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9 giugno 2005

Il sole di vetro

Murano. Città d’acqua, di fuoco e di sogni. Sogni di vetro che escono dalle fucine di Afro Celotto, insuperabile maestro vetraio che, come una divin
Murano. Città d’acqua, di fuoco e di sogni. Sogni di vetro che escono dalle fucine di Afro Celotto, insuperabile maestro vetraio che, come una divinità ancestrale, domina il fuoco e lo rende suo schiavo per far nascere dalle sue lingue pezzi unici, fragili nell’aspetto ma forti nello spirito. E se, alla tecnica di un grande maestro si unisce la mente di un vulcanico designer come Luca Scacchetti, il connubio sarà sicuramente di quelli da non dimenticare. Da questa inusuale collaborazione nasce la mostra Trasparenze in forma di rosa, allestita fino al 23 maggio presso la galleria Bianconi a Milano e realizzata con la collaborazione di “Il Mondo del vetro”, un’accoppiata che già in passato ci ha regalato grandi emozioni, dando la possibilità al pubblico milanese di ammirare pezzi rarissimi e unici nel loro genere. Afro Celotto nasce e cresce nell’isola che ha fatto del vetro la sua maggior fonte di ricchezza, e subito ne rimane affascinato. Allievo del celeberrimo Lino Tagliapietra prima, e “Primo maestro” presso La Murrina poi, Celotto si pone ai vertici della ristrettissima lista dei grandi maestri vetrai riconosciuti attualmente a livello internazionale. La peculiarità dell’arte di Celotto, sta soprattutto nella perfetta padronanza delle sofisticate tecniche della lavorazione del vetro come la filigrana, la murrina e l’incalmo, metodo basato sulla giunzione a caldo di due vetri con caratteristiche diverse, lavorati in precedenza, per ottenere un unico pezzo. Le sue forme, con uno stile mai opulento o noioso, sono il connubio delle essenze del vetro: il fragile, unito alla leggerezza della filigrana, che insieme donano a queste opere un carattere così etereo, da richiamare alla memoria la leggerezza dei cirri d’alta quota nelle giornate serene. In Trasparenze in forma di rosa, lo spettatore può lasciarsi trasportare in un mondo irreale di forme e colori, sempre diversi, sempre carichi di sensazioni; capaci di incantare il nostro sguardo e trasportarlo in una quinta dimensione percepibile solo a livello emozionale. La sinergia tra i due artisti, è l’esempio perfetto della commistione tra il design moderno e la tecnica artigiana antica, ed esprime chiaramente quanto il sodalizio tra Celotto e Scacchetti sia stato fruttifero. Lo stile del designer infatti si integra perfettamente con l’incredibile capacità del maestro vetraio, di catturare la luce in un nucleo incandescente, al pari dell’ambra che ingloba la vita rendendone eterna l’idea. La filosofia di Celotto, si riassume nella volontà di mantenere uniche le sue opere, evitando di riprodurle serialmente come molti maestri invece fanno, oltrepassando il confine tra artista e artigiano. «La grandezza del mestiere di Afro, ancora prima di toccare il vetro, è nella costruzione di uno spartito musicale mentale che prevede ogni nota, ogni mossa. Quando si accinge ad iniziare un vaso, questo è gia tutto fatto nella sua mente. Solo così le sue mani, il suo soffio, il suo muovere la pasta vitrea e fuoco possono essere così veloci, nitidi, senza incertezze. Questo inscindibile rapporto tra mente e mano è la grandezza di Afro e del vero mestiere e della sua nobiltà antichissima». Così parla Luca Scacchetti di Afro Celotto per il quale ha creato i pezzi di questa collezione straordinaria. Fondamentale è l’attenzione che il designer ha per i punti di contatto tra modernità e tradizione e in Trasparenze in forma di rosa ne abbiamo un chiaro esempio, in quanto si concretizza il particolare sodalizio tra la tecnica antica e la modernità della forma. Le opere ideate da Scacchetti, non seguono schemi preordinati, ma vengono lasciate libere di seguire ogni volta percorsi diversi, ma, tutti diretti verso la fucina di Afro, come se un ideale filo unisse le due menti, e le rendesse una il prolungamento dell’altra, in un processo di azione e reazione inesauribile. Nell’esposizione, il designer milanese mostra il suo lato più eclettico, creando oggetti innovativi, il cui stile, riprende sia le linee semplici e morbide dell’arte orientale, assimilate durante le passate esperienze nel paese del sol levante, e sia la sua inconfondibile impronta, basata su forme geometriche semplici. Tutto questo il pubblico milanese può ammirare. E a Milano, come a Murano, i sogni soffiati di Afro Celotto e Luca Scacchetti hanno trovato il luogo ideale dove concretizzarsi.
Samantha Baldini

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