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15 novembre 2004

Il parere degli esperti

La competizione tra i due sessi è una realtà che storicamente ha alimentato i miti del superuomo e dell’emancipazione femminile, tanto da interessar
La competizione tra i due sessi è una realtà che storicamente ha alimentato i miti del superuomo e dell’emancipazione femminile, tanto da interessare sempre più gli organismi nazionali e internazionali. Basta pensare alla Conferenza Mondiale di Pechino del 1995 dedicata alla donna e alla Commissione per le pari opportunità tra uomo e donna del Governo italiano nel cui sito www.pariopportunita.gov.it si possono trovare molteplici indirizzi per approfondimenti circa il tema che stiamo trattando, soprattutto nella sezione delle pubblicazioni.
La competizione, esplicita o implicita, tra i due sessi la ritroviamo in tutti gli ambiti, da quello sentimentale a quello lavorativo, da quello linguistico a quello politico, ecc. Tutto nasce dalla non accettazione della diversità. Ogni individuo, vorrebbe avere i pregi di ambedue i sessi e da questa “invidia” nasce il desiderio inconscio di annientare l’altro per essere il migliore. Col tempo l’uomo con la forza fisica ha avuto la supremazia a cui ha risposto la donna con la sua scaltrezza; così tra astuzie e sotterfugi psicologici la competizione è andata avanti: l’uomo è sembrato sempre il migliore in pubblico, ma la donna sott’acqua ha avuto le sue soddisfazioni, come la saggezza popolare insegna: “Io sono il capofamiglia, ma chi comanda è mia moglie”. Così in ambito letterario (quanti nomi senza il femminile!), politico (voto e inserimento delle donne in politica), sentimentale (chi deve obbedire in pubblico e chi obbedisce in privato?),…
Una competizione, quella tra i sessi, che aiuta la crescita e lo sviluppo, fin quando non diventa sottomissione: competizione sì, sottomissione no.
Vorrei trattare tantissimi altri argomenti con maggior taglio psicologico, come competizione per vanagloria, per apatia, per poca stima, per timidezza, per non accettazione di se stessi, ma lascio tutto alla vostra riflessione convinto che il problema può essere risolto solo se s’impara ad accettare se stessi e l’altro con i propri e altrui limiti, difetti e differenze, nella complementarità dei sessi.
Vincenzo Abate

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