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11 settembre 2003

Lazio: un tonfo che fà male

Una serataccia. La Lazio cola a picco nella partita che avrebbe dovuto riconsegnarla al grande calcio internazionale. In un Olimpico gremito era di scUna serataccia. La Lazio cola a picco nella partita che avrebbe dovuto riconsegnarla al grande calcio internazionale. In un Olimpico gremito era di scena l’attesa rivincita contro i “Blues” di Ranieri. Tanti i volti del Chelsea ben noti al palcoscenico italiano nonché, in particolare, a quello biancoceleste. Vecchie conoscenze del calcio delle nostre latitudini, vecchi frequentatori di quello stadio che ieri hanno potuto riammirare, di quell’erba che hanno potuto ricalcare sotto i tacchetti, di quelle atmosfere che – c’è da giurarlo – solo il calcio italiano può suscitare, pur tra i mille scandali che quotidianamente affollano le pagine dei rotocalchi sportivi del Belpaese. Scaglino la prima pietra coloro che, osservando il match, non hanno sentito un brivido percorrere la schiena, un nodo stringersi in gola ad ogni invenzione di Veron, ad ogni sussulto di Mutu, ad ogni tocco di Crespo e – perché escluderlo – ad ogni miracolo (e credeteci, sembrava di essere a Lourdes) di un “certo” Cudicini. Un antico proverbio recita: “le cose vengono apprezzate nel momento in cui le si perde”. Oggi, quantomeno, possiamo dire che le chiacchiere dei nonni non erano poi così insensate! Ma, come ogni “regola” che si rispetti, ecco che un’eccezione spunta sempre fuori: d’altronde, sfido a trovare qualcuno che rimpianga il caro vecchio patron laziale dopo aver visto le sue perle (Veron e Crespo) brillare – quasi si trattasse di una favoletta- nelle mani di un petroliere russo. Difficile commentare una partita che di storia ne ha avuta ben poca. Appare netta, questo sì, la dicotomia fra le premesse di vendetta e il brusco risveglio. Bisognava in qualche modo cancellare la macchia del 2-1 allo Stamford Bridge: detto-fatto è riuscita l’impresa di peggiorare una situazione già grave. E questa volta è difficile persino trovare scusanti. Il tracollo è stato netto e a poco serve sottolineare le assenze di Peruzzi, Stam e Oddo. La partita era di quelle da vincere, di quelle per le quali è necessario gettare il cuore laddove le gambe non arrivano. La Lazio, invece, naufraga sul prato amico e scivola al terzo posto del girone G della Champions League a 2 punti dal Besiktas. Ad accendere la miccia ci pensa subito Crespo al 15′ su “papera” di Sereni: chissà quanti, in quell’istante, gli hanno ridisegnato con la fantasia una camiseta che è sì celeste, ma che di argentino ha ben poco. La squadra di Mancini paga l’approccio sbagliato alla gara e il nervosismo di tanti giocatori (su tutti Mihajlovic: espulso a inizio ripresa e autore di un gesto inqualificabile come lo sputo rifilato a Mutu, verrà squalificato dall’UEFA per otto giornate). Nella ripresa si completa la capitolazione con le reti di Gudjohnsen, Duff e Lampard. A questo punto è necessario vincere i prossimi due impegni di Champions per passare il turno, ma soprattutto ritrovare subito serenità e fiducia. A che cosa servirebbe, se non a questo, un Lazio- Roma a portata di mano?

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