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26 febbraio 2004

Imprese e polemiche

Il Milan ha una storia, una tradizione, una filosofia che gli impongono degli imperativi ben precisi: vincere e dare spettacolo. Sabato sera andava iIl Milan ha una storia, una tradizione, una filosofia che gli impongono degli imperativi ben precisi: vincere e dare spettacolo. Sabato sera andava in scena il Derby della Madonnina a San Siro, con l’Inter i serie negativa e l’infermeria strapiena, mentre il Milan viaggiava a ritmi da record e doveva rinunciare solo a capitan Maldini squalificato. Ma il Derby è il Derby: fonte inesauribile di sorprese, dove spesso la favorita soccombe, dove non conta la classifica ma il cuore e l’onore. Stankovic e soci stavano avvalorando questa tesi, quando sono venuti fuori le giocate dei campioni di Ancelotti. Tomasson (partito dalla panchina per far posto a Rui Costa nel modulo ad “albero di Natale”), Kakà e Seedorf hanno ribaltato il risultato, che da 0a2 si è tramutato in meno di mezz’ora in 3a2. I cugini sono crollati fisicamente (in particolare il rientrante Cristiano Zanetti) e sono stati sopraffatti dal fine palleggio della capolista. Il “Diavolo”, così, non cede punti a Roma (travolgente all’Olimpico contro un Siena in caduta libera) e Juventus (vittoriosa di misura a Bologna) e prosegue la sua corsa verso il diciassettesimo scudetto della sua storia.
Si potrebbe, così, pensare tranquillamente all’imminente sfida di Champions ed invece no. Al termine della contesa, nel commentare la gara, il presidentissimo Silvio Berlusconi critica la squadra per la sofferenza patita nel primo tempo ed obbliga, in diretta televisiva, l’allenatore attuale e quelli che seguiranno a far giocare la squadra con due punte, affermando che una squadra come il Milan non può rinunciare ad offendere e che con un solo attaccante non si creano molte occasioni da rete. Detto che la prima frazione di gara è stata equilibrata e che l’Inter ha segnato con un calcio d’angolo ed un’autorete, non è assolutamente vero che più attaccanti voglia dire più occasioni da gol, quindi più reti e più spettacolo. Il Milan in questo scorcio iniziale di 2004 ha giocato generalmente con un attaccante di ruolo (Shevchenko), quattro fantasisti (Pirlo, Seedorf, Rui Costa e Kakà) ed un terzino di spinta (Cafù); è forse la squadra più spettacolare della SerieA e segna molti gol, tanto è vero che la miglior gara della stagione l’ha giocata a Roma col 4-3-2-1, superando l’allora capolista con un gioco spettacolare e concreto. L’uscita (anzi le uscite, dato che il presidente è andato ribadendo le sue idee a destra e a manca) di Berlusconi è stata indubbiamente infelice e destabilizzante per la squadra e l’allenatore, che erano attesi dallo Sparta Praga per l’andata degli ottavi di finale della massima competizione europea. Martedì il Milan si è presentato nella capitale ceca con le due punte (semplice e già previsto turnover, non conseguenza del diktat di “Sua maestà”) e non è riuscito a realizzare neanche una rete, sciupando l’impossibile con Sheva e Inzaghi e dimostrando che non basta avere più attaccanti per fare più gol, altrimenti se ne potrebbero inserire anche otto insieme. Il rientro di Maldini per l’infortunato Nesta e quello di Superpippo per Rui Costa (che sostituirà lo squalificato Kakà domenica sera a Roma contro la Lazio) sono state le uniche variazioni rispetto al Derby. Dopo aver sofferto l’ardore degli avversari nelle prime battute, gli Ancelotti-boys hanno preso in mano il gioco con uno strepitoso Seedorf, ma quando hanno sfondato la barriera ceca si sono scontrati con la propria imprecisione. Il ritorno a San Siro è in programma mercoledì 10 marzo e, per un Milan che in questa Champions ha realizzato solo quattro reti in sette gare giocando sempre o quasi con il 4-3-1-2, servirà più freddezza sotto porta non più uomini fermi in mezzo all’area avversaria.

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