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15 novembre 2004

La Violenza Attiva

Difficile da accettare. Impossibile da credere. Eppure la verità è questa, ancora oggi e più che in qualsiasi altra epoca, come in un processo in c
Difficile da accettare. Impossibile da credere. Eppure la verità è questa, ancora oggi e più che in qualsiasi altra epoca, come in un processo in continua evoluzione, ci sono uomini che vivono nella voglia di potere, onnipotenza, nel desiderio di logorare la debolezza altrui, traendo godimento nello sfruttamento. Persone che cercano il vantaggio personale, arrogandosi il diritto di distruggere ogni cosa, con qualsiasi mezzo, dimostrando ingiustificatamente che non abbisognano di alcuna dimostrazione altrui. La violenza. Politica o manageriale, nello sport, penetrata nei mercati con prodotti inutili, acquistati poi nel più piccolo supermarket dietro l’angolo, entrata nelle nostre case, servita come contorno dei nostri migliori piatti. Il fenomeno è talmente esasperato che per esso non si può che nutrire pietà, tenerezza e rabbia. La violenza non è che il modo d’esistere di ogni società, distribuita fra le sue classi, tale da creare un vuoto spaventoso, un abisso pieno di nulla, dove l’aggressione diventa tutto il resto, prendendo il posto di ogni passione. La violenza è un tritacarne, riduce in poltiglia qualsiasi problema, deresponsabilizzando ogni soggetto per il quale ciò che conta è solo il successo, la ragione, il potere. Tuttavia nessuno vuole poi riconoscersi in essa. Diventa impossibile per ognuno affacciarsi al bordo di questa costa, guardare verso il male, perdendo all’infinito lo sguardo in esso, nel nulla. Riconoscersi nella violenza è impossibile; di qui la reazione irruenta delle sue manifestazioni, forse per sentirsi vivi, per difendersi dalla morte. Capita poi che spesso ciò che rimane è un forte senso di colpa. Si piange sulla bara del defunto, strillando a voce alta come se in quel momento ogni senso di colpa possa uscire fuori e volare via. Ma come un avvoltoio sempre più affamato di quella viva, cruda carne, i problemi alleggeriti, ritornano più incattiviti di prima. Non è una soluzione nemmeno scaricare i problemi propri, la violenza che si è procurata, su di un senso di colpa generale. Questo non fa che nascondere meglio il male, creando nell’intimità rancori, frustrazioni, che nei più deboli possono divenire aggressività, impeto, follia.

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