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10 novembre 2003

La cultura del diverso

Cari amici,
non posso che iniziare facendovi i miei più sentiti auguri. Siamo giunti a due anni, e la gioia più grande è quella di vedervi in t
Cari amici,
non posso che iniziare facendovi i miei più sentiti auguri. Siamo giunti a due anni, e la gioia più grande è quella di vedervi in tanti intorno a queste candeline. Sarebbe tempo di bilanci, tempo di numeri, come le ormai trentasei pagine o le centosessantaduemila battute che pulsano sotto i vostri occhi, ma non sono questi i numeri che abbiamo voluto tenere in considerazione. Abbiamo preferito guardare da un’altra parte, verso di voi, vedendovi aumentare in quella “piccola stanza vicino ad un cesso, per noi questo è successo”. Ma quanta università abbiamo ascoltato in due anni? Quanto lavoro, quante pressioni e quanti incontri abbiamo seminato nel campus in due anni? Quante giovani speranze abbiamo visto nascere, tra le uscite di un giornale e quelle da un’aula? Quanti desideri abbiamo espresso uscendo da un dipartimento, dopo aver assistito al luccicare di un professore come una meteora, che insieme una volta o l’altra abbiamo aspettato. Tutto questo abbiamo provato a buttare giù su carta, dando forma a giovani idee, a volte dimenticate da vecchi marpioni, più interessati al portafoglio che alle emozioni.
Controcampus ha cercato di esservi da supporto, una mappa per perdersi. Poiché a volte solo perdendosi si può conoscere il diverso, il lato vero delle cose. Siamo stati una curiosa scoperta per gli appassionati della scrittura, e insieme anche un incubo per chi deve render conto della propria attività.
Controcampus ha voluto essere contorno alla cultura impartita nelle aule, cercando di far capire che l’università non deve formare solo cervelli, ma anche coscienze. Questa deve essere la cultura dei nostri tempi, quella in cui si incontrano e confrontano cose tra loro molto diverse, Internet e diritto, divisioni e insiemi, un campus e un Controcampus. E proprio Controcampus ha cercato nel miglior modo possibile di essere un collante, ricucendo nuovi e vecchi rapporti degli ultimi anni politici sfilacciati. Abbiamo scelto la scrittura, come territorio libero e affascinante di confronto e di scontro, dove poter mettere insieme tutte le tensioni, i sentimenti e le passioni di coloro che credono in un’università diversa, possibilmente migliore. Per questo nelle trentasei pagine che seguono, non esiste articolo, foto o disegno non interessante, perché ognuna di queste offre una verità, qualcosa che, per chi l’ha ideata ha un senso, un ruolo, un peso. Così Controcampus in due anni ha visitato l’Università, senza etichetta, superando differenze sui generi e sulle categorie, per lo stesso motivo, mettendo in risalto ogni tipo di rapporto, come quello dell’omosessualità, poiché “la diversità è solo frutto di morali sociali e religiose distorte”.
Certo non tutto quello che abbiamo fatto e ciò che volevamo ottenere. Vogliamo fare di meglio e di più, possiamo fare tutto questo e altro ancora se stimolati dal vostro sostegno, dai vostri suggerimenti e dalle vostre critiche. Perché pensiamo che sia si importante fare un giornale, ma ancora più importante è sapere che questo abbia un senso.
Con un sorriso

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