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7 ottobre 2003

La valle dell’Irno: tra storia e tradizioni

La Vallo dell’Irno, il territorio in cui è ubicata la nostra università, confina a mò di cerniera con tre zone, l’Irpinia, il napoletano (Agro-nocerinLa Vallo dell’Irno, il territorio in cui è ubicata la nostra università, confina a mò di cerniera con tre zone, l’Irpinia, il napoletano (Agro-nocerino-sarnese) e con il Cilento e il Vallo di Diano, ricordando che non è proprio una verità geografica.
Il prof. F.Barra docente di storia moderna presso la facoltà Lettere e Filosofia, ci ha detto che la Valle dell’Irno ha acquisito la sua importanza grazie alla ricchezza delle sue acque, che dal Medioevo fino all’ottocento ha incentivato l’industria della lana e del cotone, ma è stato un asse di comunicazione viaria tra il Tirreno e l’Adriatico, come punto di riunione. Questa porzione di terra, presenta anche aspetti della cultura folcloristica sinonimo di tradizioni popolari.
Ne abbiamo parlato con il prof.V.Esposito docente di storia delle tradizioni popolari, che ha incentrato la sua discussione sui rituali di contatto e scambio attuati in una società. Secondo Esposito due manifestazioni caratterizzano l’identità culturale della Valle dell’Irno: il pellegrinaggio di S.Michele di Cima, che è la montagna più alta alle spalle di Fisciano (1500 mt.), e il “ciuccio di fuoco” che si svolge tra Acigliano e Pandola.
La sfera simbolica del pellegrinaggio è interpretata come sfera soprannaturale, ma usata per gestire la sfera sociale, sottolineando i meccanismi di produzione, individuali e collettivi della gente. Il pellegrinaggio avviene nella notte fra il 7 e l’8 maggio, in qualsiasi condizione ambientale, con i pellegrini che partono da Calvanico con la statua settecentesca d’argento di S.Michele, preceduti da un gruppo di verginelle. Il rituale prevede la divisione dei pellegrini, con una parte che rimane a Calvanico attendendo gli altri. La mattina, dopo la veglia e la messa si ritorna in paese dove c’è il ricongiungimento della comunità. Simile rituale per i paesi di Preturo e Contrada che hanno una loro cappela dedicata al santo.
La ritualità sottolinea il riconoscimento della propria identità collettiva e personale nei confronti e nell’apertura agli altri, comunità diverse che si identificano nello stesso rituale.
Il rituale del ciuccio di fuoco avviene ogni 15 agosto alla fine dell’Assunta tra Acigliano(fraz. Di Mercato S.Severino) e Pandola, che viene portato tra questi due paesi avanti e indietro e alla mezzanotte vengono fatti esplodere dei fuochi d’artificio. Il ciuccio, naturalmente di cartapesta, unisce due piccole comunità che sentendosi legate attenuano anche le rivalità campanilistiche.

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