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12 novembre 2003

Lazio: Il Derby della Capitale parla portoghese

Troppo tardi? Troppo presto? Non importa: l’importante è che sia arrivato. Nona giornata, Milano ha già celebrato la sua festa e la schedina recita suTroppo tardi? Troppo presto? Non importa: l’importante è che sia arrivato. Nona giornata, Milano ha già celebrato la sua festa e la schedina recita sul fondo: Roma-Lazio ( ore 20.30 ). La paura assale gli incalliti scommettitori domenicali. Alla fin fine meglio buttar giù una tripla senza pensarci troppo. In fondo una previsione farebbe sudar freddo persino Nostradamus… Perché? Semplice, la spiegazione è in un’unica parola – DERBY – ma non sottovalutatela, perché come poche ha la forza di incantare, di coinvolgere, di unire in un sol abbraccio… Peccato che i teppisti non sappiano leggere granché e finiscano “involontariamente” per confondere > con >. In fondo la differenza è minima, ma la confusione può rovinare uno spettacolo e, forse, a nulla è servita la strage dell’ Heysel o la più recente tragedia di Avellino. Fortuna che, all’interno dell’ Olimpico, le coreografie delle curve mettono i brividi e le note di Venditti sono ancora in grado di scaldare i cuori un po’ infreddoliti da un’umida serata autunnale. E pur arriva il sospirato fischio di Trefoloni mentre sul tabellone scorrono le formazioni. L’apparenza lascia supporre una scena con giallorossi all’arrembaggio e biancocelesti in ritirata, ma si sa… i derby escono da ogni logica e una Juve già in fuga impone uno scossone decisivo. Partono forte gli uomini di Capello con iniziative di Dacourt ( 1′ ) e Monella ( 8′ ) che scaldano le mani di Sereni. Ma è un fuoco di paglia…La partita ben presto si immette sui binari dell’equilibrio: al 15′ Conceicao prova il pallonetto, ma il tentativo è velleitario e Pelizzoli blocca senza problemi. Due minuti dopo è ancora attento il portiere romanista su conclusione sporca di Stankovic. Anonima la parte centrale del tempo: poche le azioni degne di nota, molti i falli che incattiviscono il match. Ultimo brivido su punizione di Totti che impegna seriamente la retroguardia laziale al 43′. La ripresa si annuncia piccante: un siluro di Totti sfiora il palo al 55′, ma la Lazio si rende viva con una percussione sull’asse Favalli-Stankovic che impegna Pelizzoli. Al 71′ i tecnici smuovono le cose, ma i moduli non cambiano: Albertini prende il posto di Liverani, Carew quello di Montella. Il prosieguo darà ragione a Capello. E’ la Roma a cercare la vittoria e si sa… la fortuna aiuta gli audaci. L’uno-due è micidiale: Mancini (gran prodezza di tacco, la sua) ed Emerson tramortiscono gli ospiti e permettono alla Roma di agganciare il Milan al secondo posto. Il match finisce qui. Ora è tempo di commenti e polemiche, è tempo di lavoro per i vari “Biscardi”. La nausea del post-partita ci investirà per due settimane: arriva la sosta, forse la manna necessaria per smaltire i postumi della sbornia-derby.
Marco Tuccillo

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