Permessi retribuiti lavoratori dipendenti: quali sono, quando richiederli

Daniela Saraco 26 Luglio 2019

Scopriamo come funzionano i permessi retribuiti lavoratori dipendenti: studio, lutto, donazione sangue, permessi elettorali, quali sono i permessi del lavoratore e quando richiederli.

Con la parola permessi sul lavoro si intende un periodo di tempo in cui un dipendente, in qualsiasi settore lavori, può assentarsi dal posto di lavoro conservando la sua retribuzione secondo quanto stabilito dal suo contratto.

Le ore di permesso vengono maturate mese dopo mese, sempre in base al CCNL e, per sapere quante sono, basta guardare la parte bassa della busta paga.

Specifichiamo che per la generalità dei lavoratori esistono due tipologie di permessi retribuiti, ovvero:

  • ROL(riduzione orario di lavoro)
  • Ex festività

Esistono poi, sia per i lavoratori del settore pubblico che privato, delle particolari tipologie di assenza giustificata dal lavoro, come nel caso in cui bisogna sostenere un esame all’università o quando si è subito il  lutto di un familiare. Tutti i permessi devono essere sempre autorizzati dal datore di lavoro.

Il lavoratore che è costretto ad assentarsi , dunque, ha l’obbligo di avvertire tempestivamente il suo superiore o la direzione. Nella comunicazione vanno indicati i giorni  o le ore di permesso che si vogliono utilizzare.

Una volta rientrato a lavoro, il dipendente deve consegnare al datore di lavoro la documentazione relativa all’assenza.

Quali sono i permessi retribuiti per lavoratori dipendenti pubblici e privati oltre la malattia

Uno dei principali permessi retribuiti è quello per malattia del lavoratore, nella pubblica amministrazione o nel settore privato. Vediamo nel dettaglio quali sono e per quali motivazioni si può richiedere un permesso retribuito, ovvero:

  • Rol: I CCNL riconoscono ad ogni lavoratore dei permessi che si maturano ogni mese rispetto al contratto collettivo di riferimento. Per capire quanti ROL si hanno a disposizione basta consultare la propria busta paga;
  • Ex festività: si tratta di un giorno di permesso che spetta quando una delle ex festività, non riconosciute più nel nostro ordinamento, cadono in un giorno lavorativo;
  • Permessi studio: fino ad un massimo di 150 ore, sono permessi utilizzabili in un massimo di tre anni per sostenere esami scolastici o universitari;
  • Donazione di sangue o midollo: il lavoratore che vuole richiedere il permesso per la donazione di sangue deve presentare la certificazione della donazione firmata dal medico che ha eseguito il prelievo.
  • Permessi per motivi personali: In alcuni CCNL, come per quello della scuola, sono disponibili tre giorni l’anno di permesso retribuito per motivi personali.
  • Permessi per lutto: Il permesso per lutto è il congedo facoltativo – e retribuito – per i dipendenti ai quali è venuto a mancare il coniuge, il convivente o un familiare (entro il II grado di parentela) e concede fino ad un massimo di 3 giorni l’anno di permessi retribuiti.Il permesso riguarda esclusivamente i giorni lavorativi, quindi nel calcolo non rientrano i festivi e i giorni di riposo.
  • Matrimonio: In caso di nozze il lavoratore ha diritto a 15 giorni (incluso quello della cerimonia) consecutivi di permessi retribuiti:
    • Validi durante l’anno solare in cui si è congiunto in matrimonio;
    • Non influenti sui giorni di ferie maturati;
    • Considerati ai fini dell’anzianità di servizio.

Come e quando richiedere un permesso retribuito: requisiti e modalità

Chiediamo al Dott. Di Vuolo, consulente del lavoro, come funzionano e come richiedere un permesso lavorativo retribuito.

Il consulente informa: ”I permessi sono periodi di tempo durante i quali al lavoratore è concesso di assentarsi dal lavoro senza perdere la retribuzione.”

– Continua – “Si tratta di permessi richiesti in base alle necessità, che non sempre sposano le esigenze aziendali o del datore di lavoro. Se l’assenza dal luogo di lavoro è programmata, ovvero il lavoratore sa già di non poter essere presente  in una determinata data, è obbligato a darne comunicazione al datore di lavoro. Se l’assenza è improvvisa, deve comunque avvisare telefonicamente il datore di lavoro.”

Il Dott. Di Vuolo ci spiega anche come incidono economicamente ferie e permessi per le aziende, ovvero: “Poiché permessi e ferie non goduti devono essere liquidati in busta paga, gravando sul bilancio di una qualsiasi azienda, i datori di lavoro preferiscono che i dipendenti usufruiscano prima dei permessi e poi delle ferie. Va ricordato che è diritto di ogni lavoratore avere a disposizione dei giorni in cui assentarsi dal lavoro, senza aver paura di perdere il posto o la retribuzione!” – Conclude –

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto