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24 Aprile 2019

Vannini: cosa e quando è successo l’omicidio: storia e caso Le Iene

Omicidio Vannini fonte Le Iene
Omicidio Vannini fonte Le Iene

Omicidio Vannini fonte Le Iene

Riassunto del caso Omicidio Vannini: cosa e quando è successo, dalla storia dell’omicidio ai servizi de Le Iene, dalle sentente e ricorso in cassazione alle notizie sulla morte di Marco Vannini.

L’Omicidio Vannini è uno dei più terribili ed inspiegabili degli ultimi anni. Non solo per la perdita di una giovane vita, ma per le paure che è riuscito a far diventare realtà.

La protezione di una famiglia, la fiducia, l’amore e la compassione. Marco provava questo per la famiglia della sua ragazza. La stessa famiglia che l’ha fatto morire.

Un caso di omicidio ancora più tragico perchè non solo ha visto il tradimento di una promessa, ma perchè nato da futili motivi. Oltre che coperto da una coltre di bugie che si sarebbe diradata alla prima indagine, come è successo. Senza contare che, proprio il voler coprirsi a vicenda della famiglia Ciontoli, ha portato alla morte certa di Marco Vannini.

Marco Vannini si sarebbe potuto salvare se avessero chiamato subito l’ambulanza. Invece i Ciontoli hanno atteso ore, hanno dipanato inutili bugie e hanno condannato a morte una persone che aveva totale fiducia in loro e li considerava una famiglia.

Omicidio Vannini: cosa e quando è successo, storia, ricostruzione e servizi speciali de Le Iene

Tutto inizia il 17 maggio 2015, quando Marco Vannini chiama a casa per dire che si sarebbe fermato dalla sua ragazza anche a dormire. Una cosa che marco faceva spesso, così come lei stava spesso da lui.

Questo verso le 23:00, ma appena 40 minuti dopo il 118 riceve una chiamata, Marco si è sentito male, stando ai genitori della sua ragazza. Subito dopo, però, c’è il “ritiro” della richiesta d’aiuto. Non serve più. Nonostante chi ha risposto alla chiamata d’aiuto ricorda di aver sentito grida d’aiuto.

30 minuti dopo, alle 00:10, arriva un’altra chiamata al 118, un codice verde. Un ragazzo si è ferito alla schiena con un pettine appuntito, niente di grave. Tuttavia, una volta che il ragazzo viene prelevato e portato in ospedale, i paramedici si accorgono subito che c’è qualcosa che non va.  Infatti, una volta arrivati in ospedale, la situazione si rivela davvero gravissima.

La rete di bugie, che ha ritardato i soccorsi di almeno un’ora, inizia a dipanarsi. E continuare con i Ciontoli che chiamano i genitori di Marco, dicendo che il figlio è in ospedale solo perchè caduto dalle scale.

Un mistero che si rivela una falsità, e che porta, nel 2019, la condanna di Antonio Ciontoli, padre della fidanzata di Marco. Ciontoli è stato condannato a 5 anni per omicidio colposo, ma non finisce qui. I legali della famiglia Vannini hanno presentato ricorso in Cassazione, richiedendo l’omicidio volontario per tutti i Ciontoli.

Una scelta dovuta dal fatto che il silenzio dei testimoni ha ucciso Marco quanto e più del colpo di pistola.

Chi è Marco e come è morto: colpo di pistola partito per sbaglio

Marco Vannini, infatti, è stato ucciso da un colpo di pistola. E il fratello della fidanzata di Marco lo dice ai genitori del ragazzo non appena arrivano in ospedale. “Stavamo solo giocando, è partito un colpo”.

Ed è così che Marco Vannini è morto, con un colpo di pistola partito per sbaglio. Un colpo che è entrato sotto al braccio, perforando polmone e cuore per poi uscire fuori. Ma è stato davvero quello a ucciderlo? Il bossolo è stato da subito il movente. La prima chiamata al 118 è stata fatta alle 23:40, Marco arriva al Gemelli di Roma alle 03:00.

Marco Vannini era fidanzato da tre anni con la figlia di Antonio Ciontoli, ed ormai era di famiglia con loro.  Si fidava di loro, e un incidente può capitare, ma l’insabbiamento dello stesso è opera di una mente criminale. La sua fidanzata, il padre, la madre e il fratello con la ragazza. Erano tutti sulla scena del crimine e tutti hanno taciuto su quello che è successo.

Se avessero chiamato subito l’ambulanza e detto cosa è successo ci sarebbero state molte più probabilità di salvare Marco. Un ragazzo che si fidava di loro come fossero la sua famiglia.

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