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10 novembre 2003

Accadde quella volta . . .

No, non temete! Questo non è il titolo di un racconto giallo o dell’ orrore! Le storie di cui vi parlerò sono di tutt’ altro genere, ma non per ques
No, non temete! Questo non è il titolo di un racconto giallo o dell’ orrore! Le storie di cui vi parlerò sono di tutt’ altro genere, ma non per questo meno coinvolgenti.
Circolano senza sosta da decenni, ovviamente con le necessarie revisioni, passando di bocca in bocca, raccontate nei corridoi, bisbigliate tra i banchi durante le lezioni o le sedute d’ esame; ogni Università, non può dirsi tale, senza il suo bagaglio di storie più o meno inventate.
Eh, sì, parlo proprio delle “leggende universitarie”, storie vere o solo verosimili, di cui i “veterani”, con gran sollazzo, si servono, a seconda dei casi, per terrorizzare o divertire le matricole.
Ve ne raccontiamo qualcuna.
Seduta d’ esame.
Una ragazza, vestita e truccata in maniera molto appariscente, siede nelle prime file dei banchi, e fuma con noncuranza una sigaretta (forse era agitata o forse solo un po’ spavalda).
Viene chiamata a sostenere l’ esame. Una volta terminato, il professore la congeda dicendole: “ Signorina, lei ricorda gli ultimi versi dell’ Eneide? Sa, appena l’ ho vista, mi son subito venuti in mente!”. La studentessa non ricordava e quando chiese cosa quei versi dicessero, il professore si limitò a congedarla senza darle una risposta.
Allora lei, troppo curiosa per lasciar correre, subito andò a caccia di un testo dell’ Eneide e lesse: “ . . . E così vidi una Troia fumante!”.
Non è dato sapere se questa storia sia vera o, semplicemente fatta circolare a bella posta da qualche burlone, comunque immagino con gran divertimento l’espressione sconcertata della vamp in questione, così coloritamente apostrofata da un prof. un po’ mordace.
Questa è sono solo una delle tante “leggende universitarie” che si possono scovare curiosando qua e là; vi assicuro che ce ne sono davvero molte, ogni facoltà ha la sua bella scorta
Fa sempre piacere ascoltare “cosa accadde quella volta”, perché, vere o inventate che siano, queste storie ci danno la misura della bizzarria di alcuni professori o della fervida fantasia degli studenti.
Ida Melillo

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