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24 gennaio 2004

Intervista a Milly Carlucci

“Molti giornali inglesi hanno scritto che il livello della televisione italiana è basso.Lei cosa ne pensa?”

MILLY CARLUCCI:”No,il livello del“Molti giornali inglesi hanno scritto che il livello della televisione italiana è basso.Lei cosa ne pensa?”

MILLY CARLUCCI:”No,il livello della televisione italiana non è basso.Il livello della nostra TV sta cambiando,la nostra sta diventando una televisione globalizzata e i programmi stanno diventando gli stessi della Germania,degli USA.Se cerchi tra i canali satellitari alcuni programmi li trovi ovunque,ad esempio”La prova del cuoco”,che si può vedere in inglese,in tedesco,etc.
La nostra televisione sta perdendo solo un’identità nazionale,propriamente italiana;non è più come una volta,ma non è necessariamente un male.Quello che però bisogna fare in un mercato così frenetico è mantenere una forte connotazione personale,perché comunque non è lo stesso essere uno svedese, un italiano o un sudafricano perché abbiamo le nostre peculiarità.Bisogna comunque riuscire ad avere un quadro globale,perché sì,ci sono i format internazionali che funzionano e si vendono,ma bisogna continuare ad avere produzioni nostre che esprimono la nostra cultura e che noi italiani ci aspettiamo.”

“La televisione italiana è ormai un salotto:ci sono sempre gli stessi personaggi;questo è un limite…”
MC:”No,è che nelle televisione italiana,come in tutte le altre,è così perché si trovano difficoltà a far venire gli ospiti;non è facile:c’è chi non vuole parlare,chi vuole troppi soldi,chi ha impegni,e così si va a finire che ad essere ospitati siano sempre gli stessi.In questo modo è anche inutile perché è una cosa che si nota e si produce un effetto boomerang.
In TV ho scelto un percorso che mi aiuta a maturare e anche ad invecchiare,e non solo come persona,ma anche come personaggio,ed è una cosa difficilissima perché la televisione non consente la vecchiaia,ed è una grande trappola.Il cinema permette una maturazione armoniosa,la TV invece tende a fossilizzare in una giovinezza senza tempo e in una superficialità di atteggiamenti che non corrisponde alla vita.Se si pensa a Raffaella Carrà,che compie sessant’anni,è una donna senza tempo,continua ad andare avanti come una trentenne e questa è la telev.purtroppo.”

“A fine anno sei in scadenza di contratto.hai qualcosa in programma?E quanto ti senti disposta a rischiare?”

MC:”Quando si termina un contratto pubblicitario non si può cominciarne un altro subito;devi far passare almeno un anno,non dev’essere forte la memoria di quello che hai fatto,sennò si fa confusione nelle menti altrui.Bisogna resistere anche all’incubo del domani,superare cioè le insicurezze e la preoccupazione di non guadagnare e dipende anche dalla proposta artistica.Ho lasciato il mio prec.contratto pubblicitario perché durava da 7 anni ormai ed era giusto smettere,anche per una soluzione di continuità che è necessaria in vista di una cura delle scelte artistico-professionali.In alcuni momenti ci si trova di fronte ad un bivio,come si presenta più volte nel corso della carriera.”

“Aldo Grasso l’ha elogiata per essere una delle presentatrici italiane più preparate;è per questo che le fanno fare solo pochi programmi?”

MC:”La televisione è un mestiere difficilissimo e di grandissima concorrenza,apparirvi è frutto di una lotta molto dura.Emergere,anche quando hai una buona carriera alle spalle,richiede sangue e lacrime…te l’assicuro.”

“Come ha visto il referendum sull’articolo 18 e l’elettrodotto?”
MC:”Io penso in generale che abbiamo troppe votazioni in Italia e che il referendum vada usato quando ci sono dei temi nazionali fortissimi,sennò c’è un sistema assembleare marcato ed è troppo.Con così tanti referendum è un disastro organizzativo per tutto il sistema.”
GIOVANNI VITO CASERTA

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