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17 dicembre 2003

Roma: avanti di rigore

Al secondo posticipo di fila, questa volta, però, tra le mura amiche dell’Olimpico, la Roma ha l’opportunità di allungare sulle inseguitrici e di lancAl secondo posticipo di fila, questa volta, però, tra le mura amiche dell’Olimpico, la Roma ha l’opportunità di allungare sulle inseguitrici e di lanciare la fuga solitaria, approfittando del turno di riposo forzato del Milan, impegnato, peraltro senza fortuna, nella Coppa Intercontinentale. Tuttavia, Capello, in settimana, aveva ammonito i suoi ragazzi a non farsi distrarre da questa eventualità favorevole, a rimanere concentrati sull’impegno di campionato con il Modena e a non sottovalutare l’avversario. Alla vigilia gli emiliani apparivano spacciati, condannati a recitare il mesto ruolo di sparring- partner. Pareva insomma dovessero essere l’ennesima vittima predestinata del micidiale undici giallorosso. Nei venti minuti iniziali, la Roma sembra rispettare i favori del pronostico. Già al settimo, difatti, i padroni di casa trovano la via della rete, in virtù di un rigore, comminato per un incauto intervento di Balestri, in ritardo, su Totti e magistralmente realizzato dallo stesso numero dieci giallorosso. Si rivelerà decisivo. Tuttavia, già in precedenza i romanisti avevano, a diritto, recriminato per un intervento scomposto in area di rigore su Carew. La Roma, dopo il vantaggio, continua a macinare gioco e a produrre occasioni da rete. Prima è Cassano a sprecare, con un’incornata debole su cross di Totti dalla destra, che termina di poco alla sinistra del palo. Quindi tocca a Carew fallire l’appuntamento con il gol. Troppo fiacco risulta il suo tiro a porta sguarnita, dopo che aveva superato in dribbling il portiere ospite, tanto che Pivotto può recuperare agevolmente e sventare il pericolo sulla linea. Provvidenziale, il suo intervento. Sembra una passeggiata per la Roma. Appunto, sembra. Dal ventesimo minuto, infatti, la Roma quasi scompare dal rettangolo di gioco. Rallenta la manovra, consegna le chiavi del centrocampo al Modena e si chiude nella propria metà-campo, quasi a voler difendere l’uno a zero. Ma il risultato non è quasi mai in bilico. Il gioco del Modena, infatti, si esaurisce in uno sterile possesso di palla e le uniche insidie per Pelizzoli giungono da velleitari tiri dalla distanza, che terminano tutti ampiamente a lato. E ciò accade innanzitutto perché la trequarti-campo del Modena è ben presidiata dai difendenti capitolini e dai centrocampisti che ripiegano in copertura. La tela dei passaggi degli emiliani viene spesso spezzettata, la manovra non è fluida e, dunque, i modenesi non riescono a creare grandi preoccupazioni all’estremo difensore romanista. Ordinaria amministrazione, quindi, per Pelizzoli, eccezion fatta per un colpo di testa di Amoruso, che lo chiama al miracolo. Davvero portentoso il suo colpo di reni nella circostanza, che salva il risultato. Tra i romanisti, applausi per lui ma encomiabili, in chiave difensiva, anche le prestazioni di Emerson, indispensabile nel raccordo tra i reparti; del maestoso Chivu, prodigioso a neutralizzare una conclusione a colpo sicuro di Amoroso; di Samuel, sempre puntuale negli anticipi; del generoso Lima, che ha avuto un bel daffare con il dirimpettaio Campedelli; e della torre Carew, prezioso nel lavoro di sponda. Opache invece le prove di un abulico Mancini; di Cassano, sottotono; di Tommasi e De Rossi, fuori condizione. Contro il Modena, la Roma ha disputato, forse, la peggiore gara della sua stagione e sicuramente il risultato l’ ha premiata oltre i suoi meriti. Tuttavia, l’allenatore è riuscito comunque a trarre indicazioni confortanti da questa partita. Capello, infatti, a fine gara, è apparso soddisfatto, malgrado la prova incolore dei suoi. E, a suffragio del suo ottimismo, ha dichiarato che, l’anno scorso, partite come questa la sua squadra le avrebbe perse. Anzi le ha perse, ha, poi, puntualizzato. Capello sorride e ne ha ben donde. La Roma, infatti, non è mai stata così in alto. Speriamo, per lui, che non soffra di vertigini.
Riccardo Guerra

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