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11 marzo 2004

Vale Rossi: onore al dottore

Con la nona vittoria nell’ultimo G.P. di Valencia, “the Doctor” chiude alla grande una stagione che passerà alla storia del motociclismo.
Quarto titoCon la nona vittoria nell’ultimo G.P. di Valencia, “the Doctor” chiude alla grande una stagione che passerà alla storia del motociclismo.
Quarto titolo iridato consecutivo nella classe regina, conquistato a Phillip Island nel gran premio precedente, e tanto spettacolo regalato alle migliaia di spettatori ogni domenica sulle tribune dei circuiti e ai milioni di fan incollati ai teleschermi da ogni angolo del pianeta. Ormai Valentino Rossi è divenuto un personaggio che ha dell’incredibile…carisma, simpatia, e grinta sono le sue caratteristiche principali, ma quel qualcosa in più, quella dote nascosta che nessuno riesce a percepire e soprattutto che nessuno ha, lo rende forte, imbattibile, insuperabile, eroico.
Potrebbe essere definito un alieno, un marziano, un robot che straccia glia avversari, che li surclassa sorpassandoli con una semplicità mai vista, ma sempre con molto rispetto per loro, e che a fine gara commenta sempre le sue gesta con un semplice sorriso e con le solite parole: “sono contento”; ma è semplicemente un ragazzo appassionato di motociclette sin da piccino, che è cresciuto in un paesino anonimo romagnolo a suon di multe da parte delle forze dell’ordine locali, le stesse che oggi gli chiedono l’autografo; un ragazzo che invece di trasformarsi in un super VIP, resta quel folle che è stato sempre, che volutamente trascura il look, che si trascina dietro il suo fan club in tutto il mondo, e che gareggia con l’acronimo “WLF” sul collo della tuta.
È riuscito a conquistare ammiratori ovunque grazie a quei sorpassi funambolici all’ultima curva, quelle derapate contro le leggi della fisica, e quei numeri da cabarettista a fine gara dopo ogni vittoria; ultimo in ordine di tempo, il casco celebrativo abbinato all’anonima maglia bianca, indossata in Australia a titolo conquistato, con la semplice scritta: “CHE SPETTACOLO !”. Un pilota che probabilmente potrebbe vincere anche in bicicletta o su di un monopattino, ma che scherzi a parte, ha finalmente dimostrato una volta per tutte che nel motociclismo, a differenza della Formula 1, non conta molto il mezzo meccanico, ma è fondamentale il corpo, l’uomo, la mente che guida il motore al traguardo.
E pensare che a inizio mondiale si parlava di un Rossi sfavorito nella conquista del mondiale perché cavalcava una Yamaha un po’ indietro dal punto di vista meccanico, ma che il genio di Tavullia ha saputo far crescere e farla divenire scuderia n°1 al mondo, costringendo gli avversari buffoni ad inizio motomondiale e trovarsi una scusante: Biaggi e Gibernau in primis, han dichiarato con la coda tra le gambe cha da parte delle proprie scuderie, non ci è stata abbastanza cura nei riguardi delle rispettive motociclette, non essendo i piloti “titolari” delle relative case costruttrici.
Da parte nostra, solo vivissimi complimenti al Valentino nazionale che ci ha regalato una stagione di emozioni, di levate all’alba per seguirlo gara dopo gara, e che è riuscito a far sintonizzare più telespettatori sulle reti che hanno trasmesso i gran premi di motociclismo, che su quelle che hanno trasmesso l’ormai noioso e monotono mondiale di F1.
Auguri Vale…e onore al re incontrastato delle due ruote a motore!
di Gianclaudio Romeo

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