Dopo il Coronavirus: cosa succede, vulnerabili e più forti, Paolo Crepet

Mario Ragone 19 Novembre 2020

Cosa succede dopo il Coronavirus: cosa ci sarà, come saremo, vulnerabili e più forti, cosa faremo, il parere dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet.

La pandemia ha sollevato molte domande su quello che sarà il futuro e su come saremo dopo il Coronavirus. Questioni di carattere sociale ed esistenziale che interessano da vicino tutti noi, e dalle quali si può trarre un enorme beneficio. Sfruttare la vulnerabilità causata da tale fenomeno negativo per tramutarla in potenzialità sarebbe un giusto modo di far tesoro dell’esperienza in atto. Migliorare, dunque, sè stessi e creare nuove opportunità sia a livello di relazioni sociali che sul piano culturale e professionale. Tutti ambiti, questi, toccati dall’evento virale ed inevitabilmente rivoluzionati.

In tanti si chiedono ad esempio come riaprire i negozi o le attività commerciali, come viaggeremo dopo la pandemia. Ma si tralascia spesso un elemento altrettanto importante: dopo il Coronavirus saremo peggiori? Cambierà qualcosa a livello mentale e comportamentale o resterà tutto come prima?

In tal senso abbiamo coinvolto nell’analisi un parere autorevole quale quello dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet.

Nel suo ultimo lavoro letterario, “Vulnerabili”, ha affrontato le tematiche sopracitate e nello specifico quella della fragilità. Una vulnerabilità emersa dalla pandemia e dal lockdown vissuto, che ci ha aiutato a prendere coscienza del fatto che non siamo onnipotenti ma frangibili.

Cosa succede dopo il Coronavirus: come rendere le vulnerabilità delle nuove potenzialità

Cosa succederà dopo il Coronavirus e cosa ci sarà dipenderà dalla lezione che avremo appreso dal virus. Certamente la consapevolezza della caducità della nostra condizione, ci permetterà di guardare la Terra e la vita con maggiore rispetto. Ripartire di nuovo, e scoprire come rendere le vulnerabilità delle nuove potenzialità, dei nuovi punti di ripartenza. Come possiamo costruire insieme il mondo che verrà e affrontare la vita mantenendo viva la speranza. Una luce che è di cruciale importanza per ripartire al meglio, come evidenzia nel suo libro “Vulnerabili” lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet. Quest’ultimo si è così espresso in merito a tale situazione:

“L’errore che si fa spesso è pensare che l’umanità sia un unico agglomerato di persone. Pensare che un evento come la pandemia coinvolga allo stesso modo tutti è sbagliato. È chiaro che la vulnerabilità per alcuni è stata interpretata come un elemento di debolezza, per altri è stata invece una risorsa. Ad esempio è il caso di chi ha una forte tendenza creativa, poiché da sempre le persone vulnerabili e sensibili sono quelle che poi creano di più. Quindi tramutare la vulnerabilità in una potenzialità dipende molto dal tipo di persona che si è e da come si risponde all’evento inaspettato” – spiega lo psichiatra e sociologo Crepet –

“Basti pensare a ciò che è successo durante l’estate – continua – periodo in cui si è tornati con estrema facilità a frequentare discoteche non rispettando più le regole previste. C’è sempre una quota parte di persone che fa presto a voltare pagina e comportarsi peggio di prima. In tal senso il vaccino potrebbe rivelarsi un definitivo liberi tutti. Esso è importante dal punto di vista sanitario e lo auspico per i risvolti positivi che porterà; ma al tempo stesso lo temo sul piano psicologico poichè può generare un conseguente comportamento dedito alla tracotanza, alla superficialità”.

Cosa fare dopo il Covid: sfruttare la pandemia per migliorare

Le parole dell’esperto gettano luce anche su un’altra questione: dopo il coronavirus non saremo migliori. O quantomeno ci sarà una buona parte di persone che si lascerà invadere da un altro virus: quello della superficialità, della tracotanza, che è voglia di voltare pagina e lasciarsi alle spalle il passato. Ma senza cambiare, perché cambiare, migliorare, richiede uno sforzo attivo che non tutti siamo disposti a compiere.  Ma ci sarà anche chi saprà sfruttare la pandemia per migliorare sè stessi, la propria condizione, e trarre vantaggio da una situazione negativa. Per tanto seguiamo ancora una volta le parole del sociologo e psichiatra Paolo Crepet:

“Non so bene cosa accadrà dopo il Coronavirus poiché la situazione attuale ha evidenziato ad esempio con la tecnologia come la scelta più comoda sia anche quella più semplice. Dunque un torpore generale derivante da una mentalità pregressa già troppo rivolta all’assopimento. Ci sono effetti sanitari derivanti dalla pandemia come il numero dei malati, dei morti, di quelli guariti ma che avranno degli strascichi, che sono oggettivi. Ma quello che a me compete è evidenziare anche un ulteriore ed altrettanto importante tipologia di strascichi: quelli di natura psicologica” – sostiene Crepet –

“Ricollegando ciò al futuro post Coronvirus – prosegue – dal punto di vista sociale, si arriva a pensare a due possibili conseguenze. Da un lato un miglioramento di quella fetta di umanità che avrà capito, fatto tesoro dell’esperienza vissuta. Dunque che avrà preso coscienza che non siamo onnipotenti ma appunto fragili, vulnerabili. Poi c’è e ci sarà sempre un’altra parte di mondo che resterà cieco, barbarico, distaccato. Una parte che non riesce a capire niente: come chi pensa ad esempio che le persone anziane siano meno importanti e quindi sacrificabili”.

Studenti e lavoratori, opportunità dalle quali ripartire dopo il Coronavirus

In ultimo, esaminiamo la questione legata alle figure degli studenti e dei lavoratori: quali dunque le nuove opportunità dalle quali ripartire dopo il Coronavirus. In proposito Crepet si è espresso così:

“Gli studenti sono quelli che hanno pagato uno scotto importante perdendo di fatto un anno di formazione a causa della pandemia. A loro così come ai giovani in generale si può consigliare di innovare, che a volte vuol dire anche saper pescare dal passato. Non è vero che innovare vuol dire sempre inventarsi qualcosa che non c’è. Anche all’interno del mio ultimo libro “Vulnerabili” c’è un capitolo finale che prevede sostanzialmente due sbocchi: uno ibrido in cui c’è un po’ del passato e un po’ del presente. E uno che è progettuale, che non significa cancellare il passato ma attingere da esso perché può esserci utile. Iniziare ad esempio a vivere in un modo più sobrio e meno effimero, meno superficiale” – spiega Crepet –

“Per ciò che riguarda poi i lavoratori – continua – io penso che bar, ristoranti e attività simili sono luoghi fondamentali per il progresso sociale. Perché lì si realizzano le relazioni interpersonali dalle quali nascono le idee. Tra le nuove opportunità poi vi è l’introspezione che è stata favorita dalla condizione di restrizione del lockdown. Questo elemento bisogna portarlo avanti e si potrebbe trasportare magari nelle città modificandone il carattere. Restituendo ad esse un po’ più di senso che prima si trovava ad esempio nelle mercerie con il contatto tra persone, e che ora non si ritrova più in supermercati o centri commerciali dove vige il distacco. Elemento che deriva dalla nascita di luoghi più comodi e che offrono servizi più rapidi ma che al contempo vanno a scapito delle relazioni sociali”.

Vulnerabili libro Paolo Crepet

© Riproduzione Riservata
avatar Mario Ragone Sono Mario Ragone, redattore web con formazione in Comunicazione Audiovisiva e Mediale. Ho grande passione per il Social Marketing e l'informazione a 360°. Mi occupo, infatti, di argomenti di vario tipo che spaziano dalla Cultura come Cinema e Televisione all'Economia, dalla Medicina allo Sport fino al mondo di motori. Penso che avere un'idea su molteplici tematiche della nostra vita, ci permette di passare dall'una all'altra con grande versatilità mentale, una condizione questa che rende una persona libera nell'esprimersi, senza farsi fuorviare o condizionare. Capacità critica di discernimento ed autonomia di pensiero sono per me gli unici due elementi che ci rendono realmente liberi dalla schiavitù dell'ignoranza. Approfondisco le mie rubriche con intervento di esperti e professionisti del settore di cui scrivo. Leggi tutto