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9 novembre 2015

Carni rosse cancerogene: elenco carne rossa lavorata, quale fa male

Carni rosse

Ecco quali sono le carni rosse cancerogene: differenza tra carne trasformata e non, elenco carne rossa lavorata, quale fa male, quanta carne rossa mangiare e quale

Carni rosse

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Ultime notizie sul fronte carni rosse cancerogene: secondo l’Oms, insaccati e carni lavorate possono aumentare il rischio di patologie tumorali come il fumo di sigarette

Per gli oncologi italiani, invece, le carni rosse vanno mangiate al massimo due volte a settimana; ma, se inserite in una dieta equilibrata, non fanno venire il cancro. Ecco quali sono le carni inquisite.

Qualche settimana fa, com’è noto, la rivista inglese Lancet Oncology ha pubblicato uno studio dell’Iarc dai contenuti alquanto allarmistici.

Gli esperti dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità: Oms), infatti, hanno inserito le carni rosse fra le sostanze per le quali la correlazione tra consumo eccessivo e insorgenza di patologie tumorali è considerata probabile; mentre le carni lavorate (insaccati, salumi, carni in scatola e pasti da fast food) sono state incluse nella categoria dei cancerogeni, cioè fra le sostanze da evitare tassativamente.

La notizia ha sin da subito destato molto scalpore. E’ salita, in breve tempo, agli onori della cronaca, dividendo l’opinione pubblica in due fazioni, in due filoni di pensiero divergenti, antitetici fra loro. Da un lato, quello degli onnivori convinti, abituati, da sempre, a mangiare carni rosse, e per tale motivo, restii a considerarle “ricettacolo di morte”.

Dall’altro, quello composto dai vegani, dai vegetariani, e più in generale dai salutisti, i quali, convinti seguaci dell’alimentazione corretta (nonché abituati, di norma, ad evitare la carne rossa e soprattutto a dosare rigorosamente le razioni di cibo), hanno accolto la notizia non senza allarmismi. Detto ciò, che mangiare troppi insaccati o carni rosse non fosse salutare, lo si sapeva già da tempi assai remoti.

A non esser noto, però, era che lo studio in questione fosse incentrato prevalentemente su carni rosse provenienti dagli Stati Uniti d’America, dove i controlli e le misure di precauzione alimentari sarebbero, a detta di molti, minori rispetto a quelli in voga nel Vecchio Continente.

L’elenco delle carni rosse cancerogene dell’Iraq: ecco quanta e quale carne mangiare

Ecco, di seguito, gli elenchi relativi alle carne rossa cancerogena. A finire nel gruppo 1, cioè tra le sostanze altamente deleterie per la salute, come l’arsenico, il benzene, l’alcol, il fumo e l’amianto è stata, come detto, le carne rossa lavorata: ossia quella in scatola, o gli insaccati, wrustel, prosciutti affumicati ed hot dogs. Mentre, le carni rosse non lavorate come l’agnello, il maiale o il manzo sono state inserite nel gruppo 2, tra le sostanze probabilmente cancerogene.

Come se non bastasse, poi, qualche giorno fa, Kurt Straif, il responsabile del Programma monografie dell’Iarc, interpellato sulla veridicità dello studio dell’Oms e sul clamore da esso suscitato, ha dichiarato: “Non era allarmista l’annuncio sul pericolo di sviluppare tumori mangiando carni rosse e lavorate. Sì, ci sono dei rischi ma i risultati finali dello studio, pubblicato sulla rivista Lancet Oncology, saranno resi noti soltanto a metà del 2016”. Il ché la dice lunga circa lo strapotere mediatico di certe riviste scientifiche. Con ciò, non si vuol di certo affermare che simili indagini siano errate. Al contrario, l’informazione, la divulgazione della verità e, più in generale, lo sviluppo di un pensiero critico che stimoli, costantemente, l’opinione pubblica, simboleggiano il cuore pulsante della democrazia. Ma in alcuni casi, forse, sarebbe meglio, date le circostanze, e tenuto conto della delicatezza di certi argomenti, se gli addetti ai lavori, cioè gli scienziati, acquisissero dei toni più moderati, e se soprattutto aiutassero i lettori, gli utenti e i consumatori a comprendere l’essenza delle loro preziose ricerche. Senza creare equivoci, allarmismi, timori sociali. Senza dar per certo, dunque, uno studio dai risultati ancora ignoti.

Carni rosse cancerogene per l’Oms: allarme rientrato?

Inoltre, va detto che, nel frattempo, gli stessi esperti dell’Iarc, cioè coloro i quali hanno inserito le carni sia rosse che lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro, hanno precisato che: “La carne rossa contiene anche proteine e micronutrienti importanti come la vitamina b, il ferro e lo zinco. Inoltre il contenuto di grassi dipende dalla specie dell’animale, dall’età, dal sesso, da come è stato allevato e nutrito. E, infine, dal taglio della carne. Inoltre, anche per quanto riguarda la cottura, è bene fare delle differenze e ricordare che l’essicazione o l’affumicamento di tutti i cibi (dunque carne inclusa) possono portare alla formazione di agenti chimici a loro volta cancerogeni. Fritture, barbecue, grigliate sono generalmente più pericolosi per le sostanze che si possono sprigionare rispetto ad altri metodi di preparazione”.

Di recente, inoltre, a far chiarezza sulla faccenda è stata l’Airc. A pochi giorni di distanza dallo slogan apologetico lanciato dalla Coldiretti (“la carne italiana è la più sana”), gli esperti dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro hanno spiegato che, sebbene “il consumo eccessivo di carne rossa, soprattutto lavorate, aumenti il rischio di sviluppare alcuni tumori, il pericolo è direttamente proporzionale alla quantità e alla frequenza dei consumi. E, soprattutto, che un consumo modesto di carne rossa (una o due volte a settimana al massimo) sia accettabile anche per l’apporto di nutrienti preziosi (soprattutto vitamina B12 e ferro), mentre le carni  lavorate andrebbero consumate solo saltuariamente”.

Detto ciò, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro invita, comunque sia, i consumatori a limitare il consumo di carne rossa: La carne rossa – e in particolare la carne rossa lavorata – è un cancerogeno umano, cioè è in grado di indurre mutazioni a livello del DNA delle cellule. È bene quindi limitare il consumo di proteine animali e sostituire la carne rossa, ogniqualvolta possibile, con pollo o pesce, o meglio ancora con proteine vegetali come i legumi e la soia. Infine, vanno fortemente limitate, se non evitate, le carni lavorate come i salumi e quelle molto cotte e abbrustolite. In generale tre quarti di ciò che mangiamo complessivamente dovrebbe essere costituito da cibi vegetali”.

Antonio Migliorino


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