanto dura il trattamento? – La terapia ha inizio dopo una diagnosi formulata dal medico di competenza (neuropsichiatra infantile, ortodontista, otorinolaringoiatra, foniatra).

La prima visita di logopedia infantile, consigliabile intorno ai 3 anni, mira alla definizione del problema del bambino, al counseling informativo e prescrittivo ai genitori  per instaurare un’alleanza terapeutica indispensabile al trattamento e alla programmazione dell’intervento riabilitativo. Le sedute di logopedia durano circa 45 minuti , ed il ciclo di terapie varia in base alla patologia riscontrata con verifiche e obiettivi periodici. La scelta del programma in logopedia dipende, tuttavia, dal profilo individuale scaturito dalla valutazione del logopedista. Esiste un numero elevato di approcci riabilitativi, ognuno dei quali pone un accento differente sulle risorse di ogni singolo bambino. Il percorso può essere gestito in modo continuativo o a sessioni, caratterizzate da periodi di trattamento diretto, intervallati da periodi di pausa partecipando e monitorando la terapia in collaborazione con i genitori, scuola ed insegnanti.

Trattamenti maggiormente utilizzati in logopedia infantile
  • Intervento riabilitativo tecnologico: l’introduzione dell’uso del pc in logopedia ha dato un grande contributo alla costruzione di software didattici e di recupero delle difficoltà specifiche.
  • Orientamento riabilitativo metacognitivo: Durante il trattamento del DSL, il bambino viene aiutato a riflettere sulle forme ortografiche corrette e sul significato del testo che legge. Nei bambini con DSA è importante la riflessione sull’errore e la ricerca dei processi messi in atto in quel momento per poi poterli modificare. Tramite l’analisi degli errori è quindi possibile individuare le strategie inadeguate utilizzate.
  • Riabilitazione metafonologica: consiste nella capacità di percepire e riconoscere per via uditiva i fonemi che compongono le parole del linguaggio parlato, operando con gli stessi adeguate trasformazioni. La consapevolezza fonologica è alla base dell’apprendimento della lettura e della scrittura. L’intervento metafonologico è consigliato come intervento precoce nei bambini a rischio in età prescolare in quanto riduCe le difficoltà nelle prime fasi di acquisizione.
  • Programmi di psicoterapia cognitivo-comportamentale per logopedia infantile:  volti a potenziare le abilità sociali carenti nel bambino, allo scopo di facilitarlo nella comunicazione e nel trattamento di eventuali problematiche psicologiche legate al disturbo come bassa autostima ed esclusione sociale.
  • Parent training, la terapia di sostegno psicologico per il bambino e la terapia di gruppo: approcci relazionali che prevedono colloqui di sostegno per i genitori come modalità finalizzata alla riduzione delle tensioni familiari, alla comprensione del funzionamento del disturbo da parte dei genitori, in modo da evitare che ne venga colpevolizzato il bambino, e all’apprendimento di strategie relazionali utili al processo di cura.
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