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4 luglio 2003

Di Geronimo: il difficile rapporto tra democrazia, politica e giovani

La democrazia è l’anima della nostra società, il vero motore della macchina politica. Con la democrazia si scelgono il volto, la vita, il destino di uLa democrazia è l’anima della nostra società, il vero motore della macchina politica. Con la democrazia si scelgono il volto, la vita, il destino di uno stato. Ma la democrazia è di tutti, anche dei giovani, vero organo pulsante del tessuto sociale, eppure troppo spesso considerati una “riserva di caccia” nei periodi elettorali, ed ignorati per il restante tempo. Su questi e su altri problemi ha risposto il prof. Francesco Di Geronimo, Assessore alla Cultura del Comune di Fisciano.

Cosa si intende per democrazia?
La Democrazia è la partecipazione di più soggetti a compiere la scelta su chi dovrà amministrare la cosa pubblica. E’ quindi indispensabile che i giovani ne usufruiscano. Un tempo erano le élite a determinare le regole. Poi la Rivoluzione Francese ha modificato lo stato delle cose. Oggi i cittadini hanno la possibilità di partecipare direttamente o indirettamente a creare queste regole. E quindi anche i giovani possono manifestare le proprie idee e scegliere chi dovrà portarle avanti.

La mancata partecipazione dei giovani alla politica, è causa della loro negligenza o di quella della politica che sembra identificarsi in un club privato di vecchie volpi?
E’ innanzitutto necessario distinguere tra la politica e i partiti. Questi ultimi sono solo uno strumento. Certo, sono stati importantissimi per la nascita della Repubblica, e la stessa Costituzione assegna loro un ruolo essenziale nel sistema democratico. Ma la politica non si ferma ai soli partiti. Essa è il modo di esprimere le proprie idee, di dar vita alla propria volontà. La politica sarebbe svilita se la si limitasse al solo periodo elettorale. Essa dovrebbe essere come la musica: un aggregante per le popolazioni giovanili, come avveniva nelle mobilitazioni degli anni Sessanta. I giovani dovrebbero sentirla come vera anima della comunicazione.

Guardando indietro ci vengono in mente gli anni 60 e 70. Dov’è finito quell’entusiasmo giovanile?
Ho vissuto in prima persona il ’68. Faccio parte di quei giovani che sono cresciuti con quelle trasformazioni e per quelle trasformazioni, all’interno dei movimenti. Ci si batteva per una nuova università, aperta a tutti, organizzata come un centro di cultura, e non una fabbrica di quadri funzionale ad una società classista. Ma si è trattato di una fase e non ci si può limitare ai ricordi. Quelle proteste, le occupazioni, i movimenti, hanno determinato il passaggio ad un’epoca nuova, ad una società moderna con altri valori, con altri modi di pensare.

Queste lotte furono mosse da un forte spirito politico. Come reagirono i politici ai movimenti sessantottini? Cosa è cambiato oggi nel rapporto coi giovani?
Nel 68 non furono i politici a determinare la rivolta, anzi rimasero stupiti di fronte a questa forte voce proveniente dal basso. I partiti dell’epoca, sicuramente in una primissima fase, guardarono con scetticismo e diffidenza verso i movimenti giovanili. Oggi, invece, si assiste ad una grande apertura da parte dei politici verso i giovani, basti pensare alle numerose associazioni politiche e non. Questo almeno in apparenza.

Altra piaga che affligge il sistema politico è l’astensionismo, soprattutto nelle fasce giovanili. Cosa ne pensa?
I livelli di astensione sono in aumento, che potrebbe essere spiegato con la fine del mondo dei blocchi contrapposti, che portava gli schieramenti a confrontarsi in ogni elezione come in una crociata da combattere a tutti i costi. Oggi è radicata la sicurezza, soprattutto in alcune fasce dell’elettorato, che nulla possa mettere in discussione i principi democratici generali. E molti pensano che, vinca l’una o l’altra parte, le cose cambierebbero ben poco.

Non ci sono più ideologie rispetto al passato. Questo porta ad una confusione fra destra e sinistra?
Io credo che la mancanza di ideologie non porti ad una confusione fra gli schieramenti. Il cittadino è portato adesso ad esprimere una preferenza sulla base di una valutazione concreta. I partiti devono fondarsi sulle idee, e non sulle ideologie.

In quale rapporto, ritiene, debbano essere politica e cultura?
Il potere politico è sempre stato un po’ in contrasto con la cultura. Ma il potere politico non è eterno. Si deve sempre dar conto a chi tale potere conferisce. Ed è solo il volere del popolo, nel bene e nel male, a decidere chi governerà e chi no. Certo la cultura è importante, ma anche il Principe Filosofo della repubblica platoniana non poteva limitarsi solo a quella.

Cosa vi prefiggete, come amministrazione, nei confronti dei giovani?
L’amministrazione comunale di Fisciano, e il suo sindaco Gaetano Sessa, hanno posto tra i loro obiettivi primari l’apertura alle esigenze giovanili, negli ambiti culturali e sportivi, cercando di saldare maggiormente il rapporto fra la realtà locale e gli studenti universitari presenti. Recentemente abbiamo destinato 11.000 euro in borse di studio agli studenti di Fisciano che hanno avuto il massimo dei voti all’esame di stato

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