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10 novembre 2003

La rivoluzione dell’esistenza lesbica

Mario Mieli teorico del Movimento gay nel suo famoso libro Elementi di Critica Omosessule dice “se davvero credessi nelle avanguardie, direi che l’
Mario Mieli teorico del Movimento gay nel suo famoso libro Elementi di Critica Omosessule dice “se davvero credessi nelle avanguardie, direi che l’avanguardia della rivoluzione sarà composta da lesbiche. In ogni caso la rivoluzione sarà lesbica”.
Omosessualità femminile e lesbismo, due significanti linguistici che non sembrano evocare negli estranei alla comunità omosessuale differenze di significato: una sessualità respinta, non recepita, non codificata, dal contesto eterosessuale e patriarcale. Ma le due parole sono segnate dalla militanza di un movimento politico femminista che faticosamente, ha dovuto inventare per sé la presenza nello spazio pubblico, lo spazio dell’identità, dell’esistenza materiale e di corpi privi di parola.
Omosessualità femminile e lesbismo sono quindi paradigmi semantici diversi nell’esistenza delle relazioni femminili, l’omosessualità è pratica d’amore, il lesbismo è sfida politica alla sessualità dominante! La parola lesbica identifica memoria, impegno contro i diritti negati, contro l’assenza pubblica delle donne. Nominarsi lesbiche è pratica politica, è sottrazione di sé stesse all’esclusione, alla cancellazione della storia.
La storia o meglio la memoria del desiderio è l’ulteriore tassello per esistere, il tempo complice del silenzio ha cancellato la passione delle donne per le donne, lettere private, racconti romantici, poesie giovanili, dicono l’indicibile, riscrivendo capitoli interi della storia letteraria, della storia dei movimenti di liberazione femminista. Il Lesbismo è stato, e sarà per molto tempo ancora, una lunga marcia nel desiderio, liberazione del corpo delle donne alle prescrizioni sociali, la lesbica accusata dalla società omofoba di essere patologicamente “contro lo stato naturale delle cose” è realmente una rivoluzionaria poiché, indica alla minoranza femminile e non, spazi di fuga nel e contro il dominio culturale ed economico odierno.
Anna D’Ascenzio

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