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15 gennaio 2004

La guerra fredda

Il muro di Berlino è diventato il simbolo della guerra fredda, combattuta tra le due superpotenze venute fuori dalla Seconda Guerra Mondiale, USA e
Il muro di Berlino è diventato il simbolo della guerra fredda, combattuta tra le due superpotenze venute fuori dalla Seconda Guerra Mondiale, USA e URSS. Una vera e propria prova di forza portata avanti nello scontro tra il capitalismo americano da una parte e il comunismo sovietico dall’altro, attraverso una spietata corsa agli armamenti, al controllo degli Stati satelliti, alla conquista dello spazio.
Premio nobel per la pace nel 1971, Willy Brandt cancelliere della Repubblica federale tedesca dal 1969 al 1974, viene definito l’artefice della Ostpolitik, vale a dire, politica orientale, a favore della distensione nei rapporti Est-Ovest. Dall’altra parte bisogna ricordare la politica della perestrojka del presidente sovietico Michail Gorbaciov, che iniziava nel 1985 una serie di riforme democratiche, volte all’autogoverno delle nazioni, comprese quelle sotto l’influenza sovietica. A differenza di quello che era successo negli Stati satelliti dell’Unione Sovietica negli anni 1956 in Ungheria e nel 1968 a Praga, dove l’esercito sovietico aveva fatto ricorso alla forza per sedare delle rivolte, in occasione dell’abbattimento del muro di Berlino, l’intervento dell’esercito sovietico non vi fu. Lo stesso Gorbaciov dichiarerà qualche anno più tardi che la guerra fredda era finita e la corsa agli armamenti conclusa.
Dino Renna

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