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Languishing: cos’è e significato del senso di vuoto e apatia

Flavia de Durante 10 Maggio 2021
F. d. D.
16/06/2021

Cos'è il languishing, significato in psicologia e sintomi del nuovo malessere, dal senso di vuoto alla mancanza di voglia di fare: che vuol dire la parola, traduzione e consigli.

L’esperienza della pandemia lascerà, inevitabilmente, cicatrici ben visibili. Molte, già sono chiare in gran parte della popolazione mondiale. E non solo dal punto di vista fisico. Ma anche sul profilo psicologico, stravolto e leso dal prolungato lockdown. E, ovviamente, dalla paura, dalla stanchezza, dall’isolamento. Dai cambiamenti delle abitudini più naturali e quotidiane personali e della società.

Tra queste effetti fa capolino, nel 2021, il senso di assenza di benessere, l’essere privi di gioia. Il fenomeno, ora studiato in psicologia, è denominato “languishing” e dalla traduzione, per comprenderne a pieno il significato, bisogna partire, quindi analizzare che vuol dire e quali sono i sintomi.

L’espressione, proposta sul New York Times dallo psicologo Adam Grant, caratterizza l’emozione padrona di tutto il 2021. Percepire un senso di vuoto, un’assenza di scopo e motivazione. Sul quotidiano statunitense si legge, appunto: “Ti senti come se ti stessi confondendo tra i giorni. Come se guardassi la tua vita da un finestrino appannato.”

Ad analizzare cos’è e cosa vuol dire languishing, significato, conseguenze e sintomi sarà la psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Anna Quaglia. 

Cos’è il languishing significato in psicologia dell’emozione di apatia, vuoto e mancanza di gioia

Per comprendere il significato e cos’è il languishing, che vuol dire e quali sono i sintomi, bisogna chiarire la sua traduzione e cause in psicologia. Come abbiamo visto, possiamo tradurre quest’espressione come un senso di languire in uno stato di malessere.

Questa emozione, così negativa e cupa, è caratterizzata da  un senso di vuoto e dalla mancanza di voglia di fare. Non ci sono più desideri, prospettive future, sogni. Tutto sembra incatenato al presente, che scorre lento e senza stimoli o piaceri. Ci si sente come spenti e fuori dalla propria vita.

Questo languore è il risultato del non contare più su tutte quelle che sono le nostre abitudini dal punto di vista sociale. Noi, in quanto esseri umani, siamo animali sociali. Per questo, abbiamo necessità di vivere in branco e stare insieme. Di aggregarci, di vivere e condividere la gioia della convivialità. Tutto questo fa parte, necessariamente, della vita dell’essere umano.” -Principia la psicoterapeuta Anna Quaglia.-

“In questo periodo di isolamento, però, viviamo e sperimentiamo questo profondo senso di vuoto. Di mancanza dell’altro, dell’indispensabile desiderio di stare vicini. Negli ultimi anni, anche prima del covid-19, già avevamo iniziato ad assumere comportamenti di isolamento e condivisione sociale. Dovuto, ad esempio, alla digitalizzazione. Questo, quindi, già ci aveva reso più distanti e distaccati. Adesso, però, la solitudine ci ha portato a percepire chiaramente questo vuoto. Dettato proprio dall’isolamento sociale e dallo stravolgimento delle nostre abitudini.”- Puntualizza la dottoressa Quaglia.-

Perché siamo apatici, privi di gioia e con un senso di vuoto

Chiarito cos’è e il significato del fenomeno, è indispensabile capire quali siano cause e conseguenze del languishing e suoi sintomi, così chiari e comuni, specialmente ai professionisti della psicologia.

“Il senso di stasi, assenza di gioia è comune e certamente dovuto al periodo di pandemia. Le nostre giornate si sono trasformate, seguendo una routine basata sulla solitudine. Siamo soli, abbiamo escluso tutto il pezzo della condivisione delle esperienze, delle attività quotidiane. Viene meno ciò che costituisce la reciprocità sociale, necessaria per l’uomo. Ogni giornata si ripete senza stimoli e motivazione.” – Commenta la dottoressa, presentando i sintomi del languishing e il suo significato in psicologia.-

Tutti i giorni sembrano uguali e non si riesce a trovare un motivo per cui fare le cose. Tutto questo dipende dal calo serotoninergico che tutti stiamo attraversando. Non contattiamo più quello che ci piace e viviamo una quotidianità “automatica”. Facciamo sempre le medesime cose sentendoci per nulla gratificati.” – Fa sapere la psicoterapeuta -.

Non essere sereni e vivere male la quotidianità, durante la pandemia, sembra una condizione diffusa. E considerata, purtroppo, troppe volte, “normale” e di poco conto. Errore grave e pericoloso! Seppur comune, infatti, bisogna saper riconoscere ed essere consapevoli del proprio malessere, senza sminuirlo mai. Solo così si può chiedere aiuto e stare meglio.

“Questa condizione è una reazione normale alla condizione di lockdown e di pandemia. Non è classificabile come depressione clinica, per ora. Ma ovviamente, se continuerà in questa maniera, porterà ad una depressione di massa. Già stiamo assistendo ad una società che si sente “malata”. Ad esempio, nelle persone e pazienti che già vivevano problematiche psicologiche si sono riacutizzati, in questo periodo, alcuni sintomi caratteristici dei disturbi d’ansia e di panico. – Spiega Anna Quaglia -.

Rimedi languishing: come uscire dall’apatia, vuoto e mancanza di gioia

La pandemia ha messo in ginocchio un po’ tutti dal punto di vista psicologico e i disturbi nati o intensificatisi in questo periodo ne sono la prova. Dal languishing, compreso cos’è e quali sono sintomi, cause e conseguenze, è importante scoprire come uscirne, rimedi esistono in psicologia per fronteggiare quest’emozione dovuta alla pandemia. Basta seguire i consigli dei professionisti.

“I rimedi per uscirne sono diversi. Prima di tutto, parlarne! Focalizzare la nostra attenzione sul disagio e sulla grandissima mancanza che si avverte dentro. Purtroppo, si sente parlare ancora troppo poco del danno psicologico e sociale di questa pandemia. Le ripercussioni non sono soltanto fisiche.”- Chiarisce Anna Quaglia.-

Gli psicologi devono promuovere l’informazione rispetto a questo stato di languore, di assenza di motivazione. E far capire alle persone che, in sostanza, ci si è ammalati. E non è anormale. Si stanno percependo sempre più le conseguenze psicologiche del lockdown e delle restrizioni.”– Fa sapere ancora la psicoterapeuta.-

Cosa possiamo fare per ritrovare la motivazione ed uscire dal senso di stasi? Secondo lo psicologo Adam Grant, che ha chiarito cos’è e il significato di languishing: “l’essenziale è riconoscere questo status e lasciarsi andare al “flow”, al flusso. Ossia quello stato inafferrabile di assorbimento in una sfida significativa o in un legame momentaneo. Dove il tuo senso del tempo, del luogo e di te stesso si scioglie.”

Per fare questo, allora, è necessario concentrarsi su pochi obiettivi raggiungibili. Solo così, un piccolo passo per volta, verrà riscoperta quell’energia persa durante i mesi di pandemia.

“Per ritrovare la motivazione, quindi, ci si deve riavvicinare, inevitabilmente, alle attività che tanto ci mancano. Oppure, ci si può dedicare a dei piccoli desideri.” – Consiglia anche Anna Quaglia.- “Cosa mi sarebbe piaciuto fare ma non ho mai fatto?” Questo è ciò che ci si deve domandare. Per rompere questi cicli fatti da routine di doveri senza spazio per il piacere.”– Conclude la psicoterapeuta Anna Quaglia -.

© Riproduzione Riservata
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Flavia de Durante Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli studi di Salerno. Profondamente ecologista e ambientalista, mi occupo di volontariato animalista. Mi interessa esplorare il mondo circostante in tutte le sue sfumature ed in particolare l'animo umano e i rapporti interpersonali. Amo da sempre la lettura e mi diletto a scrivere sin dalla prima adolescenza. I temi che maggiormente mi interessano sono quelli legati alla cultura, alla storia, al costume, all'ambiente, all'attualità. Vedo nel settore del giornalismo non solo la possibilità di trasmettere dati ed informazioni, ma anche una grande opportunità di acquisire nuove e varie conoscenze. La curiosità e la voglia di sapere sono i motori principali che mi hanno spinto a intraprendere questo percorso. Leggi tutto