Classifica delle migliori università Italiane a Nord e Sud

Redazione Controcampus 22 Luglio 2013

Classifica delle migliori università Italiane secondo Censis e Anvur.

Le migliori università e facoltà restano al nord, il sud trova enormi difficoltà a decollare da tutti i campi e profili.  Intervista ai Rettori Laforgia e Riccaboni, un punto di vista di due rettori: migliori università al Nord e al Sud.

Classifica Censis Repubblica e Rapporto Anvur, stabiliscono che le migliori università sono al Nord, il Sud stenta a decollare.

Divulgate le classifiche Censis ed Anvur (Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) sulle migliori università e relative alla qualità delle università italiane.

Al di là di qualche lieve dicotomia oggettiva, dalle indagini emerge un dato chiaro e palpabile: fra Nord e Sud continua ad esserci una differenza abissale circa le migliori università.

L’Analisi dell’Anvur sulle migliori università, caratterizzata da un’indagine metodica relativa a 14 aree disciplinari, tende a premiare gli atenei settentrionali di Padova, Milano (Bicocca), Verona, Bologna, Pavia, Torino, Siena, Trento, Bolzano, Ferrara e Pisa (Sant’Anna e Normale).

Male, invece, le Università del Sud. Secondo i 450 esperti, la Valutazione della Qualità della Ricerca Universitaria (VQR) ha il pregio di offrire un’analisi dei dipartimenti degli Atenei e, al contempo, di consentire un confronto della qualità della ricerca nazionale con quella dei principali Paesi internazionali.

  • Rapporto Anvur sulle Migliori Università – Classifica delle migliori università Italiane del Nord ottenuta sommando i risultati inerenti ai singoli ambiti disciplinari, dalla fisica alla matematica, fino alla psicologia.
      • Grandi:
      • I) Padova
      • II) Milano Bicocca
      • III) Verona
      • IV) Bologna
      • V) Pavia
      • VI) Torino
      • VII) Siena
    • Medie:
      •  I) Trento
      • II) Bolzano
      • III) Ferrara
      • IV) Milano San Raffaele
      • V) Piemonte Orientale
    • Piccole:
      • I) Pisa S. Anna
      • II) Pisa Normale
      • III) Roma Luiss
      • IV) Trieste Sissa
  • Classifica delle migliori università Italianedel Sud ottenuta sommando i risultati inerenti ai singoli ambiti disciplinari, dalla fisica alla matematica, fino alla psicologia.
    • Grandi:
      • I) Napoli II
      • II) Salerno
      • III) Calabria
      • IV) Bari
      • V) Cagliari
      • VI) Napoli Federico II
      • VIII) Catania
      • IX) Palermo
      • X) Messina
    • Medie:
      • I) Sannio
      • II) Foggia
      • III) Basilicata
      • IV) Catanzaro
      • V) Napoli L’Orientale
      • VI) Salento
    • Piccole
      • I) Napoli Benincasa
      • II) Benevento Giustino
      • III) Enna

L’analisi della Censis sulle migliori università fa emergere da subito che la migliore Università del Nord è quella di Siena (103,4 punti di media, seguita da Trieste e Trento. Fra le Università del Sud, invece, degne di nota sono le Università di Sassari, Calabria e Salento. Ma le differenze fra Nord e Sud sono abissali. Il Mezzogiorno italiano è in crisi, obnubilato da un inesorabile declino. Il regresso universitario è la cartina al tornasole di un divario geografico tutt’altro che banale.

  • Classifica delle migliori università Italiane (i voti vanno da 66 a 110):
    • La top Ten degli Atenei del Sud
      • I posizione) Sassari 98,8
      • II) Calabria 93,3
      • III) Salento 88,4
      • IV) Cagliari 87,3
      • V) Basilicata 84,9
      • VI) Sannio 79,4
      • VII) Bari e Salerno 79,0
      • VIII) Molise 78,2
      • IX) Catania 77,4
      • X) Messina, Catanzaro e Reggio Calabria 76,6
    • La top Ten degli Atenei del Nord
      • I) Siena 103,4
      • II) Trieste 99,5
      • III) Trento 98,1
      • IV) Modena Reggio Emilia 96,1
      • V) Pavia 94,1
      • VI) Bologna 93,1
      • VII) Camerino 92,6
      • VIII) Macerata 92,5
      • IX) Udine 91,6
      • X) Marche 90,3

Il divario tra Nord e Sud è ormai diventato una triste certezza. Generato da rilevanti diseguaglianze sociali e dicotomici retaggi storico-culturali, l’incolmabile gap tra Nord e Sud, per certi versi, riecheggia, seppur in scala minore, l’impareggiabile e nefasta contrapposizione tra il settentrione ed il meridione del globo terrestre. Al di là degli opinabili paragoni, ad inquietare e destare sconcerto, poi, è anche un altro dato: sempre secondo il Censis, il reddito medio di un abitante del Mezzogiorno sarebbe, addirittura, inferiore a quello di un normale abitante della Grecia, la nazione più colpita dalla crisi degli ultimi anni.

Secondo recenti statistiche, tra il 2008 ed il 2013, la crisi economico-finanziaria avrebbe accelerato il processo di riduzione del Pil nel Meridione italiano. Le analisi rivelano dati a dir poco sconcertanti: negli ultimi 6 anni, infatti, circa il 64% dei posti di lavoro sarebbero andati perduti ed il prodotto interno lordo, invece, avrebbe subito un calo del 10%.

Dunque, la crisi economica tracima dagli argini e straripa, come un fiume in piena, invadendo le flebili lande del meridione italiano. Ad essere travolte dall’inesorabile foga della debacle economica, non sono soltanto le industrie, ma anche le Università. Purtroppo, il divario economico tra atenei settentrionali e meridionali ha raggiunto soglie a dir poco colossali. Nel 2011, ad esempio, la Regione Lombardia ha rimpinguato le casse delle università territoriali con un finanziamento pari a 160 milioni di euro. Mentre, nello stesso anno, la Regione Puglia ne ha concessi soltanto 3. A distanza di oltre 150 anni dalla sua Unità, quindi, l’Italia sembra non aver ancora risolto del tutto la sua eterna questione meridionale. E questa non è di certo una notizia che faccia ben sperare.

L’Università di Siena fa da cartina al tornasole del lento ed inesorabile divario esistente tra Università del Sud e del Nord.  Situata nel cuore della Toscana, culla del rinascimento culturale italiano, l’Università di Siena è, senza alcun dubbio, uno dei siti accademici più antichi d’Europa. Con i suoi oltre 760 anni di attività accademica, e con la sua splendida sede centrale, ubicata in via Banchi di Sotto, nell’ex Monastero di San Vigilio, martire della fede e santo della Chiesa Cattolica, il complesso universitario senese simboleggia gran parte del retaggio culturale italiano.

Non a caso, infatti, negli ultimi anni, l’Università di Siena ha ottenuto numerosi riconoscimenti, scelta tra le migliori università. Secondo la graduatoria pubblicata da Il Sole 24 Ore, nel 2012, l’ateneo toscano si troverebbe al terzo posto della classifica relativa agli atenei generalisti e le migliori università. Mentre, per la Repubblica (indagine Censis), Siena occuperebbe il primo posto nella classifica delle migliori università Italiane2013-2014 (103,4 media) concernente gli atenei di medie dimensioni. Ad incrementare ulteriormente l’elogio descrittivo dell’ateneo senese, poi, è la lista dei laureati e docenti celebri.

Al di là dell’evidente ed inesorabile divario relativo agli atenei del Sud e del Nord, però, c’è una piacevole sorpresa. Un’eccezione che invalida la regola e lancia messaggi di speranza. Non tutte le Università meridionali appaiono scalfite dall’infausto declino. L’Università del Salento, ad esempio, simboleggia il riscatto della cultura e dell’insegnamento accademico meridionali.

Al fin di comprendere e chiarire, nel migliore dei  modi, le problematiche relative al divario tra Università del Sud e del Nord ed, al contempo, di far luce sull’atavica questione meridionale italiana, abbiamo deciso d’intervistare il Prof. Domenico Laforgia, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi del Salento ed il Prof. Angelo Riccaboni, Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Siena.

Prof. Laforgia, secondo Lei, è verosimile ipotizzare l’esistenza di un’antitesi culturale, strutturale ed organizzativa fra Università del Nord e del Sud? Ci parli dell’Università del Salento.

“Non credo si possa parlare di antitesi culturale, strutturale ed organizzativa tra Università del Sud e del Nord. Le differenze, quando ci sono, sono legate alla storia di ciascuna Università, al consolidamento della propria comunità e al radicamento territoriale. Una differenza sostanziale è nella missione. Le Università del Sud sono chiamate ad una terza missione, quella dello sviluppo territoriale a cui non vengono più chiamate da un pezzo le Università del Nord. Il territorio si attende un forte aiuto allo sviluppo. Gli enti territoriali chiedono supporto in quasi tutte le direzioni e la popolazione si aspetta che l’Università risolva tutti i problemi partendo da quelli economici, a causa dei quali dovrebbe offrire quasi gratuitamente i servizi didattici ai propri allievi perché godono di un PIL pari al 60% di quello delle regioni settentrionali”.

“Questa terza missione distrae fortemente i ricercatori meridionali che, dovendo rispondere adeguatamente alle richieste del territorio, alle volte sono distratti dai fondamentali compiti della ricerca scientifica e finiscono per produrre scientificamente di meno in termini di quantità non di qualità. Inoltre, sicuramente una seconda non trascurabile differenza è legata alla contribuzione studentesca che, a causa della differenza del PIL, ripropone analoga riduzione causando mancate entrate all’Università che nessun Ente territoriale è in grado di colmare.

L’Università del Salento, nel panorama meridionale, spicca per iniziativa e capacità di ricerca. Da qualche anno ha accelerato i processi di collaborazione industriale e conta ben 39 spin off che danno lavoro complessivamente a più di 400 laureati. La nostra Università è da annoverare tra quelle virtuose perché non ha debiti e ha i conti in pareggio pur scontando un cronico sotto finanziamento da parte governativa. Vi sono straordinarie eccellenze come le Nanotecnologie, l’energetica, la biologia, in particolare marina, e l’archeologia. Un punto di forza importante è nell’ambito dei Beni Culturali che ha fornito al territorio le basi per avviare un grande percorso di crescita attraverso l’attrazione turistica legata ai Beni Culturali ricchi nel Salento. Il corpo accademico è vivace e fortemente orientato all’internazionalizzazione. I nostri studenti sono la parte migliore di tutta l’Università e mostrano una non comune serietà ed una grande creatività. La città di Lecce ha avviato da tempo la trasformazione in città universitari ed offre un ottimo livello di accoglienza a tutti coloro che scelgono di venire a studiare da noi”.

Lei è un intellettuale, un uomo di scienza di origini meridionali. Cosa ne pensa dell’attuale disparità culturale ed economica fra i due storici blocchi geografici del Bel Paese?

“Ritengo che ci siano state ragioni strategiche per sostenere maggiormente le regioni settentrionali all’indomani dell’unità d’Italia. Per i primi 100 anni le risorse non sono state distribuite in maniera non equilibrata e questo ha determinato lo squilibrio economico, non mi sento invece di sostenere che vi sia una differenza culturale, ma al più esiste una forte differenza nell’approccio verso lo Stato. Nelle regioni meridionali la cosa pubblica non è percepita come bene comune, ma anzi come qual cosa da depredare, e questa concezione non dipende soltanto da fattori culturali ma anche dalla percezione di uno Stato inteso come prevaricatore e in alcuni casi ostile. Nei decenni della Cassa del Mezzogiorno si è tentato un parziale riequilibrio delle risorse con discreti risultati, ma ancora una volta c’è stato un prelievo prevalentemente diretto verso il Nord delle risorse ordinarie che, così facendo, non ha consentito alle risorse straordinarie di ottenere i risultati attesi perché hanno assunto il compito di colmare le carenze generate dalla distribuzione non equilibrata di quelle ordinarie.

Ritengo che occorra completare la infrastrutturazione al Sud prima di tentare di colmare le differenze economiche, mentre per le differenze di attitudine verso la pubblica amministrazione occorre veramente rifondare le Pubbliche amministrazioni meridionali, troppo spesso dominate da un sindacalismo di basso profilo che protegge il privilegio e il diritto di percepire uno stipendio senza lavorare”.

Cosa ne pensa del Sistema Universitario Italiano e del precariato? L’Università del Salento è stata scalfita dal calo delle iscrizioni?

“Ritengo che il Sistema universitario italiano sia uno dei migliori del mondo, se non il migliore, perché produce  laureati di  un livello elevatissimo pur godendo di modeste risorse finanziarie. Nessun sistema concorrente di altri Paesi è in grado di fornire analogo livello di qualità dei laureati con simile impegno economico da parte del proprio Governo.  La cattiva fama di cui recentemente gode l’Università italiana è ingiusta e priva di fondamento. Mi piacerebbe vedere qualcuno dei saccenti giornalisti esporre il proprio caso di cattiva esperienza universitaria spiegandocene il perché.

Assistiamo, invece, ad un continuo denigrare con luoghi comuni che ignorano il lavoro dei tantissimi,  messi  alla berlina per le cattive azioni dei pochi. I media non parlano quasi mai delle tantissime cose buone prodotte dalle Università, ma si gettano a corpo morto su tutti i più piccoli scandali pur di denigrare selvaggiamente un sistema che va bene e produce ottimi laureati. In Italia esistono cattivi comportamenti in ogni ambito, il familismo e il nepotismo sono malattie nazionali e il sistema universitario ne presenta nelle stesse percentuali del Paese, ma di qui a generalizzare mi sembra eccessivo e diffamante per coloro che servono il Paese con serietà e abnegazioni, formando splendidi giovani e producendo con poche risorse una ricerca apprezzata  e competitiva in ambito internazionale. L’Università del Salento ha subito lo stesso decremento delle iscrizioni del resto del Paese ma nel’anno accademico in corso questa tendenza si è invertita e stiamo godendo di una crescita superiore al 4% delle immatricolazioni. La nostra Università, inoltre, ha adottato una strategia di riduzione dei fuoricorso che ha sortito i suoi effetti riducendo in modo significativo anche gli iscritti. La situazione, sottolineo a conti economici in perfetto pareggio, sta notevolmente migliorando la qualità degli studi con un significativo incremento degli studenti in corso”.

Prof. Riccaboni, da quando è diventato Rettore, l’Università di Siena ha ripreso la sua marcia trionfale, scalando diverse posizioni nella classifica delle migliori università Italiane. Potrebbe renderci edotti in merito all’importanza culturale dell’Università di Siena? Secondo Lei, è verosimile ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio connubio storico tra l’ateneo senese e la cultura italiana?

“L’Università di Siena, che è una delle più antiche d’Europa, è nata in un periodo nel quale la città era una delle capitali del mondo occidentale, capace di creare capolavori architettonici e artistici di inestimabile pregio. In quel momento ci fu evidentemente precisa coscienza del valore che rappresentavano il sapere e insieme la necessità di trasmetterlo alle generazioni future. Il fatto che Ambrogio Lorenzetti nel Buon Governo abbia rappresentato un maestro e dei discenti, testimonia il significato profondo che alla cultura e al sapere veniva attribuito già allora come strumenti di evoluzione e di sviluppo sociale, economico e politico. Nei secoli successivi l’Università di Siena ha continuato ad essere un punto di riferimento per la cultura italiana ed europea. Vi sono molte testimonianze – molte delle quali conservate nei documenti del nostro archivio storico – di illustri personaggi che hanno compiuto qui i loro studi e molti studiosi stranieri hanno sempre scelto Siena per la loro specializzazione, come diremmo oggi, soprattutto per gli studi in campo medico e giuridico. Molti i nomi illustri anche tra i docenti, anche nelle epoche a noi più vicine, come Piero Calamandrei, Norberto Bobbio, Franco Fortini, Antonio Tabucchi e molti altri protagonisti della cultura italiana fino ai giorni nostri”.

Cosa ne pensa del Sistema Universitario Italiano e del precariato?

“In questi ultimi anni il sistema universitario italiano è stato sottoposto varie volte a riforme con lo scopo di rinnovarlo e renderlo competitivo rispetto ai sistemi dei paesi più avanzati. Evidentemente, questi processi non hanno raggiunto del tutto gli obiettivi e il lavoro che resta da fare è sicuramente molto. E’ un dato di fatto che negli ultimi anni l’Università nel suo complesso è sempre stata sottoposta a pesanti tagli nei finanziamenti pubblici. Tuttavia, nonostante molte difficoltà e il cronico sotto finanziamento, il sistema universitario italiano, complessivamente è uno dei più produttivi, tanto più se ne consideriamo le ridotte dimensioni rispetto a colossi come quelli del mondo statunitense o anglosassone. A questo proposito mi preme ricordare che l’Università di Siena, pur con le sue contenute dimensioni, è sempre censita nelle classifiche tra le migliori università del mondo. Ultimo in ordine di pubblicazione, cito il ranking URAP, redatto da un istituto di ricerca di Ankara, nel quale siamo per produttività scientifica al 366° posto nel mondo e al 14° su scala nazionale. Quanto al precariato, esso è purtroppo un fattore di grave instabilità nell’esistenza dei giovani, un fenomeno negativo dei nostri tempi, a cui vanno trovate soluzioni. Come Università di Siena ci stiamo impegnando con un progetto che va incontro ai giovani laureati, USiena Open, che mira a dare gratuitamente ai nostri laureati strumenti formativi concreti per l’approccio al mondo del lavoro, attraverso attività di orientamento e relazione che vedono anche la partecipazione di imprenditori, esperti della ricerca, rappresentanti degli organismi dei vari settori. L’obiettivo delle attività è insomma preparare al massimo al mondo del lavoro e anche alla cultura dell’imprenditorialità”.

Le opinioni espresse dai Rettori Laforgia e Riccaboni hanno il merito di chiarire l’importante retaggio storico-culturale delle Università di Siena e del Salento ed, al contempo, di porre l’accento sulla produttività del Sistema Universitario Italiano, che, nonostante la crisi degli ultimi anni ed, in particolare, il cronico sotto finanziamento, continua a raggiungere dei buoni risultati.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto