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4 luglio 2003

“Giù nel Cyberspazio”, William Gibson

Lex Luthor, fondatore della Legion of Doom, il più importante gruppo underground di hacker, ha detto di Gibson “E’ come un allenatore che fa vincere lLex Luthor, fondatore della Legion of Doom, il più importante gruppo underground di hacker, ha detto di Gibson “E’ come un allenatore che fa vincere la coppa del mondo alla sua squadra senza aver mai dato un calcio ad un pallone”; ottima metafora per riassumere il genio dell’autore cyberpunk. Un talento che si manifesta soprattutto nella capacità di rappresentare ambientazioni e atmosfere di realtà “hi-teck” che oggi conosciamo solo in forma embrionale o addirittura consideriamo futuristiche. Un Nostradamus della civiltà umana all’alba di un nuovo millennio, dove il “cattivo” è un virus, dove non ci sono leggi (soprattutto nella Rete), quando è la tecnologia a dettare nuove regole etiche e morali, in un universo globalizzato, massificato, che rivela un substrato di grande desolazione anarchica. Decadente, rarefatta (alla Blade Runner) la realtà in questo romanzo dove, con gusto quasi cinematografico, Gibson fa nascere una nuova razza di eroe, il cowboy della consolle, coinvolto in una lotta senza quartiere contro multinazionali e mafia giapponese per il controllo del mercato nero dell’informatica. Avvincente la storia e, di conseguenza, il libro che risulta molto scorrevole nella sua lettura soprattutto per gli amanti della fantascienza. Leggetelo, scoprirete verso quale futuro ci stiamo dirigendo e quale è il lato oscuro della nostra evoluzione tecno-informatica, così ipocrita nell’urlare i suoi benefici, così meschina nel nascondere il luccichio delle catene ormai già avvolte alle nostre vite.

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