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24 novembre 2003

E.L.I.C.A. a Fisciano

L’aula delle Lauree dell’Ateneo salernitano gremita di studenti, di docenti universitari e delle scuole medie superiori accoglie il professore Tullio L’aula delle Lauree dell’Ateneo salernitano gremita di studenti, di docenti universitari e delle scuole medie superiori accoglie il professore Tullio De Mauro, uno dei maggiori linguisti italiani, oltre che ex Ministro della Pubblica Istruzione. Attualmente, De Mauro insegna Filosofia del Linguaggio e dirige il Dipartimento di Scienza del linguaggio presso l’Università La Sapienza Di Roma. Dopo una lezione ascoltata in “religioso silenzio” dai presenti, gli abbiamo posto qualche domanda.
Professore De Mauro, i giornali, la televisione e molti intellettuali asseriscono che i giovani di oggi non hanno un buon rapporto con la lingua italiana. Lei cosa ne pensa?
Penso che sia semplicemente un luogo comune. I giovani di oggi conoscono l’italiano molto meglio dei loro nonni e dei loro padri. Negli anni 50’, il 62% della popolazione parlava solo il dialetto, ciò vuol dire che solo una minoranza parlava l’italiano. Sempre negli anni 50’ il 52, 9 % della popolazione era privo della sola licenza elementare. Dagli anni 80’ in poi, sono circa il 75% i giovani che arrivano al Diploma.
Il fatto che si legga spesso sui giornali che i giovani non conoscano l’italiano, ripeto è un luogo comune; sono i giornalisti che hanno perduto il cervello.
Professore, una proposta “bossiana” ha ipotizzato che gli stranieri in Italia debbano imparare oltre l’italiano anche il dialetto della regione di residenza.
Penso che gli immigrati non abbiano aspettato Bossi. Nel momento in cui si insediano in una comunità, in una città, imparano già il dialetto del luogo… Da Mestre alla Sicilia…
La nostra lingua italiana è sempre più “inquinata” da inglesismi. Corriamo il rischio di perdere anche la nostra identità linguistica?
Se prendiamo un vocabolario inglese, troviamo il 4% di italianismi. Se al contrario, sfogliamo un vocabolario italiano, troviamo solo un 2% di inglesismi. Non c’è nessun rischio.
C’è chi dice che chi non conosce l’inglese oggi è tagliato fuori…
Vivono tranquillamente dei miliardi di persone che non conoscono l’inglese. Sicuramente è molto usato dai rappresentanti commerciali, magari per “far colpo” ma chi ne abusa o chi pensa che sia indispensabile, è solo un intellettuale snob. Prima c’erano coloro che usavano i latinismi!
Capita sempre più spesso sfogliando il dizionario della lingua italiana, di trovare dei termini coniati in un certo periodo storico- sociale da giornalisti.

Si, è vero. Ricordo che a metà degli anni 80, dopo la Perestrojka (dal prefisso pere, ri e strojk, ordine) di Gorbaciov, il termine strojk si diffuse anche in Italia, riferito un po’ a tutto. Fu come l’uso del termine Tangentopoli poi negli anni 90’; oggi si legge ancora sui giornali Sanitopoli, Affittopoli, etc.. Sicuramente i giornalisti sono coloro che hanno più facilità nel coniare nuovi termini. Se poi certi “neologismi” diventano di uso comune, è probabile che vengano inseriti nel dizionario della lingua italiana.
Abbiamo parlato dell’inglese, dell’italiano, del dialetto. Lei avrà sicuramente studiato il latino e il greco, considerate oggi lingue morte. Se dovesse tornare indietro, oggi, le studierebbe ugualmente?

Sicuramente si. Il latino serve per avere un buon controllo della lingua italiana. Se non si conosce si destreggia male con l’uso non solo dell’italiano ma anche dell’inglese.
Stefania Marino

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