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7 Maggio 2020

Quando riaprono i tribunali per attività processuali e udienze

Quando riaprono i tribunali per attività processuali e udienze
Quando riaprono i tribunali per attività processuali e udienze

Quando riaprono i tribunali per attività processuali e udienze

Coronavirus: Governo sospende udienze e attività processuali fino alla data 11 maggio: 2020, ecco quando riaprono i tribunali dalla Sicilia alla Lombardia e in ogni altra regione d’Italia.

L’emergenza sanitaria in atto ha congelato molti comparti. Pur essendo iniziata la fase 2 che prevede la ripresa di molte attività, sono ancora tanti gli indotti bloccati.

Anche gli avvocati sono parzialmente fermi e così come per la scuola, lavorano a distanza.

Le attività processuali non urgenti e quelle amministrative restano ferme. Il Decreto Legge del 17 marzo 2020 aveva  previsto la sospensione dei termini processuali e il rinvio d’ufficio delle udienze fino al 15 aprile. Ma attualmente i tribunali sono ancora inattivi. Quando riaprono, dunque? Il termine è prorogato all’11 maggio.

Alcuni procedimenti continuano il loro percorso legale. Tra questi, le adozioni dinanzi al Tribunale per i minorenni e il settore penale per le convalide di arresti e procedimenti urgenti. In materia civile, invece, sono attivi i soli procedimenti  cautelari  aventi  ad  oggetto  la  tutela  di  diritti fondamentali, come il diritto alla salute. Dunque, prima di capire quando riaprono i tribunali, è bene capire quali sono le nuove disposizioni per le attività giudiziarie.

I Presidenti delle Regioni e il Consiglio dell’Ordine degli avvocati, per il periodo compreso fra il 16 aprile e il 30 giugno,  stabiliscono  la  limitazione  dell’accesso  del   pubblico   agli   uffici giudiziari. E’  garantito  l’accesso alle  persone  che  devono svolgere attività urgenti previa prenotazione  telefonica  o telematica. Questo per  evitare forme di assembramento. Anche lo svolgimento delle udienze civili che non richiedono altre presenze oltre i  difensori  può avvenire da remoto. Fatta chiarezza sulle modalità di svolgimento in tempi di emergenza, cerchiamo di capire quando aprono i tribunali.

Come e quando riaprono i tribunali civili, penali e amministrativi secondo nuovo DM Coronavirus

Il nuovo Decreto indica due modalità di svolgimento per le udienze dall’11 maggio al 30 giugno. Nello specifico, sono previste  la trattazione scritta e le udienze da remoto. Le prime sono istanze scritte dagli  avvocati da sottoporre all’attenzione del giudice, che redige il relativo verbale. Le seconde, invece, sono gestite con l’utilizzo di applicazioni multimediali per creare una stanza virtuale. Dunque, gli incontri tra magistrato e avvocati avvengono in video-conferenza. Il  ministero della Giustizia ha difatti comunicato ai magistrati come allestire la propria l’aula  per i collegamenti a distanza. Il programma consente alle parti processuali di collegarsi da remoto svolgendo le attività di udienza come se fossero presenti fisicamente.

Dunque, quando riaprono i tribunali? E per i soggetti che devono testimoniare? La testimonianza viene  assunta attraverso documenti in pdf. Il Decreto, inoltre, prevede che gli  uffici giudiziari, i presidenti del Consiglio di Stato ed i presidenti dei TAR possano adottare misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie a consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie al fine di evitare assembramenti  e contatti ravvicinati tra le persone. Sono previste, inoltre, specifiche norme per i procedimenti dinanzi alla Corte dei conti.

Cosa ne pensano gli avvocati e i giudici delle nuove date di riapertura

La sospensione della Giustizia  da oltre due mesi, esclude le udienze relative alle adozioni, ai minori stranieri, ai minori allontanati dalla famiglia e ad alcune tipologie di udienze di convalida dell’arresto o del fermo. Inoltre, i processi con detenuti, giudizi abbreviati e quelli per i reati di violenza domestica saranno celebrati fino al 30 giugno. Gli altri procedimenti saranno rinviati a partire da settembre. Ma cosa ne pensano gli avvocati difensori?

A risponderci è l’Avvocato Michele Calvanico: “Sia le cancellerie che i tribunali si stanno organizzando con vari protocolli per la celebrazione delle udienze. Si va dai differimenti per attività giudiziarie non urgenti  alle udienze da remoto. Personalmente avrei preferito una ripresa della prassi giuridica prima del termine stabilito. Questo sia perché la situazione economica è molto delicata e sia per non compromettere le esigenze penali della popolazione detenuta o in misura cautelare. Spero che l’organizzazione sia ottimale per non danneggiare ulteriormente la macchina giudiziale, già abbastanza farraginosa di per se.”

Regole per quando riaprono i tribunali per attività processuali e udienze

Per le nuove regole sui procedimenti civili e penali abbiamo chiesto il parere a Francesco Savastano, già Presidente dell’Associazione Forense Stabiese, attualmente Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annnunziata. Il Consigliere ci fa sapere: “Il Decreto legge  n. 18 del 17 marzo 2020, ha individuato due nuove fasi. Dal 9 marzo al 15 aprile, le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari, sono state rinviate di ufficio a data successiva al 15 aprile. Successivamente  dal 16 aprile fino al 31 luglio 2020,  l’estensione e le modalità di svolgimento dell’attività giurisdizionale sono rimesse ad indicazione fornite dal dirigente dell’ufficio sulla base di verifiche ed intese con le Asl ed altre istituzioni, tra cui il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.Sulla base di tali disposizioni, ci sono stati diversi incontri tra la Presidenza del Tribunale ed il COA allo scopo di predisporre un protocollo d’intesa. ”

Ma quali sono le nuove regole per quando riaprono i tribunali? Il Consigliere ci spiega: “Le regole per la riapertura sono contenute in questo protocollo che prevede tra l’altro, trattazione delle cause mediante scambio e deposito di note e memorie in via telematica, svolgimento delle udienze da remoto quando non sia prevista la presenza delle parti, oppure svolgimento delle udienze fisiche adottando tutte le cautele del caso. Sono state altresì predisposte modalità di accesso alle cancellerie e uffici UNEP, attraverso l’installazione di un front office all’ingresso del Tribunale per il deposito e ritiro di atti evitando qualsiasi contatto fisico. I dipendenti del Tribunale sono stati muniti di mascherine e guanti. L’accesso al Tribunale avviene solo indossando i dispositivi individuali. Queste, a grandi linee, le nuove regole che ovviamente riguardano anche altri uffici giudiziari come i Giudici di Pace.

Protocollo d’intesa per quando riaprono i tribunali: cosa ne pensa COA

Gli avvocati sono molto critici nei confronti del protocollo relativo alle regole da seguire quando riapriranno i tribunali. Pare che sia tutelata la sola categoria dei magistrati e del personale di cancelleria a scapito dell’avvocatura. Se da un lato il protocollo prevede regole rigide per le udienze innanzi al Tribunale, dall’altro  lascia prive di qualsiasi cautela le udienze innanzi ai Giudici di Pace. Inoltre, la bozza finale di protocollo è stata oggetto di numerose osservazioni scritte da parte del COA. Il consiglio ha, infatti, evidenziato numerose criticità comunicandole al Presidente prima della stesura definitiva. Ebbene, quasi tutte le osservazioni sono state disattese mortificando ancora una volta l’avvocatura che si è prodigata per dare un concreto contributo alla predisposizione di regole condivise. Da qui la scelta del COA di non aderire al protocollo.

Dunque, l’emergenza sanitaria ha creato caos anche tra l’ordine degli avvocati. Questi ultimi,  come del resto altre categorie, sono stati travolti  da un vero e proprio tsunami. Dal 9 marzo ad oggi, tutta l’attività professionale è  bloccata con enormi ricadute dal punto di vista economico. Inoltre nessuno sa quando le attività riprenderanno a pieno regime. Inoltre i giudici stanno rinviando le udienze a più di un anno, mettendo ulteriormente in difficoltà gli avvocati. Ciò che sembra evidente, è che le istituzioni stanno facendo molto poco se non nulla, per venire incontro alle esigenze della classe forense.

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