Obbligo mascherina: dove e quale sanzione per inosservanza

Daniela Saraco 27 Aprile 2020

Ecco dove vige obbligo della mascherina e quali sono le sanzioni amministrative per inosservanza.

Gli aggiornamenti su dove è previsto indossare il dispositivo di protezione per legge, e cosa succede a chi viene fermato senza mascherina e guanti.

Il punto di vista giuridico dell’Avvocato Calvanico.

Il Decreto del 10 aprile 2020 estende le misure di contenimento dell’epidemia di coronavirus fino al 3 maggio. Dal 4, infatti, saranno valide nuove disposizioni da parte del Governo.

Lunedì 4 maggio è la data di inizio della cosiddetta Fase 2. Parte, quindi, la fase di convivenza con il virus. Questo nuovo decreto farà ripartire l’Italia in modo graduale. Infatti, il virus c’è ancora e  ad oggi  non è stato trovato un vaccino. Sono stati oltre 20 mila i morti in Italia, ci sono ancora 200 mila contagiati.

E’ quindi fondamentale continuare a rispettare le norme di distanziamento sociale, l’uscita di casa solo per motivazioni ritenute valide, l’utilizzo del buon senso.

È inoltre obbligatorio far rispettare le misure anticontagio. Tra queste, c’è l’ingresso uno alla volta nei piccoli negozi e l’accesso regolamentato e scaglionato nelle strutture di più grandi dimensioni. Inoltre c’è l’uso dei guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani.

L’utilizzo delle mascherine è fondamentale. Nella Fase 2 ci sarà un blocco dei prezzi delle mascherine: quelle chirurgiche avranno un costo bloccato pari a 50 centesimi. Tuttavia, in molte regioni e categorie c’è l’obbligo delle mascherine.  Attualmente le regioni più colpite sono Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Liguria, Lazio, Marche, Campania. Sull’obbligo mascherine e guanti ci sono varie tesi. Per gli scienziati c’è ancora incertezza sulla loro efficacia in termini assoluti. Tuttavia, l’utilizzo è consigliato per ridurre il rischio di contagio, soprattutto dove non è possibile mantenere il distanziamento sociale. Ma, allora dove c’è l’obbligo? Anche in macchina? In quali luoghi bisogna sempre indossare le protezioni? Anche per i bambini vale l’obbligo? Vediamolo nel dettaglio.

Obbligo mascherina: dove e obbligatoria indossarla, in quali regioni, comuni e luoghi

Il Governo, dopo aver dato regole generali per le misure di contenimento, ha lasciato la decisione in merito ai dispositivi individuali alle varie Regioni. Ogni regione d’Italia, quindi,  procede separatamente. Facciamo, chiarezza, su dove esiste l’obbligo delle mascherine.

In Lombardia e in Toscana la mascherina va indossata per legge in qualunque luogo aperto al pubblico, sui mezzi di trasporto pubblico e in tutti i punti di vendita. In Piemonte, già da metà aprile, vige l’obbligo di  indossare mascherine e guanti per tutti gli addetti alla vendita. Ai   clienti viene  consigliato di coprire, con qualsiasi indumento,  naso e bocca.

Le misure adottate in Alto Adige  introducono l’obbligo di coprire naso e bocca con una mascherina oppure uno scaldacollo al di fuori dell’ambiente familiare ovvero in strada e al supermercato. L’ordinanza non prevede comunque nessuna multa in caso di inosservanza. In Sardegna è obbligatorio utilizzarle per accedere nelle strutture pubbliche, come i supermercati. La Sicilia sta valutando la necessità di questa misura, anche sulla base di una eventuale differenziazione tra luoghi dove è assolutamente necessaria la protezione, come strutture sanitarie o luoghi con la presenza di numerose persone come i supermercati o zone all’aperto. Il  Friuli Venezia Giulia, in base all’ordinanza n.7 emanata il 3 aprile fa dal Governatore, vede  l’uso di protezioni per naso e bocca e guanti  obbligatorio soltanto all’interno di mercati e degli esercizi commerciali di beni alimentari.

Quale sanzione per chi non indossa la mascherina nei luoghi obbligatori

Molte Regioni hanno dotato tutti i cittadini, bambini compresi al di sotto dei 6 anni, di dispositivi individuali. Quindi non c’è motivo alcuno di non indossarle, anche perché questo è l’unico modo per fermare il propagarsi del Covid-19. Il dispositivo, infatti, protegge gli altri dal potenziale pericolo che ognuno di noi, magari asintomatico, può costituire. Dunque quali sono le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo della mascherina?

Le sanzioni amministrative vanno dai 280€ fino a circa 600 €. Nello specifico:

  • 400 euro se viene pagata entro 60 giorni dalla notifica del verbale;
  • 280 euro se pagata entro 5 giorni

Se la violazione è commessa su un veicolo, come bus o taxi, la sanzione è

  • 533,33 euro entro 60 giorni dalla notifica;
  • 373,34 euro entro 5 giorni.

A spiegarci meglio come e quando si può incorrere in multe è l’Avvocato Calvanico: “La legislazione regionale sull’obbligo delle mascherine è molto frammentata e non tutte prevedono l’obbligo per qualsiasi tipo di spostamento.”

“La Lombardia è stata la prima a rendere obbligatorio l’uso del dispositivo per qualsiasi allontanamento dalla propria abitazione. Questo perchè il contagio è circolato in maniera più insistente e pericoloso rispetto ad altre zone. Nonostante la diatriba tra il Governatore Fontana e  il capo della P.C. Borrelli, la razio è quella di evitare la circolazione del virus”.

“La sanzione prevista è comune alle altre violazioni delle restrizioni nel periodo della quarantena. Si parte dai 280 € e si può arrivare fino ad euro tremila. Infine, in tutte le Regioni attualmente è previsto l’obbligo della mascherina per alcune attività. Tra queste, quelle mercatali, nei supermercati e attività alimentari.” – Conclude l’Avvocato Calvanico -.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto