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13 dicembre 2013

Università Italiane: Crisi dell’Università tra Diritto allo Studio e Parentopoli

La missione sociale che il nostro ordinamento affida alle Università mette al centro gli studenti.” – Alessandra Gentile –

Università

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L’Università fa da cartina al tornasole dei cambiamenti socio-economici italiani.

L’epoca attuale è caratterizzata da una silente fase di transizione. Una transizione in grado di incidere, in maniera non del tutto tenue, sul principale motore formativo ed educativo italiano: il Sistema Universitario.

Il sistema dell’Università in Italia, seppur fondato sui principi emblematici del Diritto allo Studio e della Meritocrazia, risulta afflitto da tre problemi nevralgici:

  • decremento dei finanziamenti,
  • incremento delle tasse
  • lieve calo delle iscrizioni

Tuttavia, secondo alcune correnti di pensiero, ad irretire le Università italiane, sarebbero anche due ulteriori fattori: da un lato, il divario esistente tra gli Atenei del Nord e del Sud e, dall’altro lato, la questione parentopoli.

Secondo i recenti dati divulgati dall’Anvur e dal Censis, infatti, le Università del settentrione sarebbero caratterizzate da efficienze qualitative e funzionalità strutturali del tutto superiori a quelle del meridione.

Il divario tra Nord e Sud è ormai diventato una triste certezza. Generato da rilevanti diseguaglianze sociali e dicotomici retaggi storico-culturali, l’incolmabile gap tra Nord e Sud, per certi versi, riecheggia, seppur in scala minore, l’impareggiabile e nefasta contrapposizione tra il settentrione ed il meridione del globo terrestre. Al di là degli opinabili paragoni, ad inquietare e destare sconcerto, poi, è anche un altro dato: sempre secondo il Censis, il reddito medio di un abitante del Mezzogiorno sarebbe, addirittura, inferiore a quello di un normale abitante della Grecia, la nazione più colpita dalla crisi degli ultimi anni.

Secondo recenti statistiche, tra il 2008 ed il 2013, la crisi economico-finanziaria avrebbe accelerato il processo di riduzione del Pil nel Meridione italiano. Le analisi rivelano dati a dir poco sconcertanti: negli ultimi 6 anni, infatti, circa il 64% dei posti di lavoro sarebbero andati perduti ed il prodotto interno lordo, invece, avrebbe subito un calo del 10%.

Laureata Triste

Laureata Triste

Dunque, la crisi economica tracima dagli argini e straripa, come un fiume in piena, invadendo le flebili lande del meridione italiano.

Ad essere travolte dall’inesorabile foga della debacle economica, non sono soltanto le industrie, ma anche le Università. Purtroppo, il divario economico tra atenei settentrionali e meridionali ha raggiunto soglie a dir poco colossali. Nel 2011, ad esempio, la Regione Lombardia ha rimpinguato le casse delle università territoriali con un finanziamento pari a 160 milioni di euro.

Mentre, nello stesso anno, la Regione Puglia ne ha concessi soltanto 3. A distanza di oltre 150 anni dalla sua Unità, quindi, l’Italia sembra non aver ancora risolto del tutto la sua eterna questione meridionale. E questa non è di certo una notizia che faccia ben sperare.

Al di là dell’instabilità economica e della precarietà lavorativa, purtroppo, alcune Università Meridionali non risultano del tutto avulse dal problema parentopoli ed in generale da gravi episodi di illegalità.
Di recente, l’Università di Catania è salita agli onori della cronaca a causa di un nefasto episodio d’illegalità. Uno studente di medicina, figlio di un noto camice bianco siciliano, ha concluso il suo percorso universitario fruendo di ben 17 esami falsificati. La notizia, davvero sconcertante, è giunta in breve tempo all’attenzione dell’opinione pubblica. A darne l’allarme, raccontano alcune testate giornalistiche etnee, sarebbe stato un gruppo di studenti.

L’episodio relativo agli esami falsificati, per quanto angosciante e deleterio, è stato fortunatamente denunciato in maniera a dir poco tempestiva dal Magnifico Rettore Pignataro, il quale, mosso da un grande senso del dovere, ha operato a tutela del buon nome dell’Ateneo ed in difesa della legalità.

Desiderosi di porre in risalto l’importanza del diritto allo studio e della meritocrazia, e, al contempo, di chiarire alcuni aspetti dell’atavica questione parentopoli, abbiamo contattato la Prof.ssa Gentile, Prorettore dell’Università degli Studi di Catania.

Prof.ssa Gentile, Lei è docente ordinario nel settore scientifico disciplinare “Arboricoltura generale e coltivazioni arboree”. Dal 28 marzo 2013 è Prorettore dell’Università degli Studi di Catania. Potrebbe renderci edotti in merito all’importanza del diritto allo studio e della meritocrazia?

Alessandra Gentile

Alessandra Gentile

La missione sociale che il nostro ordinamento affida alle Università mette al centro gli studenti.

Questa affermazione di principio rischia però di essere svuotata, soprattutto in termini di diritto allo studio, dalla difficile congiuntura economica che attraversiamo e da alcune scelte politiche, a mio avviso tutt’altro che lungimiranti, che hanno di fatto precluso l’accesso di tanti giovani all’Università, laddove invece le più recenti indagini collocano il nostro Paese agli ultimi posti delle classifiche dei Paesi Ocse per numero di laureati.

Per rendere concreto il principio del diritto allo studio occorre un cambiamento radicale delle politiche nazionali per l’Università e la ricerca poiché le ristrettezze finanziarie degli Atenei non consentono interventi mirati”.

Laureata

Laureata

Secondo la Grande Guida Università Censis 2013-2014, patrocinata dal gruppo editoriale L’Espresso spa, le università del meridione non sembrerebbero in grado di reggere il confronto con quelle del Nord e del Centro.

L’Università di Catania, ad esempio, sebbene occupi la terza posizione del podio relativo agli atenei meridionali insieme a Bari e Palermo (gruppo IV mega), ha totalizzato soltanto 77,4 punti di media, a fronte dei 93,7 dell’Alma Mater. Prof.ssa Gentile, che cosa ne pensa dell’Ateneo Catanese e, in generale, delle Università meridionali?

“Io credo che non si possa parlare genericamente di Università meridionali e Università settentrionali. Certamente posso dire di conoscere abbastanza bene quali sono i punti di forza e i punti di debolezza dell’Ateneo di Catania per il quale ho lavorato e continuo a lavorare anche con incarichi di responsabilità; e risalire alle motivazioni per le quali fu istituito certamente può aiutare a far comprenderne ruolo e importanza. Io però credo che mai come in questo momento bisogna considerare l’Università come sistema all’interno del più ampio sistema Paese. Per questo motivo sono più preoccupata e consapevole del ruolo fondamentale che l’Università deve avere nel suo complesso in un Paese che voglia rimanere competitivo ed all’altezza della sua tradizione, piuttosto che della classifica dei singoli Atenei. Negli ultimi anni il sistema Universitario nazionale ha fatto grossi sforzi di adeguamento alle sollecitazioni che provengono dalle riforme che si sono succedute e, soprattutto, alle ristrettezze economiche imposte dai tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario. Adesso credo sia il momento di invertire questo trend e permettere agli atenei, tanto del Nord quanto del Sud di svolgere il loro ruolo al servizio del sistema Paese”.

Prof.ssa Gentile, qual è la Sua opinione in merito al Sistema Universitario italiano? Secondo Lei, in Italia esiste un problema “Parentopoli”?

Parentopoli

Parentopoli

“Credo che negli ultimi anni l’Università e la cultura in genere nel nostro Paese abbiano peccato un po’ di ignavia, lasciandosi scivolare addosso e a volte lasciandosi contaminare da forme di malcostume che purtroppo esistono in diversi ambiti. Gli anticorpi dei quali storicamente il luogo principe del sapere, l’Università appunto, storicamente disponeva, in alcuni casi sembra non abbiano funzionato e l’Università, anche per i processi di apertura al territorio di cui si è fatta parte attiva, si è lasciata in alcuni casi invadere da logiche spartitorie (anche con ingerenze esterne) che invece non le appartenevano.

L’Università però, in quanto agenzia educativa e di formazione professionale, può e deve recuperare un ruolo di autorevolezza e tenere acceso per le nuove generazioni il lume della speranza e dell’onestà, intellettuale prima di tutto. Io non credo che si possa generalizzare dicendo che esista un problema “parentopoli” nell’Università italiana e anzi a volte ho il sospetto che determinati casi, che pure vanno individuati e stigmatizzati, siano stati usati pretestuosamente per additare l’intero sistema universitario come corrotto. Non è così! E sono convinta che la percezione del ruolo che l’Università può avere per il sistema Paese sia radicata nell’opinione pubblica e questo è un elemento di fiducia nel futuro. Guai se le giovani generazioni perdessero la passione e l’entusiasmo per il sapere!”.

Una voce di diniego rispetto alla Questione Parentopoli ci viene anche dagli studenti, in particolare è Di Mauro dell’associazione Azione Universitaria a farci conoscere l’opinione?

“E’ inutile negare che di concorsi pilotati in Italia ce ne siano stati tantissimi, come sono altrettanto numerosi i casi di omonimia presenti all’interno dei vari atenei italiani. Un segnale importante di controtendenza, per cercare di porre un freno alla situazione, l’ha sicuramente lanciato la riforma Gelmini del 2010, introducendo l’abilitazione nazionale, con commissione selezionata tramite sorteggio, per il reclutamento dei professori, e proibendo la partecipazione ai concorsi per le posizioni universitarie a coloro i quali abbiano un grado di parentela o affinità fino al quarto grado compreso. La speranza è che tutte le altre riforme dell’istruzione che seguiranno da qui in avanti accentueranno l’importanza del merito e della competenza come unico ed indiscusso criterio selettivo”.

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Ed è di crisi universitaria che si parlerà  Venerdì 13 Dicembre presso l’Aula Ferrari del Palazzo Codacci-Pisanelli in Puglia, alle ore 16.30.  Gli studenti dell’associazione Link Lecce da sempre impegnati nei problemi che riguardano i giovani, l’università e l’istruzione saranno protagonisti di un convegno dal titolo “L’Università del Sud ai tempi della crisi” Alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo i governi rispondono proponendo e imponendo “soluzioni” fallimentari che stanno portando al definitivo smantellamento dell’Università, con conseguenze drammatiche soprattutto per il mezzogiorno.” – Dicono gli studenti di Link Lecce –

– E continuano – Le politiche di austerity adottate negli ultimi anni dimostrano che per il nostro paese i saperi e il diritto allo studio non sono una priorità politica. La stretta sui finanziamenti agli atenei e non ultima la sperequazione nella distribuzione dei punti organico si inseriscono in un progetto sistemico volto a ridurre la spesa pubblica, anche per mezzo di meccanismi di competizione che condannano sempre più corsi di studi e Atenei interi alla chiusura. Esiste un’alternativa per uscire da questo dramma? In questo scenario che prospettive hanno le Università del Sud?  – Concludono gli studenti di Link Lecce –

In Collaborazione con Antonio Migliorino

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