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20 ottobre 2004

Epatite c – maglia nera per la Campania

Il Comitato EpaC, associazione onlus no-profit si impegna da anni nella figura del suo Presidente Ivan Gardini nell’informare la gente sul virus dell’Il Comitato EpaC, associazione onlus no-profit si impegna da anni nella figura del suo Presidente Ivan Gardini nell’informare la gente sul virus dell’epatite C. Associazione nata da un gruppo di due persone, ad oggi conta più di 21.000 iscritti alla newsletter mensile, e con il supporto di noti medici e con l’aiuto di altri collaboratori in tutta Italia le sue attività spaziano dall’informazione nelle scuole alle comunità, dalla presenza costante ai convegni all’informazione tramite depliant informativi in molte strutture sanitarie, dagli spot in tv agli spot radiofonici, dal supporto psicologico tramite una mailing list per i pazienti in terapia all’informazione scientifica recapitata via e-mail agli associati e centinaia di medici, dalla realizzazione di due libri alla realizzazione di una VHS con le interviste agli specialisti, ecc. L’epatite C è asintomatica ed è stato identificato per la prima volta nel 1989. Nel 1990 è stato reso disponibile il primo test per identificare nel sangue gli anticorpi indotti dal virus che provoca l’epatite di tipo “C”. L’epatite C interessa nel mondo circa 200 milioni di persone, mentre in Italia gli anticorpi anti-HCV sono presenti nel 3,2% della popolazione generale, corrispondente a circa 1.800.000 persone infette. Poiché la patologia da HCV cronicizza in oltre il 70% dei casi e dal 20 al 40% dei pazienti vanno incontro nel tempo a cirrosi epatica, si comprende l’entità del problema. Questo è ulteriormente aggravato dalla considerazione della possibile evoluzione della cirrosi in epatocarcinoma (tumore del fegato). E’ da dire che in Campania l’incidenza dell’epatite C sale vertiginosamente fino ad una media della popolazione tra il 12-16%. Le nuove infezioni sono attualmente diminuite ma nell’ipotesi più ottimistica ogni anno si verificano circa 1000 nuovi casi di epatite da virus C . I gruppi a rischio sono chi ha ricevuto trasfusioni di sangue o emoderivati prima del 1990, la siringa di vetro usata fino ai primi anni ottanta, chi si è sottoposto a tatuaggi o body piercing, chi si è punto con siringhe infette, emofilici, dializzati, chi ha fatto o fa uso di droghe per via endovenosa, gli operatori sanitari che sono a contatto con persone a rischio, il contagio attraverso rapporti sessuali è raro e può aver luogo solo in presenza di contatto ematico. Al momento non esiste vaccino per il virus dell’epatite C, ma solo per l’epatite B, infatti le due malattie vengono confuse spesso. Attualmente la terapia si concentra su due farmaci , l’interferone peghilato somministrato settimanalmente e la ribavirina. Chi si riscontra nelle categorie a rischio citate può chiedere di effettuare il Marker (anticorpi anti-HCV), che può essere prescritto dal medico di base, ricordando che avere le transaminasi nella norma non esclude la presenza del virus dell’epatite C, solo il test può togliere ogni dubbio. Per maggiori informazioni sulla patologia, sui centri di cura, e sui diritti del malato di epatite C : www.epac.it, www.fegato.info, www.indennizzolegge210.it.

Delegato Regione Campania Comitato EpaC

Massimiliano Conforti

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