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17 marzo 2004

La Roma impatta a Reggio e dice addio allo scudetto

La Roma non va oltre uno scialbo pareggio a reti bianche contro la Reggina e sembra ormai spianare al Milan la strada verso lo scudetto. Ora, infatti,La Roma non va oltre uno scialbo pareggio a reti bianche contro la Reggina e sembra ormai spianare al Milan la strada verso lo scudetto. Ora, infatti, sono ben sette le lunghezze che distanziano le due pretendenti al titolo e oramai le speranze romaniste di riacciuffare la testa della classifica sono davvero ridotte al lumicino. L’ultimo appello per gli uomini di Capello rischia di essere il derby di domenica. Confortante se si pensa che i giallorossi finora, se non con il Milan, non hanno mai deluso nei grandi appuntamenti, soprattutto nella cornice amica dell’Olimpico. Tuttavia anche un assalto finale potrebbe non bastare alla squadra di Capello, se la capolista dovesse continuare a viaggiare a questi ritmi stratosferici. Ipotesi, quest’ultima, tuttaltro che remota. Il rammarico di Capello è di aver gettato via punti fondamentali per le ambizioni tricolori contro squadre certamente non irresistibili. La Roma, infatti, ha sofferto terribilmente contro le squadre “provinciali”, che si chiudono a difesa del pareggio, ingabbiano le fonti nevralgiche del gioco romanista e impostano la gara su contenimento e contropiede. Come, per l’appunto, la Reggina. Questo, soprattutto, perché manca, tra le frecce nella faretra di mister Capello, un centravanti di peso, di una certa mole, capace di scardinare queste retroguardie coriacee. Insomma, un cannoniere abile a segnare quanto a creare varchi per gli inserimenti dei compagni. Un trascinatore, uno alla Vieri, per intenderci. Non bastano l’agonismo del pur volenteroso Carew, che dopo un inizio promettente è sensibilmente calato, o le apparizioni, tra un infortunio e l’altro, del gladiatore Delvecchio, troppo allergico al gol. Né tanto meno si può fare affidamento esclusivamente ai lampi di genio di Totti, agli sprazzi di classe di Cassano o ai guizzi di Mancini per risolvere queste partite ostiche. Sono tutti leggeri, non sanno farsi valere contro le dighe erette dalle “piccole squadre” e soffrono le marcature asfissianti. Dunque, ora che anche la Coppa Uefa pare svanita dopo la debacle contro gli spagnoli del Villareal, l’obiettivo più plausibile per i giallorossi rimane il secondo posto, valevole la qualificazione diretta alla prossima Champions League e i proventi necessari al risanamento finanziario della società. Tuttavia, anche per raggiungere questo traguardo occorre che tutti remino per lo stesso verso, per cui episodi come quello di cui si è reso protagonista Panucci, rifiutatosi di entrare in campo, e le continue voci che si susseguono sul cambio al vertice della società potrebbero nuocere all’interno dell’ambiente giallorosso. E la Juve è sempre in agguato, a soli due punti.Riccardo Guerra

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