• Google+
  • Commenta
27 ottobre 2004

Indipendent Days Festival 2004

Una due giorni incredibile, piacevolmente interminabile, degna di ogni santo festival estivo con tanto di folla, calore, sudore, birra e ovviamente taUna due giorni incredibile, piacevolmente interminabile, degna di ogni santo festival estivo con tanto di folla, calore, sudore, birra e ovviamente tanta, ma tanta musica!
La rassegna dedicata per lo più a gruppi che sono sotto contratto esclusivamente con etichette indipendenti, quest’anno si è svolta il 4 e 5 settembre come al solito a Bologna, e ha visto esibirsi in due giorni ben trentasei band provenienti da mezza Europa e dagli USA, divise in due palchi situati alle due estremità della vastissima Arena parco nord, attrezzata per l’occasione con campi da calcetto, beach-volley, tennis, sale giochi, numerosissimi punti ristoro, giostre e le immancabili bancarelle con i gadgets e le magliette-ricordo del festival e dei gruppi presenti in questi due giorni dedicati ai seguaci della musica alternativa.
Il primo giorno, hanno aperto le danze in successione: “Raydaytona”, “Julie’s haircut”, “T.A.R.M.”, “Mondo generator” e “Deus”, che hanno fatto da colonna sonora di accompagnamento per le prime tre ore di concerto, ai tanti accaldati e distratti presenti in arena già dalle 10 del mattino. Il primo gruppo maggiormente apprezzato dal pubblico italiano è stato “Keane”, successivamente seguito dalla “Mark Lanegan Band”, e dai più titolati “The Libertines”. Poi alle 22:00 è arrivato il momento della scissione: “Franz Ferdinand” o “Everlast” ?
Il popolo rockettaro è rimasto a seguire i bravissimi “Franz Ferdinand” al palco centrale dove hanno dato una bella prova dal vivo, chiudendo la loro performance live con , il divertentissimo brano che ha fatto saltellare Bologna e che ha lasciato tutti col sorriso sulle labbra; mentre sull’altro palco situato alla tenda Estragon e dove si erano già esibiti dalle 17 in punto “Friday star”, “Morticia’s lovers”, “Madbones”, “The Blueskins”, “Colour of fire” e “Feist”; toccava ora ai ragazzi di fede rap, assistere al tanto atteso rapper bianco americano, famoso per essere in causa con il suo antagonista Eminem, “Everlast”. Anche per lui una maiuscola esibizione, anche se probabilmente meritava di esibirsi sul palco principale visti i numerosi fan che lo seguivano, e che hanno cantato a squarciagola la blueseggiante e malinconica , pezzo di punta del rapper USA.
E proprio mentre Everlast concludeva la sua esibizione, sul palco principale suonavano le prime note gli headliner della giornata iniziale dell’Indipendent Festival: i “Sonic Youth”. Circa due ore intense di rock che hanno ipnotizzato e soddisfatto tutti i presenti, fan e non, che alla fine hanno salutato la band con un applauso scrosciante e prolungato che ha concluso le esibizioni in programma sul palco centrale del primo giorno di festival.
Soltanto pochi minuti dopo, circa mezz’ora oltre la mezzanotte, i “Radio 4” chiudevano definitivamente tutte le performance giornaliere anche dal secondo palco, mandando momentaneamente tutti a casa (o in tenda per chi ne fosse munito, o semplicemente in stazione per quelli meno organizzati), per ritornare giusto dieci ore dopo a gustare una giornata decisamente più “pesante” con una folta presenza di gruppi punk, e ovviamente per godersi l’esibizione di “Velvet Revolver” e “Darkness”.

Già alle nove e mezza del mattino l’area antistante i cancelli dell’Arena brulica di giovani barcollanti dal sonno, ma decisi già a posizionarsi in fila con i fedelissimi zainetti pieni di “riserve” per prepararsi a una giornata davvero incredibile.
Tocca agli italiani “Derozer” esordire nella lunga scaletta alle ore 13, per dare poi spazio rispettivamente ai bravissimi e carismatici “Persiana Jones”, agli scatenati e simpatici “Thee S.T.P.”, e ai punkettari “New Found Glory”. L’esibizione della strana formazione dei “Dirtbombs” (due batteristi, due bassisti e una voce-chitarra) manderà in delirio la platea con una prova davvero forte costringendo il quintetto a ritornare sul palco dopo il forte richiamo della folla ormai caricata a mille dopo le magie blues del cantante-chitarrista Mick Collins. Ma a calmare gli animi (in senso negativo vista la deludente performance) ci pensa in seguito “Melissa Auf Der Maur” (ex chitarrista del progetto-fallimento “Zwan”), facendo spostare parte del pubblico alla Tenda Estragon dove si attendono “Vanilla Sky”, “Yellowcard” e “Flogging Molly”, anticipati ovviamente come da programma, da altri gruppi minori.
Quindi, dopo un “invisibile” apparizione della “Auf Der Maur”, si ritorna al punk con il nuovo progetto del cantante dei Rancid, ovvero “Lars Frederiksen and the Bastards” che han presentato l’album , facendo divertire i molti punkers accorsi a Bologna, ma allo stesso tempo innervosendo il resto del pubblico che a gran voce inneggia ai Velvet Revolver appena giunti dietro le quinte. Termina così l’ondata punk e sul palco salgono i “dkt MC5”, ovvero le rimanenze degli storici MC5, che negli oltre cinquant’anni di carriera hanno influenzato band come The Hives, White Stripes e Rage Against the Manchine. Nonostante la non più giovanissima età, si rivelano in gran forma e regalano oltre ottanta minuti di puro rock americano fatto di innumerevoli e stupendi assoli chitarristici , duetti con il pubblico e suoni davvero forti, ma coinvolgenti. Il brano finale, cantato completamente assieme alla folla, dà completamente la carica giusta che ci voleva per assistere finalmente al ritorno in Italia dei nuovi Guns and Roses.
La tensione sale, e il pubblico impaziente viene soddisfatto dopo mezz’ora di interminabile attesa: i tre ex-Gnr Slash, Duff e Matt salgono sul palco assieme ai nuovi colleghi Dave Kasher e il famoso personaggio Scott Weiland, ex voce degli Stone Temple Pilots. Il concerto parte a mille con , traccia che apre anche l’album d’esordio e la folla ormai divenuta oceanica, si trasforma in un coro unanime che canta a squarciagola i brani suonati dal quintetto statunitense.
Una pausa si avrà solo a metà concerto per suonare la stupenda ballad che dal vivo è da brividi…! immediatamente dopo, un boato da stadio accoglie l’ultima pedina dei Guns che manca nella formazione ufficiale del nuovo gruppo: Izzy! Grazie a lui la folla si tramuta in pogo generale ascoltando le prime note della celeberrima , e dopo pochi minuti Izzy tornerà a farsi da parte per dar spazio ai VR per suonare gli ultimi tre brani, inclusi i singoli e la travolgente . La loro esibizione si chiude con un’ovazione quasi interminabile, ma giusto il tempo di riprendersi che si spengono nuovamente i riflettori per dar vita a una festa di luci e colori con i “Darkness”. Justin ovviamente indossa una di quelle tutine così orrende, ma così amate dal pubblico glam, e dà spettacolo per cento minuti non solo con le sue acrobazie chitarristiche, ma anche divertendo con molta autoironia per la sua voce, e intrattenendo il pubblico spesso anche con uno stentatissimo italiano. Il loro repertorio lo si sa, non è vastissimo, e così i quattro britannici, oltre ai loro brani di successo come , , , e , hanno saputo rielaborare molti pezzi famosissimi di altri gruppi, primo fra tutti l’incredibile degli AC/DC. La loro ultima esibizione europea, termina con un medley davvero entusiasmante tra e , che ha sorpreso un po’ tutti.
Finisce qui l’Indipendent Days Festival 2004, come finisce qui, ahimè, la bellissima avventura del matto inviato di Controcampus.

Google+
© Riproduzione Riservata