Come diventare bidello: cosa fare, concorsi e requisiti

Daniela Saraco 23 Settembre 2020

Ecco come diventare bidello: verifica dei requisiti, messa a disposizione e mansioni del collaboratore scolastico.

Cosa fa un collaboratore scolastico, i rapporti di collaborazione con il preside, il personale docenti e gli alunni, quanto guadagna e orario di lavoro.

La scuola non è fatta solo di docenti. Negli uffici  c’è il cosiddetto personale Ata, che si occupa di mansioni amministrative, gestionali, strumentali e operative. Con l’acronimo Ata si indicano tre gruppi di lavoratori. Ci sono, infatti, gli amministrativi, i tecnici e i collaboratori scolastici. Ma come fare per diventare bidello? Quali requisiti bisogna possedere e quali sono le mansioni? A quanto ammonta lo stipendio?

Esistono due procedure differenti a seconda se si sono già maturati o meno 24 mesi di servizio, anche non continuativi, in uno o anche più istituti scolastici diversi. Colui che ha già maturato i mesi di servizio può partecipare ai concorsi Ata banditi dalle Regioni. Quindi, bisogna presentare la domanda di inserimento in graduatoria. Se si è già inseriti in graduatoria, si può chiedere l’aggiornamento del proprio punteggio e dei vari titoli, comunicando le nuove informazioni inerenti il  profilo personale. La domanda di inserimento va presentata seguendo le modalità ed i termini descritti nel bando. Successivamente, l’interessato deve ultimare la procedura, registrandosi alla piattaforma Polis del Miur.

Per chi non ha mai prestato servizio, come diventare bidello?  Prima di partecipare al concorso è necessario presentare domanda per l’inserimento nelle graduatorie di terza fascia. Queste sono lo strumento più usato dai dirigenti per assumere personale a tempo determinato.

Al fine dell’inserimento in terza fascia, l’interessato deve aspettare una comunicazione ufficiale del Miur relativa alle modalità e ai tempi di aggiornamento della graduatoria stessa che, solitamente, ha una durata di tre anni. Ma quali sono i requisiti? Vediamolo nel dettaglio.

Come diventare bidello: con la laurea o solo diploma, requisiti per fare il collaboratore scolastico

La figura del collaboratore scolastico non richiede particolari requisiti. Infatti, per potere partecipare al concorso è sufficiente essere in possesso di uno dei seguenti diplomi:

  •  qualifica triennale rilasciato da un istituto  professionale
  •  maestro d’arte
  •  scuola magistrale per l’infanzia
  •  di maturità
  • attestati, della durata di 3 anni, rilasciati o riconosciuti dalle Regioni.

Inoltre, bisogna essere in possesso dei requisiti generali di accesso al pubblico impiego. Indispensabili sono:

  • la cittadinanza italiana o di uno Stato UE,
  • età compresa tra i 18 e i 66 anni,
  • godimento dei diritti civili e politici,
  • posizione regolare nei confronti degli obblighi di leva.

Esistono anche altri metodi per diventare bidello. Un esempio sono le aste. Per partecipare, occorre iscriversi alle liste di collocamento. L’altra procedura consiste nella messa a disposizione per la copertura di  posti vacanti. Infatti, i dirigenti scolastici in difficoltà per carenza di personale,  utilizzano questo strumento.

Chiediamo a Francesco Balestrieri, in servizio presso il Terzo Circolo Didattico di Castellammare di Stabia, come diventare bidello: ”Per fare il collaboratore scolastico è necessario avere un titolo di studio. Questo perché le nostre mansioni non si limitano all’aiuto dei bambini o ragazzi nelle attività personali e a quelle di pulizia. Infatti accogliamo anche il personale esterno e abbiamo rapporti con enti e fornitori.” Partecipare ai concorsi per bidelli senza diploma non è quindi possibile. Ci sono dei requisiti che i candidati che vogliono inoltrare la domanda per diventare collaboratore scolastico, devono obbligatoriamente avere.

Cosa fa il bidello e quanto guadagna, stipendio e mansioni

Ma di cosa si occupa il personale ATA che collabora tra le aule di scuola? A risponderci è Francesco Balestrieri: ”Le mansioni del bidello sono tante. Anzitutto la sorveglianza all’ingresso e all’uscita . Poi controllare l’attività degli alunni fuori dalla classe.  Identificare le persone sconosciute all’interno della scuola. Ci occupiamo anche della fornitura del materiale scolastico di tutte le aule. Aiutiamo gli alunni disabili e accompagniamo i più piccoli nel bagno. Inoltre ci occupiamo della pulizia quotidiana degli istituti.

Ma quale è l’orario di lavoro di un collaboratore? E quanto guadagna? Francesco spiega: “L’orario di lavoro è composto da 36 ore settimanali. Spesso, però, effettuiamo ore di straordinario a seconda dei collegi o delle riunioni in programma. Lo stipendio, invece,  varia a seconda dell’ammontare delle ore di lavoro e del contratto” .

Il contratto del personale Ata, prevede che un bidello assunto a tempo pieno, percepisca uno stipendio lordo annuo pari a circa 14.903 euro. Quindi la paga è di circa 1.100 euro netti al mese per 13 mensilità. In base all’anzianità, lo stipendio può aumentare.

Corsi per diventare bidello e formazione

Come diventare bidello? Come già spiegato, è indispensabile possedere un titolo di studio. Così come per gli altri lavori, è necessario che i collaboratori frequentino corsi di formazione per adeguare la loro figura alle nuove normative. Di recente sono stati avviati dall’Indire dei corsi di formazione. Sono rivolti a tutti i bidelli già in servizio nelle scuole. L’obiettivo è di migliorare le loro competenze.

C’è da dire che alcuni titoli conferiscono punteggi aggiuntivi nelle graduatorie di terza fascia. Dunque, oltre ad arricchire il CV, c’è più possibilità di essere chiamati per eventuali supplenze. I titoli  sono:

  • diploma di laurea
  • certificazioni informatiche
  • idoneità precedenti concorsi pubblici
  • corsi socio assistenziali e sanitari.

Un collaboratore scolastico è un dipendente pubblico a tutti gli effetti. Dunque, deve attenersi alle regole imposte dal sistema statale nazionale per poter lavorare.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto