Bonus mobili 2019: requisiti con o senza ristrutturazione

Daniela Saraco 30 Settembre 2019

Ecco come richiedere il bonus mobili 2019: come funziona e quali sono i requisiti richiesti, con o senza ristrutturazione, scadenze e date.

Fino  al 31 dicembre 2019 è attivo  il bonus mobili, la detrazione del 50 per cento rivolta a chi acquista mobili ed elettrodomestici a seguito di lavori di ristrutturazione.

L’agevolazione è stata prorogata dalla recente legge di bilancio anche per gli acquisti del 2019. Per usufruire dell’agevolazione è necessario che la data di inizio lavori sia anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici.

Il bonus mobili 2019 può  essere richiesto fino ad un massimo di 10.000 euro di spesa e ne possono usufruire tutti i contribuenti che ristrutturano casa accedendo alla relativa detrazione fiscale. Ma in cosa consiste? E come funziona?

Immaginiamo di ristrutturare casa e di acquistare una cucina da 20.000 €. L’Agenzia delle Entrate restituisce il 50 % in detrazioni Irpef. Quindi, non viene restituita in contanti la cifra di 5.000 €  ma la somma viene scalata  dalle tasse future. L’Agenzia delle Entrate, quindi, si occupa di spiegare nel dettaglio come funziona il bonus. Fornisce, difatti, anche l’elenco dei beni e delle spese ammesse in detrazione fiscale. In linea di massima i  mobili più comuni il cui acquisto ricade in detrazione sono: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi,impianti di illuminazione. Ricadono in detrazione anche gli elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni), come rilevabile dall’etichetta energetica.

Requisiti bonus mobili 2019 con ristrutturazione, come richiederlo e quali sono i requisiti

Per usufruire del bonus è obbligatorio dichiarare le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi, per poi scalare dalle tasse le somme spese. Per beneficiare dell’incentivo, è obbligatorio , inoltre, pagare i mobili o gli elettrodomestici  con bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito. Non sono ammessi contanti, assegni bancari o altri mezzi di pagamento. Stesse modalità sono richieste per il pagamento delle spese di trasporto e di montaggio dei beni.

E’ importante, inoltre, conservare le fatture che riportano il codice fiscale dell’acquirente, con la specifica della natura, della qualità e della quantità dei beni e dei servizi acquistati, e le ricevute di pagamento. Se lo scontrino o la fattura non riportano i dati del compratore, si può fruire del bonus solo se c’è riconducibilità al contribuente titolare del bancomat in base alla corrispondenza con i dati della transazione .  Per dimostrare la data di inizio lavori di recupero del patrimonio edilizio, bisogna conservare le abilitazioni amministrative o le comunicazioni richieste dalla legislazione edilizia. Per gli interventi edilizi per i quali non sono previste comunicazioni o titoli abilitativi, basta attestare la data di inizio lavori con una semplice dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Requisiti incentivo per mobili ed elettrodomestici senza ristrutturazione

Per usufruire delle detrazioni per il bonus mobili è indispensabile che siano avvenuti lavori di ristrutturazione edilizia. La detrazione spetta anche quando i beni acquistati sono destinati ad arredare un ambiente diverso dello stesso immobile oggetto di intervento edilizio.

Dunque, per usufruire del bonus mobili sono necessari due requisiti:

  • realizzare una ristrutturazione;
  • usufruire della relativa detrazione.

Per poter usufruire della detrazione sono, dunque,  necessari interventi di ristrutturazione edilizia o  manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto