Scuola on line e didattica a distanza per Coronavirus senza computer

Daniela Saraco 13 Marzo 2020

Nuovo progetto di scuola on line e didattica a distanza per emergenza Coronavirus senza computer, parliamo dell'iniziativa Modi a Milano della docente Caterina Cassese.

L’emergenza Coronavirus attiva la didattica a distanza, ma è possibile studiare  anche senza computer, table o pc?

E’ la professoressa Cassese insegnate di Italiano, storia, arte e inglese della scuola primaria a spiegarci come è possibile formazione e didattica online senza pc, cos’è e come funziona la didattica online nel suo progetto.

Le scuole e i docenti, di fronte all’emergenza coronavirus, hanno sperimentato modalità didattiche che permettono agli studenti di continuare il programma scolastico. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020, infatti,  afferma che i dirigenti scolastici devono attivare modalità di didattica a distanza.

La presenza di internet e le innovazioni tecnologiche hanno, difatti, introdotto nuove modalità comunicative e di condivisione. Dunque i canali di comunicazione sono ottimi alleati per permettere agli studenti di non perdere la continuità scolastica.

Le forme di didattica a distanza sono molteplici. C’è chi ha attivato la scuola on line con piattaforme, Skype o WeSchool, Google Suite for Education, RAISCUOLA. C’è chi, invece, preferisce continuare la didattica in modalità tradizionale. Perchè accade questo? Le motivazioni sono svariate. In primis c’è chi si sottrae alla formazione a distanza perchè non è in grado di attuarla. Una percentuale minima di docenti, infatti, non ha conoscenze informatiche e telematiche. Ci sono, poi, alcuni insegnanti che hanno problemi di connessione. Di conseguenza chi non dispone di wi-fi o fibra internet, può connettersi solo attraverso lo smartphone che non può, però, gestire file multimediali di grande peso digitale. C’è, infine, chi preferisce migliorare l’organizzazione didattica in maniera tradizionale.

Come? Con il programma MO.DI. In cosa consiste il progetto MODI? E’ una proposta innovativa per riformare la didattica e migliorare la qualità dell’apprendimento e il benessere scolastico, e si rivolge soprattutto agli alunni dell’istituto di primaria, ex elementare. Vediamo nel dettaglio come funziona il progetto MODI, la didattica a distanza senza la scuola on line.

Il progetto di scuola on line e didattica a distanza senza computer: progetto Modi a Milano

Raffaele Ciambrone, pedagogista e funzionario del Miur, ha ideato il programma MODI, che significa Migliorare l’Organizzazione Didattica. E’ una piccola rivoluzione, per innovare l’istruzione scolastica nel rispetto delle sue regole. Ma nel pratico come è organizzata la scuola on line con MODI? La didattica viene affrontata con un approccio ciclico. I bambini studiano le varie materie nell’arco della giornata. Il calendario didattico, infatti,  prevede cicli alternati, della durata di una settimana, da dedicare alle discipline umanistiche e a quelle scientifiche. Di conseguenza, al mattino si studiano le discipline umanistiche o matematico-scientifiche, mentre al pomeriggio si potenziano le competenze attraverso laboratori pratici. 

Il Progetto interessa 14 istituti italiani, di cui otto a Milano. All’istituto comprensivo di Ciresola, in Viale Brianza, la sperimentazione coinvolge due classi, per un totale di 47 alunni. In una delle classi, insegna Caterina Cassese. Il programma MODI non prevede compiti a casa obbligatori. Difatti, ai ragazzi viene suggerito di ripassare gli argomenti di lezione, ma non vi sono schede, pagine di libri da studiare, né esercizi da svolgere. Questa modalità viene applicata anche durante le festività natalizie piuttosto che per la pausa estiva. Nonostante ciò, le maestre hanno rilevato che gli studenti non sono meno preparati. Anche in questo momento di emergenza da coronavirus, dunque niente scuola on line. Le uniche indicazioni date dai docenti delle classi sperimentali sono leggere libri e realizzare una scatola delle emozioni.

Caterina Cassese e la didattica a distanza ai tempi del Coronavirus

La scuola online con il progetto MODI si rivoluziona. Niente compiti assegnati dunque con la didattica a distanza. Non vi è tra docenti e alunni nessuna classe virtuale piuttosto che piattaforme educative. L’unico compito che gli alunni hanno è di realizzare una scatola per le emozioni. La docente ci spiega che la didattica senza computer serve per tenere viva la creatività dei loro alunni della scuola primaria.

Chiediamo a Caterina Cassese in cosa consiste questa scatola. Lei ci spiega: “In questo momento così difficile, i bambini realizzeranno una scatola delle emozioni. E’ lì che racchiuderanno, su fogli di carta, stati d’animo, perplessità, paure, ma anche tutto ciò che rende piacevole le loro lunghe giornate.”

Cosa ha suggerito ai suoi alunni in questi lunghi giorni di pausa da coronavirus? “Durante queste settimane ho consigliato ai miei alunni di leggere dei libri. Non ho imposto nulla, neanche il titolo. Anzi, voglio che assecondino i loro gusti!”

Didattica sperimentale del progetto Modi a Milano di Caterina Cassese

Il MODI è una vera novità nel mondo della scuola. Oltre  alla scansione della settimana a scuola  diversa, non si usa l’orario tradizionale con  l’alternarsi di differenti materie. Il progetto è articolato a cicli ritmici. Una settimana viene dedicata interamente alle materie umanistiche  e quella successiva alla matematica.

Ma la vera innovazione è in classe. Gli alunni non sono seduti  sui  tradizionali banchi in coppia ma sono disposti ad isola a gruppi di quattro-cinque. Fanno lezione seduti sui tappeti mentre le insegnanti non sono in cattedra ma tra loro in modo da non creare un divario tra il maestro e l’alunno. Gli obiettivi, infatti, sono lo sviluppo delle potenzialità, l’accrescimento delle competenze ma soprattutto il benessere degli alunni. 

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto