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10 febbraio 2005

10 febbraio: giornata del ricordo e della testimonianza

Finalmente, dopo 60 anni dalla liberazione d’Italia, è stata istituita una giornata per non dimenticare le vittime delle Foibe. Migliaia di italiani mFinalmente, dopo 60 anni dalla liberazione d’Italia, è stata istituita una giornata per non dimenticare le vittime delle Foibe. Migliaia di italiani morti per la follia di Tito, morti perché italiani.
In ricordo di tutti gli istriani, fiumani, giuliani e dalmati prima seviziati e poi gettati in fosse comuni con profondità oltre le centinaia di metri dall’esercito Jugoslavo nei giorni immediatamente successivi alla liberazione d’Italia; il 30 marzo 2004 è stata approvata la legge n.92 su proposta di Alleanza Nazionale, e approvata quasi all’unanimità.
Finalmente il giusto riconoscimento alle migliaia di infoibati che per anni sono stati dimenticati dai libri di storia e dai media. Morti perché italiani in terra italiana strappata via in seguito ai trattati post-bellici, morti perché orgogliosi di appartenere a terre storicamente italiane e popolate da italiani, morti perché rifiutavano di sottomettersi a una bandiera cui non si sentivano appartenenti.
Ecco l’art.1 della neonata legge: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
In tutte le scuole si farà chiarezza per la prima volta della questione del nord-est d’Italia, con proiezioni di filmati, convegni, e dibattiti sui tristi avvenimenti.
Il ministro delle telecomunicazioni Gasparri ha commentato la fiction “Il cuore nel pozzo”, proposta da Rai Uno in questi giorni e seguita da oltre 10 milioni di persone, come documento di denuncia che tutti dovrebbero guardare per capire almeno in minima parte cosa hanno subìto nostri connazionali trovandosi improvvisamente in terra straniera e che rivendicavano semplicemente la propria nazionalità d’origine contrastando l’oppressione di Tito.
La fiction invece non è piaciuta ad alcuni esponenti di partiti politici croati e sloveni che hanno accusato l’Italia di aver creato la fiction per vendicarsi nei confronti di Tito. Eh sì, al giorno d’oggi dobbiamo sentir parlare anche questi personaggi politici che vorrebbero oscurare la realtà dei fatti e strumentalizzare politicamente il tutto, proprio loro che ogni anno vedono accogliere nella nostra nazione migliaia di profughi di quelle zone.
Ignazio La Russa attende ora la risposta degli autori italiani: “E’ stato finalmente abbattuto un muro di silenzio, ora si faccia un’operazione di verità nei libri di testo”; mentre il produttore della fiction Angelo Rizzoli illustra così l’ottimo esito d’ascolti: “Abbiamo fatto un grande romanzo storico, tenendo conto anche dell’impegno e della difficoltà del tema proposto”.
Per non dimenticare, anzi…per ricordare.

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