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2 luglio 2003

Exposcuola village

E’ il II anno consecutivo che la nostra università accoglie l’importante evento dell’ EXPOSCUOLA VILLAGE ed è il II anno che proprio noi studenti univE’ il II anno consecutivo che la nostra università accoglie l’importante evento dell’ EXPOSCUOLA VILLAGE ed è il II anno che proprio noi studenti universitari non diamo il giusto peso alla manifestazione. Molti infatti si sono limitati a vedere il semplice afflusso di studenti, per giunta “piccoli”, il moltiplicarsi del caos nei corridoi e l’insostenibilità di file ancor più lunghe perdendo di vista quello che ne è il vero senso. In una società che mercifica i valori, in cui tutto è trasformato in merce di scambio, l’Expo, attraverso i suoi stand, ha cercato di “scambiare” cultura e attività di formazione. Il filo conduttore delle 3 giornate che hanno visto ragazzi provenienti da 150 scuole d’Italia e da 11 scuole tra Svezia, Spagna, Polonia e Turchia, è stato l’invito ad una politica intesa come confronto, dialogo, mediazione. Se lo slogan dell’Expo è stato MediterraneaMente una ragione deve pur esserci : aprire un dialogo tra i popoli mediterranei che auspichi ad una cultura della ragione, che superi le barriere dell’intolleranza e degli scontri razziali. Diventa rilevante, quindi, l’iniziativa che prevede una borsa di studio per uno studente palestinese e uno israeliano, della durata di 3 anni, presso la nostra università per completare il proprio bagaglio culturale. In questi giorni, dunque, c’è stato un gran parlare dell’importanza della coesione tra i popoli e degli scambi culturali. Si parla tanto di Unione Europea, si dà tanta importanza all’Euro ma quanto in realtà ci sentiamo parte di una stessa Europa? Unione Europea significa solo unione monetaria? No, parafrasando una celebre frase: fatta la moneta unica bisogna fare l’Europa unita.
Riflessioni, dibattiti, conferenze, momenti musicali e d’incontro si sono susseguiti nel grande padiglione snodato in 3 aree e collocato nella Piazza del Sapere, nome di buon auspicio, come ha detto mons. Gerardo Pierro, affinché i giovani apprendano il loro futuro fatto di progresso e tecnologia. Naturalmente, a posteriori, è facile dar vita a giudizi e a critiche su come talvolta l’organizzazione sia sembrata carente, su come alcuni temi siano stati trattati in maniera insufficiente e su come, a causa della scarsa coordinazione logistica, si siano creati ambienti contigui di discussione e ricreazione che hanno fuorviato l’attenzione dalle tematiche portanti.
Morale della favola: chi ha vissuto questo evento ha potuto appurare l’importanza del confronto per una crescita personale e sociale, chi è stato un osservatore di passaggio solo l’indifferenza.

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