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2 luglio 2003

Studenti o avventurieri?

L’introduzione della moneta unica, sembra aver risolto almeno in parte il problema di disorientamento che gli universitari europei si trovano ad affroL’introduzione della moneta unica, sembra aver risolto almeno in parte il problema di disorientamento che gli universitari europei si trovano ad affrontare, quando decidono di partire per il progetto Erasmus alla ricerca di un’esperienza unica e indimenticabile. Ed è proprio la qualità dell’esperienza, reputata ottima, l’elemento che accomuna il campione di studenti chiamati in causa questo mese. Un campione costituito solo in parte da coloro che in prima persona si sono potuti confrontare con le università straniere, e che hanno quindi potuto constatarne le differenze. Una su tutte é quella relativa all’andamento dei corsi e soprattutto, difetto tipico dell’Italia e degli italiani, il ritardo dei professori. Cosa normale qui da noi, a volte anche gradita agli studenti che a causa di pullman che non passano o che passano una volta ogni ora, pur essendo ritardatari, non perdono l’inizio della lezione. Nel resto delle università europee, dalla Spagna, alla Germania, al Belgio, una cosa del genere invece, non viene affatto permessa, dato che passato un quarto d’ora, se il prof non arriva, gli studenti vanno via e le lezioni non si tengono. Perché un ritardo superiore é sinonimo di mancanza di rispetto. Il resto degli intervistati é invece costituito da gente che conosce solo in teoria il progetto Erasmus, e questo grazie soprattutto al passaparola, visto che la pubblicizzazione nell’ateneo é ritenuta dalla maggioranza mediocre. Ben il 70% dei ragazzi ha chiesto informazioni relative all’Erasmus presso l’ufficio specializzato, dove i dipendenti sembrano essere abbastanza disponibili almeno sul piano teorico. Ma su quello pratico? Qui la parola passerebbe ai tutor, che dovrebbero aiutare i ragazzi in procinto di partire, indirizzandoli nel modo migliore per rendere loro più semplice l’inserimento nel nuovo paese. Ma la realtà é qualcosa di diverso. I coraggiosi avventurieri, zaino in spalla, devono trovare il modo di cavarsela quando sono già in terra straniera. Questo almeno é quanto risulta dal questionario, visto che per più del 50% di coloro che hanno avuto contatti diretti con i tutor, aiuti concreti non ci sono stati. Non tutti comunque sono disposti ad affrontare una situazione del genere, e molti preferiscono non partire, o perché temono la lontananza, o per un motivo molto più pratico, la borsa di studio, ritenuta molto bassa, nonostante l’incremento fatto dalla nostra università rispetto alla cifra standard. Tutto questo però non scoraggia chi continua a considerare l’Erasmus una tappa da percorrere prima o poi nella vita universitaria. La destinazione? La Spagna è la meta preferita seguita dall’ Inghilterra e poi da tutte le altre.

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