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17 febbraio 2015

Quota 100 Pensioni: Ultime News prepensionamento e pensione anticipata

Massimo Vivoli

Da Montecitorio arrivano gli aggiornamenti sulle Quota 100 Pensioni di Anzianità. Il Governo Renzi annuncia cambiamenti sul prepensionamento e sulla pensione anticipata: ecco le ultime news

Cerchiamo innanzitutto di capire di cosa stiamo parlando, cos’è la Quota 100 Pensioni, come funziona e come si calcola. Ecco le Novità sulle Quota 100 Pensioni nel 2015 e come funziona ora andare in pensione.

Quando è possibile andare in pensione e quante sono le forme oggi disponibili? Vizi e virtù della prossima Riforma delle Pensioni 2015 nella lettura di Massimo Vivoli, Vice Presidente Vicario di Confesercenti Nazionale e Presidente di Italia Comfidi.

Aggiornamenti su Quota 100 Pensioni Renzi, pepensione anticipata, esodati, donne, novità sindacati, mini pensione prepensionamento. E ancora: revisione degli indicatori per il calcolo dell’assegno con il metodo contributivo, revisione della gestione delle prestazioni per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps e una più efficace politica di comunicazione sulla previdenza.

Si chiama Quota 100 Pensioni ed è l’ultimo tormentone di questo febbrile ping pong parlamentare: ma cos’è Quota 100 Pensioni e come si calcola la soglia? Renzi prende la matita rossa. Parola d’ordine: flessibilità. “Ecco come ti modifico la Riforma Fornero”. Preoccupa, intanto, l’assenza di copertura economica. I sindacati: “la condizione del nostro sistema pensionistico è potenzialmente esplosiva, serve più trasparenza”.

Quota 100 Pensioni Anzianità: Cos’è, Come funziona e Come si calcola

Cantiere pensioni ufficialmente riaperto. A tenere banco, in queste ore, è soprattutto la discussione sui correttivi da apportare all’istituto della pensione anticipata. Due al momento le ipotesi di riforma più accreditate: la prima vede una pensione anticipata 2015 fissata a 62 anni di età (raggiungibile, cioè, con in più 35 anni di contributi ma subendo significative penalizzazioni). La seconda, invece, concerne la configurazione della cosiddetta Quota 100 Pensioni, avanzata dal Presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano e sostenuta dalla minoranza PD e dai sindacati.

In questo senso l’attenzione/preoccupazione dei pensionandi italiani, come è noto, è tutta per la famosa Quota 100 Pensioni. A detta dei tecnici, la più percorribile tra le possibilità oggi paventate. Ma in cosa consiste la proposta Quota 100 Pensioni? Si tratta, in buona sostanza, di una pensione anticipata maturabile attraverso il raggiungimento di una soglia di accesso minima, la cosiddetta, appunto, Quota 100. Chi raggiungesse «quota 100» (60 anni di età e 40 di contributi) potrebbe, in altre parole, andare in pensione anticiapta e senza penalizzazioni. In merito al calcolo, la Quota 100 dovrebbe scaturire dalla somma tra età anagrafica e età contributiva (es.: 62 anni di età + 38 di contributi). Un ritorno al sistema delle quote, insomma, con la differenza che l’innalzamento sarebbe comunque consistente rispetto alla “vecchia” Quota 96.

Novità sulle Quota 100 Pensioni – 2015: dalla Fornero a Renzi

Una misura, questa della Quota 100 Pensioni, descritta dai suoi sostenitori (Poletti in testa) come un “ponte” indispensabile nel delicato, passaggio fra il vecchio sistema pensionistico e quello predisposto dalla Legge Fornero, su cui Renzi continua però a mantenere il freno a mano tirato. Freddezza sostanzialmente legata ai numeri: perché Quota 100 Pensioni vada in porto servono tra i 2,5 e i 12 miliardi di euro, quanto basta per frenare anche il più cauto degli ottimismi. Per ora le reazioni si dividono tra il sostanziale favore di chi,  lavoratori precoci, non ha ancora maturato i requisiti per l’uscita anticipata senza penalizzazioni ma guarda con fiducia ai prossimi sviluppi e lo scetticismo di chi contesta un innalzamento ulteriore ed ingiustificato dell’età pensionabile. Prima della Riforma Fornero un lavoratore con 40 anni di contributi andava in pensione a prescindere, con la Quota 100 dovrebbe avere almeno 60 anni oppure dovrebbe lavorare altri 2 anni e mezzo (2 anni e 10 mesi dal 2016) per la pensione anticipata secondo la formulazione attuale. Questa la fotografia ad oggi. Ne sapremo di più nei prossimi giorni.

L’altro paracadute si chiama, invece, pensione anticipata a 62 anni e più 35 di contributi con penalizzazione dell’8%. La soglia per maturare la pensione senza penalizzazioni rimarrebbe, anche in questo caso, quella attuale dei 66 anni e 3 mesi con la penalizzazione che si ridurrebbe sensibilmente con l’approssimarsi dell’età del contribuente alla soglia stabilita per legge (se, ad es, l’interessato decidesse di andare in pensione a 64 anni subirebbe una penalizzazione per il pensionamento anticipato inferiore alla decurtazione dell’8% dell’assegno pensionistico). In più, con questa soluzione, sarebbe fatta salva la possibilità di conseguire la pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età del lavoratore.

Due sistemi, quello per “vecchiaia” e quello anticipato, cui dovrebbe aggiungersi la cosiddetta Opzione donna”, una sperimentazione riservata alle lavoratrici che consenta l’accesso alla pensione secondo un sistema di calcolo contributivo e non più misto, stabilendo come soglia anagrafica minima i 57 anni. Si punterà, in altre parole, ad una convergenza anagrafica dei ritiri dal lavoro tra uomini e donne, avvicinando i requisiti di anzianità tra i generi. Entrando nel merito di quest’ipotesi di riforma, avanzata dal Consigliere economico del PD Yoram Gutgeld, appare ormai chiaro come il Governo stia pensando di estendere i benefici concessi dall’attuale opzione donna (in scadenza al 31 Dicembre 2015, salvo che non venga accolta la richiesta di proroga presentata dal Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione Marianna Madia) non solo alle lavoratrici ma anche a tutti i lavoratori.

L’opzione donna consente attualmente, alle sole lavoratrici, di accedere al beneficio della pensione, calcolata con metodo contributivo, con almeno 57 anni e 3 mesi di età e almeno 35 anni di contributi, prevedrebbe l’estensione del calcolo contributivo a tutti i lavoratori e in cambio di questa «penalizzazione indiretta», concederebbe la possibilità di anticipare l’età pensionabile. In tal caso anche i lavoratori uomini beneficerebbero del pensionamento anticipato ma, con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, dovrebbero ottenere un assegno pensionistico ridotto del 25%.

Non mancano, infine, in agenda nuovi ed interessanti sviluppi sul fronte esodati. Molti ricorderanno come (qualche mese addietro),nell’ambito delle proposte indicate per chiudere in via strutturale la questione “esodati”, l’ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, avesse suggerito la possibilità di introdurre una formula, chiamata “prestito pensionistico”, per l’appunto, per facilitare l’uscita (incentivare l’esodo) dal mercato del lavoro di determinate categorie di lavoratori dipendenti a fronte di un sostegno economico con un anticipo di alcuni anni rispetto alla decorrenza della pensione. In buona sostanza si trattava di un sussidio economico transitorio, in attesa del perfezionamento di requisiti pensionistici e che, soprattutto, doveva essere restituito con gradualità una volta maturata la pensione. L’ipotesi oggi allo studio troverebbe la sua ratio nella volontà di garantire la flessibilità su un duplice versante:

  • per i lavoratori che desiderano andare in pensione in anticipo;
  • per le aziende che vogliono ringiovanire il proprio personale.

In pratica, il lavoratore che intende andare in pensione ma non ha ancora maturato i requisiti per farlo, riceve un assegno pensionistico pari ad una determinata percentuale della propria retribuzione (circa il 75%-80%) che viene versato dall’INPS con un eventuale contributo dell’azienda e che sarà poi la stessa persona a restituire all’Inps dal momento in cui decorrerebbe il suo normale trattamento pensionistico. Passati cioè i 2-3 anni l’Inps comincerebbe a versargli l’assegno cui ha diritto con una piccola trattenuta (tra il 10% ed il 15%) a titolo di restituzione dell’anticipo percepito.

Quota 100 Pensioni anticipata a 62 anni, opzione donna…il carrozzone pensioni continua a sua cigolante progressione. L’attesa è, ovviamente, tanta. Se non interverranno opportune modifiche ai meccanismi vigenti tese a calmierare il repentino inasprimento dei requisiti, il rischio, tangibilissimo, è di ritrovarci impantanati nell’ennesima emergenza sociale. Insomma, la prossima Riforma delle Pensioni saprà piegarsi finalmente all’imperativo economico della flessibilità senza spezzarsi nell’urto con le rivendicazioni (legittime e giustissime) di migliaia di pensionandi che chiedono sistemi più trasparenti e garantiti? Lo abbiamo chiesto a  Massimo Vivoli, Vice Presidente Vicario di Confesercenti Nazionale e Presidente di Italia Comfidi.

Dott. Vivoli, parliamo del tema Quota 100 Pensioni: una questione che sta catalizzando l’attenzione di tanti pensionandi che vedono nella proposta dell’On. Damiano un giusto punto d’incontro tra la vecchia pensione di anzianità e la nuova pensione anticipata  introdotta dalla Riforma Fornero. Qual è la Suo opinione in merito alla c,d. Quota 100? E come commenta le recenti novità in materia di pensione anticipata?

“Il concetto della Quota 100 Pensioni potrebbe essere un apprezzabile strumento di flessibilità che reintrodurrebbe la possibilità di accedere al pensionamento con già 40/41 anni di contributi e 60 anni di età.

“Dalla proposta si evince comunque che le combinazioni possono essere diverse poiché tiene giustamente conto delle condizioni eterogenee dei lavoratori. Non bisogna infatti dimenticare la “faticosità” del lavoro determinata oltre che dall’aumento dell’età pensionabile, anche dall’oggettivo esercizio di attività particolarmente faticose e pesanti, per le quali i lavoratori autonomi non sono stati mai presi in considerazione. È anche per questo che riteniamo condivisibile questa proposta di flessibilità: è comunque un opportunità per i lavoratori autonomi rimasti esclusi da altri interventi. Ecco perché anche la soluzione di ripristinare la Quota 100 Pensioni anticipata potrebbe essere fattibile con la possibilità di accedere al pensionamento al raggiungimento di combinazioni derivanti dalla somma di età e contributi.”

Perché ciò sia possibile, ovviamente, è indispensabile rimuovere i vincoli posti dalla Legge 92/12. A tale riguardo, che giudizio dà della Riforma Fornero? In cosa è mancata la vecchia riforma? E dove interverranno le modifiche più sensibili?

“Rispetto alla c.d. legge Fornero, le considerazioni sono ormai ampiamente negative, per ulteriori considerazioni e poter capire cosa produrrà in un prossimo futuro, è opportuno fare riferimento ai dati contenuti nel rapporto 2014 fornito dalla RGS, e alle proiezioni fornite fino al 2060, con tutti i riferimenti riguardanti di rapporto tra spesa pensionistica/PIL e relativi tassi di sostituzione per misurare l’adeguatezza delle prestazioni. Quindi, attraverso i dati forniti dal predetto rapporto, è stato possibile evidenziare:

  • già dal 2025 il rapporto fra pensione media e produttività presenta una decrescita per il consolidamento del passaggio al metodo di calcolo contributivo;
  • l’introduzione del metodo contributivo, unitamente alla revisione dei coefficienti di trasformazione, determina una riduzione degli importi medi delle pensioni di nuova liquidazione, ancorché contrastata dagli effetti indotti dall’adeguamento dei requisiti minimi di età;
  • difficoltà sempre maggiore nel tempo al perfezionamento dei requisiti per la pensione anticipata dettata da: 1) tardivo ingresso nel mondo del lavoro; 2) contribuzione discontinua e sempre meno omogenea; 3) basso reddito imponibile, tanto da rendere scarsamente probabile il raggiungimento dell’importo minimo di pensione richiesto nel sistema contributivo (2,8 volte l’assegno sociale);
  • tendenza al raggiungimento dei requisiti della sola pensione di vecchiaia con continuo innalzamento requisito anagrafico (70 anni dal 2050 con prestazioni sempre più lontane ed importi sempre più esigui);
  • tassi di sostituzione pressoché in contrazione e differenziati in negativo per i lavoratori autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti. 

“È, quindi, assolutamente necessario rivedere i meccanismi, affinché i lavoratori possano avere la certezza del risultato del proprio trattamento pensionistico”

Sempre più spesso si sentono giovani dichiarare, con rassegnata convinzione, che non arriveranno mai a prendere una pensione. Argomento cui il Premier Renzi, nonostante l’apertura a modifiche della legge pensionistica attuale, ha sempre replicato sostenendo l’inutilità di stravolgere la riforma Fornero, ma solo pensare a modifiche. Eppure il nodo pensioni fa molto discutere e nei giovani crea sfiducia e paura. Secondo Lei quale realtà troveranno i giovani di 20-30 anni ad attenderli ai fatidici 66 anni?

“La cosa fondamentale è che il sistema di accesso alle prestazioni pensionistiche possa riappropriarsi di quegli elementi di progressività che erano presenti e che sono stati abbattuti da una riforma pensionistica (c.d. legge Fornero-Monti) rigida ed iniqua. Inoltre, non dimentichiamo che l’allontanamento per l’accesso alla pensione, non può che favorire un restringimento in entrata del mondo del lavoro, di nuovi e più giovani soggetti. Appare, quindi, del tutto evidente come gli ultimi interventi (c.d. legge Fornero) in materia pensionistica abbiano aggravato e modificato negativamente, nonché in maniera strutturale, tutto il nostro sistema previdenziale, colpendo i diritti dei lavoratori (attuali e future generazioni) con un sistema rigido ed iniquo. Il continuo innalzamento dell’età pensionabile, legato anche all’automatismo dell’incremento dell’aspettativa di vita hanno generato un sistema estremamente rigido e penalizzante con una continua rincorsa per la verifica del diritto a pensione. È assolutamente necessario garantire anche modalità più omogenee di uscita dal mondo del lavoro a tutte le categorie di lavoratori (pubblici, privati e autonomi) con forme pensionistiche flessibili che consentano alle lavoratrici e ai lavoratori di un range di poter accedere al pensionamento attraverso la C.D. Quota 100 Pensioni e ciò contribuirà sicuramente ad agevolare un ricambio generazionale, che le recenti riforme pensionistiche hanno contribuito a disincentivare.”


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