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14 novembre 2013

Studi dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Alzheimer

Studi dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Alzheimer
Studi dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Alzheimer

Studi dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Alzheimer

Studi dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Alzheimer

Nuove scoperte sulla malattia di Alzheimer. Il gruppo di Farmacologia cardio-cerebrovascolare dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, coordinato dal prof. Salvatore Guarini, ha appena pubblicato sulle riviste scientifiche internazionali Neurobiology of Learning and Memory e Neurobiology of Aging i risultati di due studi preclinici su nuovi approcci farmacologici per rallentare la progressione della malattia.

Studi preclinici condotti da ricercatori dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia sembrano aprire speranze nel trattamento della malattia di Alzheimer. Dalle risultanze delle ricerche fatte dal gruppo modenese, coordinato dal prof. Salvatore Guarini, docente di Farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, l’idrogeno solforato e le melanocortine sono in grado di rallentare la progressione della malattia di Alzheimer.

La malattia di Alzheimer secondo gli studi dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia è la più comune causa di demenza e, senza un trattamento efficace, una delle maggiori cause di disabilità e mortalità. Generalmente la malattia di Alzheimer è diagnosticata dopo i 65 anni, mentre la forma di malattia di Alzheimer meno prevalente, detta Alzheimer familiare o genetico, può manifestarsi molto prima.

Nelle sue ricerche all’Università degli Studi di MODENA e REGGIO EMILIA, che hanno consentito di identificare i principali meccanismi molecolari di tali effetti neuroprotettivi, il prof. Salvatore Guarini è stato coadiuvato dalla dott.ssa Daniela Giuliani, dalla dott.ssa Alessandra Ottani, dalla dott.ssa Maria Galantucci, dalla dott.ssa Laura Neri, dal dott. Fabrizio Canalini e dalla dott.ssa Anita Calevro. In queste ricerche è stato fondamentale anche l’apporto del prof. Davide Zaffe, docente di Anatomia Umana presso lo stesso Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze.

L’interesse della comunità scientifica internazionale per l’originalità dei risultati ed il rigore metodologico di questi studi sono testimoniati dal rilievo che ha dato loro la pubblicistica internazionale: Neurobiology of Learning and Memory e Neurobiology of Aging, alcune delle più prestigiose riviste di settore.

Gli studi dell’Università di Modena e Reggio Emilia: ecco gli sviluppi della ricerca

Gli studi dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia sono stati effettuati in tre modelli sperimentali preclinici, fra cui uno triplo-transgenico con caratteristiche molto simili a quelle dell’Alzheimer umano. Il trattamento, a breve e lungo termine, di una cavia animale con monoidrogenosolfuro di sodio (un donatore di idrogeno solforato) e acque termali ricche di idrogeno solforato (acque termali di Tabiano) ha significativamente protetto contro il declino cognitivo. Risultati analoghi sono stati ottenuti in studi paralleli in cui topi triplo-transgenici (che co-esprimono i transgeni umani APPSwe, PS1M146V e tauP301L) sono stati trattati con melanocortine. In tutti i casi, il miglioramento dell’apprendimento e della memoria osservato in questi animali è risultato associato ad inibizione della produzione/attivazione di proteine della cascata amiloide/tau, che gioca un ruolo centrale in questa patologia, con una ridotta formazione di placche di beta amiloide nel cervello e miglioramento della trasmissione sinaptica. Inoltre, c’è stata una modulazione di vie fisiopatologiche come la reazione eccitotossica, infiammatoria e apoptotica, la cui attivazione porta a morte i neuroni.

L’idrogeno solforato è un’importante molecola segnale prodotta dall’organismo e presente in vari compartimenti corporei compreso il cervello, verosimilmente con un ruolo fisiologico protettivo – spiega la dott.ssa Daniela Giuliani. Un’alterazione dei livelli endogeni di idrogeno solforato risulta correlata con diverse patologie centrali e periferiche, e alcuni studi recenti hanno documentato che i livelli cerebrali e plasmatici di questa molecola sono piuttosto bassi in pazienti con la malattia di Alzheimer. Questo ci ha spinti ad indagare, in un progetto finanziato dalla Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale, su un’eventuale azione terapeutica dell’idrogeno solforato esogeno in questa malattia neurodegenerativa cronica.

Anche le melanocortine sono sostanze endogene (appartengono alla famiglia ACTH/MSH), e l’idea generale è che le melanocortine abbiano funzioni di sorveglianza e regolazione funzionale di vari organi e apparati – aggiunge il prof. Salvatore Guarini −. In studi sporadici, effettuati molti anni fa da gruppi differenti, furono osservati bassi livelli di ACTH/MSH nel liquor e alcune aree cerebrali di pazienti con demenza probabilmente correlata con l’Alzheimer. In questo nostro studio sul topo triplo-transgenico abbiamo chiaramente dimostrato che le melanocortine inducono effetti benefici nella malattia di Alzheimer. Inoltre, dai nostri precedenti e attuali studi sulle melanocortine (finanziati dal MIUR) emerge che questi endofarmaci potrebbero avere un importante ruolo protettivo contro diversi disordini neurodegenerativi sia acuti che cronici, poiché in tali patologie, nonostante le differenti cause scatenanti, molte vie fisiopatologiche e meccanismi che portano alla morte neuronale o alla riparazione del danno sono comuni”.

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