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7 Febbraio 2019

Università Insubria partecipa agli scavi archeologici dei fratelli Castiglioni

Università Insubria partecipa agli scavi archeologici dei fratelli Castiglioni
Università Insubria partecipa agli scavi archeologici dei fratelli Castiglioni

Università Insubria partecipa agli scavi archeologici dei fratelli Castiglioni

Un dottorando dell’Università Insubria partecipa agli scavi archeologici avviati dai fratelli Castiglioni ad Adulis, in Eritrea.

L’Università dell’Insubria collabora con la missione archeologica italiana che da circa un anno sta scavando in Eritrea. Per riportare alla luce l’antica città di Adulis, considerata la «Pompei Africana». Nell’ambito di un progetto varato nel 2008 dai fratelli varesini Angelo e Alfredo Castiglioni, famosiantropologi-archeologi (purtroppo Alfredo è mancato nel 2016).

Nel 2018 è stata firmata una convenzione tra il Centro di ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia dell’Ateneo. Dretto da Ilaria Gorini e coordinato da Marta Licata, e il Ce.R.D.O. Centro Ricerche Deserto Orientale fondato dai Castiglioni. Il dottorando Omar Larentis. pParte per Adulis l’8 febbraio e per circa un mese parteciperà al recupero e allo studio degli scheletri ritrovati nei dintorni dell’antica città.

Adulis eraun ricchissimo porto del regno di Axum e nel VII secolo d.C. fu distrutta daun’alluvione che la coprì di una spessa coltre di fango. Solo a fine ‘800 che una spedizione del British Museum riportò alla luce una grande basilica cristiana. Nel ‘900 ci furono gli scavi dell’archeologo Roberto Paribeni. E poi il sito fu di nuovo abbandonato e coperto dalla sabbia. Fino all’intervento dei fratelli Castiglioni. La loro ipotesi è che l’area dove sorge Adulis possa essere collegata con la Terra di Punt, citata nella Bibbia come la regione abitata dai discendenti di Cam, figlio di Noè.

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Gli scavi, avviati da diversi anni, durano circa un mese: sono diretti dall’archeologa Serena Massa, dell’Università Cattolica di Milano. Finora è emerso solo l’1% di una città che copre circa 40 ettari e sono state trovate tre basiliche paleocristiane, testimonianza interessante perché Adulis era al di fuori dei confini dell’Impero romano. È stata ritrovata anche la Porta Occidentale della città, dove si trovava il leggendario Trono di Marmo di Adulis, oggi perduto.

La missione italiana in cui l’Università Insubria partecipa agli scavi archeologici è sostenuta dal Centro Ricerche sul Deserto Orientale (Ce.R.D.O.), fondato dagli stessi fratelli Castiglioni, dal Ministero degli Esteri italiano e da un gruppo privato. Le autorità eritree forniscono logistica e manodopera locale. Il personale scientifico e le attrezzature tecniche sono a cura di: Politecnico di Milano, Università Cattolica, Università Orientale di Napoli, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e ora anche Università dell’Insubria di Varese.

Dottorando Omar Larentis dell’Università Insubria gli scavi archeologici

Omar Larentis è dottorando nel corso in Medicina Sperimentale e Medical Humanities dell’Università dell’Insubria. Inoltre, è membro dello staff del Centro di Ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia. Opera come bioarcheologo, antropologo fisico e paleopatologo. Concorre a ricostruire gli antichi riti di sepoltura e ridonare un’identità agli scheletri, permettendo di conoscerne il sesso, l’età, le patologie di cui soffrivano e il cibo di cui si nutrivano.

Il Centro di Ricerca, che ha sede a Varese, è diretto da Ilaria Gorini. Coordinatore della attività è Marta Licata, che è tecnico scientifico del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita dell’Insubria (direttore Luigi Valdatta). Nonché docente di Archeobiologia, di Antropologia Fisica e di Storia della Medicina. Gli storici della Medicina della nostra Università hanno operato con le proprie competenze sui siti archeologici fin dal 1997. Ora il Centro di Ricerca promuove e dirige scavi di antichi cimiteri presso diverse chiese del territorio insubre.

Laboratori di bioarcheologia, antropologia e paleopatologia sono stati allestiti direttamente sui luoghi dei ritrovamenti. Alle campagne di indagine partecipano studenti universitari di Medicina, Biotecnologie, Scienze Motorie e Scienze della Comunicazione. Gli scavi riapriranno in primavera e si attendono buoni risultati scientifici.

Nei corsi di laurea di Biotecnologie e di Scienze della Comunicazione dell’Università dell’Insubria è attivo l’insegnamento di Archeobiologia. (Marta Licata) E recentemente è stato inserito anche un corso di Archeologia, Storia dell’Arte e Topografia dall’Alto Medioevo all’età Moderna (professor Andrea Spiriti). In passato gli insegnamenti di Musei della Medicina, Paleopatologia e Archeobiologia facevano capo alla Facoltà di Medicina.

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