Come diventare bagnino in piscina o al mare: requisiti e brevetti

Daniela Saraco 25 Giugno 2019

Ecco come diventare bagnino in piscina o al mare: cosa fare e cosa serve per salvare persone in acqua, requisiti e brevetti di un lavoro fatto di grandi responsabilità.

Per svolgere questa professione è necessario essere in possesso di molte competenze oltre che conseguire un’abilitazione e un brevetto. Con l’arrivo della stagione estiva non sono poche le  opportunità di lavoro stagionali che si presentano per questa professione. Il bagnino di salvataggio è, infatti, una figura professionale obbligatoria in tutti gli stabilimenti italiani.

Il percorso da seguire  non è semplice e non è accessibile a tutti. Dopo il superamento dei corsi specifici, dove ci si abilita non solo alle operazioni di recupero, ma anche alle prestazioni di primo soccorso, si deve  poi sostenere un doppio esame teorico e pratico, passato il quale si otterrà il brevetto di bagnino.

Il ruolo del bagnino non si limita al semplice salvataggio di persone in pericolo. Questa figura deve  garantire il rispetto delle misure di sicurezza in tutti quei luoghi dove, soprattutto in estate, l’affluenza  di persone potrebbe comportare  rischi. Il suo compito, dunque, si articola nel monitoraggio e nella supervisione di tutte le  attività acquatiche.

Come diventare bagnino in piscina o al mare: cosa fare e serve per salvare persone in acqua

Ma come si fa il bagnino e cosa serve? Bisogna innanzitutto saper nuotare o avere delle buone prestazioni fisiche. Ma queste non sono le uniche competenze per indossare la canottiera rossa sulle spiagge. Per diventare un assistente bagnanti è necessario seguire un percorso professionalizzante che mira  all’ottenimento del brevetto da bagnino.

Esistono tre diverse tipologie di brevetto:

  • Brevetto P: valido  per le piscine;
  • Brevetto IP: valido per le acque interne (e quindi non solo per le piscine ma anche per i laghi, i fiumi e tutti gli specchi d’acqua che rientrano nella definizione di acque interne);
  • Brevetto MIP: valido per le piscine, tutte le acque interne e il mare.

I corsi di formazione possono essere svolti presso i seguenti enti:

  • Società Nazionale di Salvamento;
  • Federazione Italiana Nuoto sezione salvamento;
  • Federazione Italiana Salvamento Acquatico;

Per poter frequentare i corsi sono necessari un’età compresa tra i 16 e i 65 anni, ed essere in possesso di idonee condizioni psicofisiche certificate da un medico. Alla fine del corso e dopo il superamento dell’esame finale verrà rilasciato il brevetto di bagnino. I corsi possono anche prevedere dei tirocini prima della prova finale.

Tra le argomentazioni di studio nei corsi di formazione per ritroviamo:

  • Nozioni di primo soccorso;
  • Anatomia;
  • Meteorologia;
  • Trattamento delle acque di piscina, in materia di responsabilità e sicurezza e sulla tutela ambientale e sanitaria.I corsi precedono momenti di teoria e pratica dedicati alla somministrazione dell’ossigeno e all’uso del defibrillatore.

Requisiti per fare il bagnino e brevetti da avere: quali sono

I requisiti necessari per diventare bagnino di salvataggio sono:

  • Essere socio della Società Nazionale di Salvamento;
  • Essere in possesso di capacità natatorie (anche se non è necessario aver fatto nuoto agonistico);
  • Essere in possesso di idonee condizioni psicofisiche certificate da un medico;
  •  Avere un’età compresa tra 16 e 55 anni;
  • Essere cittadino italiano, dell’Unione Europea, o essere in possesso di permesso di soggiorno se cittadino extracomunitario.;

Come specificato in precedenza, esistono diverse tipologie di brevetto.

Il corso per bagnino di salvataggio “mare” prevede:

  • 12 lezioni di teoria e almeno
  • 9 lezioni relative al primo soccorso e al BLS (Basic Life Support)
  •  20 lezioni in acqua di nuoto di salvataggio
  •  6 lezioni di voga su pattino di salvataggio. E’ necessario, dunque, svolgere  almeno 47 lezioni!

La durata temporale del corso è non  meno di due mesi. Infine, come diventare bagnino in piscina? Il corso per bagnino di salvataggio piscina non prevede le lezioni che riguardano il mare, ed ha quindi una più breve durata.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto