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2 luglio 2003

Il gruppo teatrale “Gli scorfani nel bosco”

Il teatro, una delle forme d’arte più antiche, nasce come una necessità urgente di esprimere se stessi, di portare fuori un mondo fatto di emozioni e Il teatro, una delle forme d’arte più antiche, nasce come una necessità urgente di esprimere se stessi, di portare fuori un mondo fatto di emozioni e sensazioni. Spesso questo mettere in scena viene vissuto come un momento di aggregazione per divertirsi e creare relazioni umane stabili nell’indifferenza che pervade la società contemporanea. Calcare il palcoscenico equivale a conoscersi. Il teatro funziona come uno sguardo interno rivolto verso la parte più profonda di se stessi. Aiuta a spogliarsi delle maschere che ci si è costruiti per mettersi a nudo e permettere all’Io puro di affiorare: una “full immersion” in se stessi, un andare oltre le immagini precodificate che permette, una volta calato il sipario, di tornare alla realtà con uno spirito rinnovato. Il teatro è vita: è gioia, allegria, pianto, lacrime, rabbia, tormento, estasi e passione. Forse per questo si sviluppano sempre più nuove realtà. Una di queste è il gruppo teatrale comico “Gli Scorfani nel Bosco” costituito da 5 ragazzi che in linea con la loro verve si sono dati questo nome senza nessuna base logica, ma come pura contraddizione in termini, come sovvertimento del reale. Un gruppo di amici che vive il teatro come passione. Gli “Scorfani” lamentano però il non appoggio da parte delle amministrazioni pubbliche e la mancanza di una cultura del teatro diffusa e di strutture atte ad ospitarli.
Una risposta però a questa richiesta non espressa potrebbe venire dal “Teatro delle Beffe”, che sarà tra breve inaugurato a Baronissi e che accoglierà eventi culturali legati a tutte le espressioni artistiche che ruotano intorno al teatro.
Direttore artistico del teatro è Annarita Praticò, autrice e regista della “Compagnia Cena Delle Beffe”, con numerose esperienze professionistiche come assistente alla regia a Walter Manfrè in “Pigmalione”e l’aiuto regia a Jaja Fiastri in “Amori miei”. Finalità di queste “emigrazioni artistiche” è l’arricchimento: fondere il professionismo all’entusiasmo giovanile e alla sinergia culturale data dall’università non solo per sensibilizzare ma per produrre teatro e vivere la scena come piacere.

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