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16 ottobre 2012

Simona Giorgino e Quel ridicolo pensiero

Simona Giorgino nasce in provincia di Lecce nel 1986. Dopo il diploma al Liceo Scientifico, prosegue gli studi all’Università, studiando Traduzione e Interpretariato.

Sin da piccola avverte l’esigenza di esprimere se stessa attraverso carta e penna.

Scrive poesie e racconti, conferendo un ruolo privilegiato alla narrativa.

Già durante gli anni della scuola media matura il desiderio di pubblicare, un giorno, un libro tutto suo. Il sogno in questione prende vita di recente, con la pubblicazione dei suoi primi due romanzi: Jeans e cioccolato lo scorso aprile, e Quel ridicolo pensiero, in uscita il prossimo novembre, entrambi con la 0111edizioni.

Il 23 novembre uscirà il tuo secondo romanzo, Quel ridicolo pensiero. Ce ne parli?

Vi parlo volentieri di “Quel ridicolo pensiero” e questa è anche la prima intervista a cui rispondo in merito al mio secondo romanzo, quindi sono molto contenta ed emozionata!
Il romanzo è in uscita. Sul sito della casa editrice è già disponibile l’anteprima che permette di leggere gratuitamente i primi capitoli, mentre l’uscita ufficiale è prevista per il 23 novembre e da quel momento partiranno le spedizioni. Ho scritto “Quel ridicolo pensiero” nel mese di febbraio scorso e anche questo libro rientra nel genere sentimentale, trattando prevalentemente di storie d’amore, di incomprensioni, di scelte e di possibili pentimenti. Ho inventato questa storia a partire da una vaga idea che avevo prima di tuffarmi nella stesura, non sapevo – come al solito quando prendo la penna in mano – dove sarei arrivata, che cosa ne sarebbe venuto fuori, quali sarebbero stati lo sviluppo e l’epilogo della storia, però stavolta non partivo del tutto “sprovveduta”, avevo più o meno un’idea di quello che volevo accadesse alla protagonista.
Come si può capire dalla sinossi in quarta di copertina, Carina sta vivendo un periodo di incomprensioni con il suo fidanzato, incomprensioni sulle quali lei si ritroverà a riflettere a partire da un evento del tutto imprevisto e un po’ insolito. Diciamo che è proprio qui che si nasconde il messaggio del libro: Carina verrà messa a dura prova dal destino, da qualcosa di importante a cui crederà di non poter voltare le spalle, verrà messa a dura prova da “quel ridicolo pensiero” stampato in grandi lettere sulla copertina. Un viaggio intrapreso con le sue coinquiline alla ricerca della verità le farà capire molte cose che cambieranno decisamente il suo modo di vedere la vita e di valutare ciò che le sta intorno e chi le sta vicino.

Cosa lo distingue dal precedente romanzo “Jeans e cioccolato”?

“Pur essendo un sentimentale anche lui, “Jeans e cioccolato” lo sento abbastanza diverso da “Quel ridicolo pensiero”. La differenza principale sta in quello che volevo trasmettere al lettore nel momento in cui mi accingevo a scriverlo. Con “Jeans e cioccolato”, il mio scopo principale era quello di divertire il lettore, di fargli trascorrere dei momenti piacevoli e di svago, di poter regalare eventualmente qualche sorriso. Volevo scrivere una storia briosa, allegra e colorata. Con “Quel ridicolo pensiero” non ho avuto esattamente questa aspirazione, ma mi sono preoccupata maggiormente di trasmettere un messaggio attraverso la storia che ho inventato. Anche in “Quel ridicolo pensiero” non mancano certamente i momenti di svago e di spensieratezza, ma mi sembra che tutto sia più concentrato su un tema, su un argomento più specifico e di attuale interesse. Quindi, mentre in “Jeans e cioccolato” abbiamo questa protagonista briosa, capricciosa, buffa e a volte ingenua, in “Quel ridicolo pensiero” ci troviamo di fronte a una ragazza più riflessiva, confusa e forse anche più saggia.

Quanto c’è di autobiografico nelle tue creazioni letterarie? Ti ritrovi nelle protagoniste?

“Di autobiografico nei miei racconti non c’è mai niente, almeno a livello di storia e di vita. Non amo parlare di me e non amo le autobiografie (non la mia, almeno!). Preferisco inventare, adoro viaggiare con la fantasia, adoro creare a partire da zero. Se scrivessi di me non starei creando nulla, starei solo ripercorrendo strade già percorse, invece la creazione pura ti permette di esplorare percorsi sconosciuti, e questo mi affascina molto di più! L’unica cosa che posso dire, invece, è che sicuramente mi capita di trasmettere qualcosa di mio ai miei personaggi, qualsiasi cosa, un tratto del carattere, un tratto fisico, un oggetto posseduto, un desiderio, un’espressione che mi capita di dire spesso nella vita reale, cose così. Nel caso di Carina, per esempio, anche lei è una scrittrice emergente come me. È chiaro, quindi, che io abbia attinto alla mia vita in questo caso: quando mi accingevo a scrivere “Quel ridicolo pensiero”, infatti, ero in attesa dell’uscita ufficiale di “Jeans e cioccolato” e fantasticavo sulle mie prime presentazioni letterarie, ed è così che ho riversato la mia immaginazione nella protagonista. Ma il tutto poi si ferma lì e Carina man mano si stacca dal “cordone ombelicale” della sua creatrice per diventare un personaggio autonomo e dotato di un proprio carattere.”

Cosa rappresenta per te la scrittura? Solitamente cosa ti porta a scrivere?

“In questo momento di vita, la scrittura rappresenta per me un’isola bellissima, affascinante, ma un po’ lontana, perché a causa dello studio e degli esami universitari non riesco mai a dedicarmici pienamente e sono sempre costretta a mettere da parte il nuovo romanzo che sto scrivendo!
In generale, invece, la scrittura per me rappresenta una passione, uno stimolo, un’esigenza che parte dal profondo, dallo spirito, che per mezzo della scrittura è come se venisse placato, come si placa la sete. Non scrivo perché devo, forse – se ci pensiamo bene – non scriviamo neanche perché vogliamo: scriviamo perché ne abbiamo proprio bisogno! Di conseguenza, quello che mi spinge a scrivere è un impulso fortissimo che parte da dentro. Mi piace scrivere, quindi cerco di non privarmi mai della gioia di buttar giù due parole.”

Come descriveresti il tuo modo di raccontare “storie sulla carta”?

“Il mio modo di raccontare è semplice, schietto, diretto; amo usare la prima persona e dare voce al personaggio principale che racconta la storia usando il presente. Credo sia anche abbastanza lineare, cerco di non appesantire il discorso, di renderlo genuino. Al tempo stesso amo creare situazioni di suspense o di sorpresa, anche lievi, mi piace cercare di rendere partecipe il lettore in maniera attiva. Mi piace “far parlare” i personaggi attraverso i dialoghi, che rendono la narrazione più vera e autentica, e dedicarmi alla descrizione delle scene. Insomma, cerco di rispettare questi parametri quando scrivo, magari saranno i lettori a dirmi se ci riesco o meno!”

Quando leggi quale genere prediligi? Quali sono i tuoi autori preferiti?

“Prediligo il genere sentimentale e la narrativa. I sentimenti sono la mia passione, sono più propensa a osservare l’intimità e la sfera affettiva e umana della gente, nella vita così come nella scrittura e nella lettura. Un romanzo deve sapermi colpire, e mi colpisce qualsiasi libro che parla di vita, che racconta storie che sono all’ordine del giorno, in cui ci si può sempre riconoscere un po’ e ritrovarvi, magari, sentimenti che si avvicinano ai nostri o risposte a domande tacite che rivolgiamo sempre a noi stessi.
Inoltre, mi piace particolarmente la narrativa che riesce a strappare un sorriso e a trasmettere positività e buon umore, come la nota scrittrice inglese Sophie Kinsella (amo moltissimo i suoi romanzi!), che è particolarmente riuscita in questo soprattutto con la saga degli “I love shopping” e molti altri dei suoi romanzi.”

Componi anche poesie. Credi che il genere poetico venga discriminato sul piano editoriale, in quanto meno “vendibile” rispetto alla narrativa?

“Sì, mi piace scrivere poesie, anche se questa passione è stata sempre secondaria rispetto alla narrativa e alla prosa. Nel mio “cassetto” effettivamente ho delle poesie sparse scritte nel corso degli anni, e ho anche una raccolta inedita intitolata “Rifugi”, che comprende più di un centinaio di poesie scritte nel 2010. Penso che la poesia sia “un tantino” meno penetrabile della narrativa. La poesia va capita, interpretata nella maggior parte dei casi, la poesia è musica, è bellezza, è beatitudine, è sublime, ma non di facile lettura. Di conseguenza, viene discriminata in ambito editoriale. Io credo che ci si senta nei confronti della poesia altrui sempre un passo “indietro”. Per quanto mi riguarda, posso leggere con vero piacere le poesie di vari autori, ma non riesco mai ad avere la pretesa d’aver afferrato il concetto per intero. Lascio sempre un margine al dubbio, all’incertezza, alla possibilità di un’interpretazione diversa nascosta dietro ai versi. Lo stesso vale per chi legge le mie poesie, penetrabili sì, ma sempre solo per metà.”

Chiudiamo con un augurio che fai a te stessa per il futuro.

“Per la vita mi auguro un sacco di cose! Per rimanere nell’ambito della scrittura, invece, mi auguro di continuare a pubblicare, di migliorare sempre di più, di arrivare al cuore della gente, di trasmettere emozioni e sentimenti positivi, e di non deludere mai i lettori che già credono in me!”

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