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15 gennaio 2004

Malattie? No. Stati psico-sociologici

Stress, ansie, paure sono stati sempre più diffusi all’interno della nostra società. Ed anche nell’Università, e più precisamente nel nostro campus, pStress, ansie, paure sono stati sempre più diffusi all’interno della nostra società. Ed anche nell’Università, e più precisamente nel nostro campus, possiamo trovare alcuni esempi di come questi possano condizionare non solo la carriera di studi, ma la stessa vita, sia presente che, purtroppo, futura. Dare consigli è impossibile: non basterebbero psicologici, sociologi e psicanalisti. Possiamo, però, avvicinarci un po’ al problema. E che ognuno ne tragga da solo il consiglio che preferisce.

Nel corso della vita si vivono esperienze sempre più disparate; si attraversano periodi, più o meno lunghi, che caratterizzano l’esistenza degli uomini, biologica e sociale, e lasciano i loro segni, a volte in modo permanente. Ed è sicuramente quello della formazione culturale, un periodo che lascia un segno pressoché indelebile nella vita di ognuno. Forte è sicuramente lo stress per chi frequenta una scuola superiore: a parte l’assurdità di certi strumenti simbolici convenzionali, come il temutissimo registro, la presenza costante del corpo docente, mista alla imprevedibilità delle interrogazioni, se da un lato tengono sotto pressione lo studente, dall’altro ne alleggeriscono il carico psicologico, dettando in modo alquanto imperativo i tempi e le tappe del processo di formazione culturale. L’Università, per come funziona in Italia, invece, si affida molto sulla responsabilità degli studenti, che possono decidere o meno di frequentare dei corsi di massa dove non saranno altro che un anonimo numero, o che possono decidere o meno di presentarsi agli appelli d’esame. Si passa quindi in pochissimi mesi (ultimo anno delle superiori – primo di Università) da un “regime totalitario” ad una completa autonomia e, quindi, accrescono le responsabilità; queste ultime generano ansie e paure. Se a questo gap atavico dell’universitario, si aggiungono, nel corso degli studi accademici, professori poco disponibili, esami ostici ed insuperabili, disservizi, file e quant’altro, ci accorgiamo del carico psichico che sovrasta ogni studente. Stress, nervosismo, paura, ansia non sono, quindi, patologie in sé stesse; si tratta di stati psico-sociologici molto diffusi nel nostro campus, come in tutti i campus, come nel lavoro, nella politica, nello sport professionistico, e in ogni altro ambiente nel quale queste “macchinette socio-biologiche” , chiamati esseri umani, interagiscono fra loro, con ruoli e status ben determinati e responsabilità delineate. Con una precisazione: a lungo andare questi status, come tutti gli status, perdono la loro temporaneità, per diventare immutabili e, quindi, patologici.

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