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2 marzo 2005

Sviluppo sostenibile in Calabria

È attuale una rivista di cultura dello sviluppo sostenibile del territorio?
Una risposta è proprio nella motivazione della scelta di pubblicarla, ma È attuale una rivista di cultura dello sviluppo sostenibile del territorio?
Una risposta è proprio nella motivazione della scelta di pubblicarla, ma aspettiamo quella dei lettori che ci seguiranno e vorranno intervenire nel dibattito che la rivista intende alimentare. La rivista è anche online all’indirizzo www.territorioesviluppo.it.
Abbiamo la sensazione che per quello che sta avvenendo nel mondo, in Europa e in Italia la Calabria, forse contro una volontà apparentemente rassegnata, si stia accingendo a vivere una stagione importante che, non enfaticamente, potremmo definire di vera e propria ri-fondazione.
È, quindi, molto attuale interrogarsi su quale opzione di sviluppo scegliere, una domanda alla quale sin dai primi anni settanta, esaurita la tensione fondativa del regionalismo, forse non si è mai cercato di rispondere in modo approfondito: la Regione Calabria non si è mai dotata di uno vero strumento di programmazione territoriale e socio economico; gli unici documenti programmatici elaborati, a volte anche di qualità, come il documento P.O.R. 2000-2006, sono, appunto, i programmi di spesa, carichi della loro importanza ma anche del loro limite settoriale e temporale.
Questi limiti hanno consentito alla classe dirigente calabrese – sulla quale prevalgono i giudizi negativi, ma che non trova valide alternative nel consenso della gente – di non affrontare mai il dibattito sulle linee di sviluppo e tanto meno sulla esigenza di coniugare la salvaguardia dell’identità del territorio con il progresso civile ed economico.
La politica delle “mani libere” è quella che ha più gratificato l’attuale classe dirigente regionale, forte della consapevolezza di poter sostenere ovunque sul territorio qualsiasi iniziativa legata all’estemporaneità, alla contingenza, spesso marginale, senza eccessive premure nei confronti dell’interesse collettivo.
Nella nostra regione esiste un “partito dei nemici della Calabria”, trasversale alla classe dirigente politica, economica e sociale, che di fronte ai tentativi di avviare programmazioni corrette per lo sviluppo e la crescita economica della collettività calabrese si organizza per bloccarli sul nascere.
Questa non è una illazione ad effetto, ma è un dato di fatto per Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone e Cosenza che bisogna analizzare al fine di comprenderne le motivazioni profonde (forse anche antropologiche), per tentare di rompere questo perverso meccanismo.
Sì, è un meccanismo perverso attraverso il quale il mantenimento dello stato di precarietà e di bisogno alimenta un sistema economico, sociale e politico clientelare che, a sua volta, cerca di autoconservarsi proprio combattendo ogni tentativo di programmazione e progettualità che possa alimentare la speranza e liberare dal bisogno. Quest’analisi rischia di diventare un luogo comune, specie se chi la condivide non comprende che occorre una volontà di rottura di queste “strutture di peccato” e, invece, cerca, nella sostanza adeguandosi, di percorrere strade tortuose con mete minimali.
In tale contesto la ricerca del volto dell’uomo calabrese, di una umanità da rispettare in tutte le sue dimensioni, del bene della comunità regionale nella sua integralità (pur nella diversa vocazione dei suoi territori), la ferma determinazione di programmare e progettare prospettive durature di sviluppo, meritano un approfondimento non fittizio, capace di far condividere obiettivi e percorsi culturali e politici a una nuova generazione di classe dirigente.
Non vogliamo ripetere il ritornello della necessità della sostituzione della classe dirigente come unica possibilità di attivare percorsi nuovi di sviluppo, ma sicuramente pensiamo che in Calabria ci sia un’urgenza: il pensare un nuovo regionalismo (cosa assai diversa dalla devolution), una nuova capacità di autorganizzazione e autoproposizione dei territori, deve necessariamente ricevere una forte spinta dalle nuove generazioni professionali che si sono formate in Calabria nella fase di nascita e sviluppo dell’attuale Regione; nuove generazioni professionali che hanno deciso – pur nella precarietà – di rimanere in questa regione per contribuire al suo sviluppo e che, comunque, oltre il semplice (ma significativo) dato generazionale, siano capaci di condividere e sostenere la scelta del rinnovamento.
Tale scelta, infatti, esige un approfondimento serio e non autoreferenziale, a partire dalla condivisione di un modello – concreto, misurabile negli effetti – di sviluppo sostenibile del territorio. Si tratta di ripensare e riedificare una prospettiva di sviluppo che poggi su quattro solidi pilastri: ambiente, economia, società e istituzioni. Una scelta per l’ambiente non “ambientalista” (termine dietro il quale si nascondono spesso equivoci e opportunismi), ma che sappia ripartire dall’identità storico culturale per riscoprire il vero volto del paesaggio in tutte le sue espressioni e che veda, per esempio, nei ricchi boschi e nelle variegate coste la risorsa economica da difendere per una valorizzazione economica lontana dalle speculazioni e dalle mummificazioni.
Da questi riferimenti può ripartire un vero programma di miglioramento infrastrutturale che valorizzi “le strade del paesaggio”, piuttosto che realizzare improbabili ponti che non uniscono ma semmai marginalizzano i territori.
Queste consapevolezze stanno diventando patrimonio condiviso da embrioni di corpi intermedi che, anche nella nostra società calabrese, cercano di strutturarsi, ma ai quali occorre garantire, attraverso regole di partecipazione democratica e rispetto sociale dei ruoli, di poter avere gambe forti per aiutare la Calabria a muovere i passi di un nuovo modo di concepire le relazioni sociali. Bisogna saper andare oltre, avere la capacità di autogovernarsi e appropriarsi di ruoli propri e della capacità di assolverli, proporre, insomma, nuovi modelli relazionali per promuovere e sostenere una nuova architettura e un nuovo modello delle istituzioni, che ci spingano fuori dalle sabbie mobili della enunciazione e delle rivendicazioni sterili di compiti e funzioni.
Allora, scopriamo che il vero interrogativo non è: quale sviluppo per la Calabria?, ma: quale Calabria per lo sviluppo sostenibile del territorio? In altri termini: può questa classe dirigente regionale affrontare la costruzione di una nuova Regione e, più in generale, di una nuova Calabria?
Forse, anche in questo caso, la risposta è in una affermazione di Galileo Galilei sul progresso tecnico scientifico: «Le nuove idee si affermano solo quando i portatori delle vecchie scompaiono».

Mario Maiolo

Fonte:www.territorioesviluppo.it

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